Un solo figlio a famiglia, una legge di controllo per far fronte al sovrapopolamento demografico
A cura di Luna di Giada
Pubblicato il 30/04/2005
Viene offerta in dono alle divinità, ai Lama, alle coppie di sposi, con un gesto carico di significati simbolici.
Questa sciarpa, chiamata la Khata o Kathak, è uno degli oggetti simbolici del cerimoniale civile e religioso, pubblico o privato del buddismo tibetano. Viene offerta in dono alle divinità, ai Lama, alle coppie di sposi, con un gesto carico di significati simbolici.
Di "sciarpe della felicità" ne esistono diverse a seconda delle dimensioni e del tessuto di cui sono fatte. Per le autorità religiose o civili, la khata, secondo tradizione, è ancora quella di seta, bianca - colore che contiene tutti gli altri e simboleggia la perfezione spirituale di Buddha - ma anche arancio o gialla, lunga ben quattro metri per un metro di larghezza con intessuta la formula sacra dei mani e gli otto simboli di buon augurio. Ad un Lama o ad un'altra autorità civile deve venir offerta secondo un attento rituale che impone di porgerla a mani giunte all'altezza della fronte, inclinando il busto, in segno di rispetto. Se la khata viene restituita al donatore verrà da lui conservata come prezioso talismano. Negli ambienti agiati, al di fuori dei cerimoniali religiosi o civili, sono diffuse altre khata sempre di seta, solo un po' meno lunghe. Avvolgere un dono con una di queste sciarpe non solo è un gesto di somma eleganza, ma anche di complicità e condivisione.
Oggi sono largamente in uso khata di cotone leggero o anche di semplice tessuto sintetico: non per questo hanno perduto però la loro valenza simbolica e continuano ad essere offerte dai fedeli alle divinità come doni devozionali.