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Donne

Regole Confuciane e Qualità dei Loti

A cura di Luna di Giada

Pubblicato il 08/03/2005

Bisognava seguire scrupolosamente quattro precetti : 1. Non camminare con le dita rivolte all’insù; 2. Non tenere con ostentazione i calcagni sospesi a mezz’aria; 3. Non muovere le vesti, una volta sedute; 4. Non muovere i piedi, una volta coricate.

              
   Regole di Comportamento della Donna  e Qualità dei Loti 

 

Alla donna cinese dell’età imperiale si insegnava l’amore per la castità e il "loto d’oro" - cioè il piede piccolo - fu considerato un possesso esclusivo del marito. Perfino i parenti stretti evitavano di guardare i piedi rimpiccioliti; la loro manipolazione da parte dell’uomo era considerata un atto di grande intimità. La donna di buona educazione provava grande imbarazzo e vergogna - che poteva condurla sino al suicidio - quando ad accarezzarle il piede o a toglierle la scarpa era una persona diversa dal marito .

Nei tempi antichi, quando era una pratica largamente diffusa e non osteggiata, la fasciatura dei piedi ebbe i suoi accaniti sostenitori, veri e propri amanti del loto d’oro. Tra di essi spiccava un aristocratico di nome Fang Xun - probabilmente uno pseudonimo - che, autonominatosi "dottore del loto fragrante", con esaltati slanci lirici elencò le componenti estetiche necessarie perché il piede rimpicciolito fosse degno di lode, riportò alcuni commenti critici e analizzò i giochi del bere per la cui esecuzione erano indispensabili le scarpine . Seguendo l’ordine sistematico di un’opera botanica, fece la "Classificazione delle qualità dei loti fragranti" dove enumerò 58 varietà di loti umani, incluse nella classificazione sia i piedi ben fasciati e splendidamente dotati come pure quelli brutti e disgustosi a vedersi. "Petalo di loto", "Luna nuova", "Arco armonioso", "Virgulto di bambù" e "Castagna d’acqua" erano i termini eufonici dati ai modelli principali. Rotondità, morbidezza ed eleganza erano le tre qualità più rare del piede; un piede gracile, infatti, raffreddava la passione di chi lo guardava, uno troppo robusto comprometteva la femminilità e, per un piede che fosse volgare, nessuna medicina avrebbe potuto togliere questo difetto. La rotondità e la morbidezza potevano venire apprezzate con gli occhi, ma l’eleganza era una qualità che solo l’intelletto poteva intendere. Inoltre fissò nove categorie di bellezza, che comparò ufficialmente alle nove classi in cui era divisa la società cinese. Le prime tre erano: "Qualità divina", né grassa né magra ma di forma perfetta come l’antica bellezza Xi Shi  di sublimi sembianze. "Qualità meravigliosa", debole ed esile come un ramo di salice che pende in cerca di appoggio e che si piega alla brezza. "Qualità immortale", con ossa diritte e disarticolate, simile a chi viveva tra le montagne nutrendosi di cose selvatiche, pronta a fuggir via se cercavi di afferrarla. Gli altri sei gradi erano guastati da imperfezioni sempre più evidenti e gravi.

 

Vi era anche tutta una serie di termini per descrivere il piede, la scarpa e i suoi accessori. Si riteneva comunemente che il "loto d’oro" fosse lungo otto centimetri o meno, il "loto d’argento" da otto a dieci e il "loto di ferro" più di dieci. "Luna nuova" stava a indicare un piede fasciato, elegante, snello e affusolato racchiuso in calze di seta. "Giovane bambù di giada" esaltava il piede piccolo che era caldo, lucente e soffice come giada, e con la punta aguzza simile a un esile virgulto di bambù. Come era naturale, esistevano termini ironici coniati appositamente per le donne con i piedi grandi. La ragazza poteva essere schernita per i suoi piedi di carpa o di aringa, o essere chiamata "Demone dai piedi grandi" e alle sue scarpe si affibbiava a volte l’appellativo di "barche a cornacchia". Una giovane che aveva i piedi fasciati male poteva essere beffata come "Verde zenzero davanti, uovo d’oca dietro". Poesie e canti popolari biasimavano le donne con i piedi grandi.

 

A censore dei piedi naturali si ergeva, ancora una volta, Fang Xun. Ecco alcuni passi tratti dalla sua "Miscellanea del giardino d’oro" che sono, secondo chi scrive, rappresentativi della mentalità cinese dell’epoca e di quanto la pratica della fasciatura avesse influenzato la psicologia sessuale dei cinesi :


Sarcasmo: mandare all’inferno una donna con i piedi grandi fingendo di lodarla con il dire che le estremità dei suoi arti inferiori hanno lo stesso ridente aspetto di quello di Guanyin, dea dai piedi naturali.
Infanzia sciupata: bambina che non praticò con scrupolosità la fasciatura dei piedi e che ora, dato che nessuno apprezza i suoi piedi grandi, deve sposare un uomo povero e portare per tutta la vita scarpe di vimini e calze dozzinali.
Ridicolo: donna con i piedi grandi che critica una dama con i piedi piccoli, accusandola di esserseli stretti eccessivamente allo scopo di attirare il maschio.
La pazzia delle mie contemporanee: donne che per timore della fasciatura seguono la moda dei piedi naturali delle Manciù.
Vista poco piacevole: l’ancheggiare di una donna che ha i piedi grandi.
Causa di compassione: donna bella con piedi grandi.
Pensieri reconditi: fantasticare su chi abbia lasciato le piccole orme al bordo della strada.
Dolce diletto: sposare una donna che senti essere descritta come bella, levarle dapprima il velo nuziale e quindi prendere tra le mani i suoi delicati piedini.
 I piedi piccoli diventarono un simbolo di prestigio, ad un punto tale che una fanciulla che fosse priva di questa qualità non poteva contrarre un buon matrimonio ed era esposta allo scherno ed al disprezzo della comunità. Erano l'unica cosa cui dovesse pensare una ragazza beneducata, ed un obbligo morale per ogni madre che avesse avuto a cuore assicurare l'avAl primo incontro prematrimoniale, i futuri suoceri usavano sollevare leggermente la gonna della promessa sposa per verificarne la dimensione delle estremità. Con un semplice gesto, dunque, quello di sollevare il lembo dell'abito della potenziale futura nuora, le famiglie ricevevano tutte le informazioni fondamentali sulla ragazza.


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