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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 07 Oct 2008 19:34:37 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Chi vuole essere preso in giro?</title>
	<link>http://guide.supereva.it/cultura_di_sinistra/interventi/2006/04/251208.shtml</link>
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	<pubDate>Thu, 06 Apr 2006 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>odio_stupido</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><IMG align=left alt=" " hspace=4 src="/images/2006aprile/0406contidollari1.jpg"> All’inizio era <a href="http://italy.indymedia.org/news/2006/04/1038280.php " target="_New">solo un messaggio </a> lasciato, quasi timidamente, su  Indymedia (il sito di informazione indipendente a cui fanno capo migliaia di “media-attivisti” ha una sezione ”newswire” dove chiunque può scrivere). Titolo: «Il reddito medio degli Italiani (secondo Forza Italia)». </p>
<p>Poi, il tam tam del presunto ennesimo trucco di Berlusconi (contenuto nel libro elettorale <i>La Vera Storia Italiana</i> e che spiegheremo tra poco)<br />
si è diffuso in Rete alla velocità della luce e in meno di 24 ore  si è trasformato in un blog e ha prodotto una vero e proprio diluvio di e-mail furenti indirizzate ai maggiori organi di informazione: all’<i>Unità on line</i> ne sono iniziate ad arrivare centinaia fin dalla notte tra mercoledì e giovedì. </p>
<p>Ma cos’è che ha scatenato tanta indignazione nel popolo della sinistra già inorridito dagli epiteti del premier? Nelle mail, che rimandano al sito <a href="http://www.invideoveritas.tk" target="_New"><a href="http://www.invideoveritas.tk" target="_blank">www.invideoveritas.tk</a></a>, si spiega come nel famigerato libro fotografico elettorale inviato per posta da Berlusconi agli italiani, a pagina 154 si trovi la dimostrazione matematica di come in  soli 5 anni di governo Berlusconi sia riuscito a far lievitare il reddito medio degli italiani. Insomma l’ennesima riprova delle menzogne del centrosinistra che parla di un paese irreale in cui i cittadini con i loro stipendi non riescono quasi ad arrivare alla fine del mese.  </p>
<p>Ed ecco i calcoli della Cdl con tanto di tabelle: nel 2006 il reddito medio degli Italiani era di 27.119 dollari, mentre nel 2001 era di 24.670 dollari. Facendo due conti: il reddito medio degli Italiani è cresciuto di circa 2.500 (2449) dollari. </p>
<p>A questo punto però la domanda sorge spontanea: perché le cifre sono in dollari? «Io già ho difficoltà a capire le cifre in Euro, figuriamoci con la moneta di uno stato estero – scrive perplesso chi per primo ha fatto circolare la notizia   - E come me, anche moltissime famiglie, massaie e pensionati che hanno ricevuto il libro». </p>
<p>Così, per capire meglio e annusando nell’aria odore di imbroglio, l’anonimo destinatario del libretto berlusconiano ha deciso di farsi due conti e, come spiega, è andato sul sito ufficiale dell&#8217;<a href="http://www.uic.it" target="_New">Ufficio Italiano dei Cambi</a> è ha fatto una semplice operazione: ha tradotto quelle cifre in euro.  Ed ecco cosa ha scoperto: nel 2001  per fare un dollaro ci voleva 1 euro e 15 centesimi, quindi i 24.670 dollari del reddito 2001  (moltiplicati per 1,15) equivalgono a 28.370,5 euro.  Il 31 marzo 2006 per fare un dollaro occorrono 83 centesimi di euro, quindi i 27.119 dollari di reddito medio del  2006, moltiplicati per 0,83, equivalgono a 22.508,77 euro.  «In altre parole – come fa notare il lettore -  mi si spacciano le cifre in dollari per farmi credere che il reddito medio sia aumentato, mentre, invece, di fatto è diminuito di 5861,73 euro».</p>
 
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	<title>Incubi iracheni per Bush</title>
	<link>http://guide.supereva.it/cultura_di_sinistra/interventi/2005/11/234250.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>politica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>&#nbsp;<br />
<TABLE cellSpacing=10 width="100%" border=0><br />
<TBODY><br />
<TR vAlign=top><br />
<TD width="89%"></p>
<p>Al di là di come la Casa Bianca voglia rigirarla, il Senato degli Stati Uniti ha epresso un voto di sfudicia sulla guerra in Iraq, la settimana scorsa. Ed era tempo. Il contenuto effettivo della risoluzione, passata con 79 voti contro 19, non aveva alcuna importanza. Il Senato chiedeva al governo di fornire dei regolari rapporti sui progressi in Iraq, ed esprimeva il convincimento che l&#8217;anno prossimo ci dovrà essere “un periodo di significativa transizione ad una piena sovranità irachena”. È stato il disperato annuncio di legislatori vincolati alle elezioni per sganciarsi da un disastroso pantano militare. I leader repubblicani, che hanno sostenuto la proposta, hanno argomentato che questo voto ha avuto il valore di rigettare una mozione democratica volta a stabilire dei tempi limite per il ritiro delle truppe americane. </p>
<p></TD></TR></TBODY></TABLE><br />
<TABLE cellSpacing=10 width="100%" border=0><br />
<TBODY><br />
<TR><br />
<TD></p>
<p>Ma la proposta non sarebbe mai stata sul tappeto&#nbsp;se i membri del partito del presidente non avessero sentito l&#8217;esigenza di far registrare, in qualche modo, la loro insofferenza della situazione. </p>
<p>L&#8217;incubo iracheno più recente, che sembra ogni giorno farsi più vivo, è quello di una violenta frattura del Paese, con il nord curdo e il sud est arabo-sciita che si staccherebbero dal resto, lasciando l&#8217;occidente dominato dagli arabi sunniti che diventerebbe una terra di nessuno e un terreno di coltura per i terroristi internazionali. Le conseguenze di una tale scissione sarebbero una terribile guerra civile senza fine, la persecuzione delle minoranze nei nuovi stati, un&#8217;alleanza fra gli sciiti e l&#8217;Iran, e un completo collasso dell&#8217;influenza morale e militare americana nel Medio Oriente. </p>
<p>Nessuno vuole che ciò accada, ma gli americani si devono chiedere ogni giorno se le truppe che stanno rischiando le loro vite in Iraq non stiano facendo nient&#8217;altro che posporre l&#8217;inevitabile. </p>
<p>L&#8217;unica fragile speranza per un esito migliore sta nello sforzo in atto di creare un governo centrale democratico in Iraq. Ci incoraggia la alta partecipazione alle elezioni, compreso l&#8217;enorme incremento di votanti sunniti nell&#8217;ultimo ballottaggio, e la volontà dichiarata dai funzionari di vertice iracheni e dai capi delle sezioni di fare delle concessioni politiche per mantenere la nazione cucita insieme. </p>
<p>È molto probabile che la maggioranza dei votanti sta semplicemente riempiendo delle schede per garantire la supremazia della propria fazione etnica o religiosa, e che i funzionari stiano semplicemente portando avanti le mozioni con la speranza di soddisfare un minimo gli Stati Uniti, mentre si dedicano ai propri interessi particolari. Ma in questo momento, sia la gente che i suoi capi, stanno raggiungendo almeno il livello minimo di misurazione dei loro progressi. Un ritiro precipitoso a questo punto sarebbe controproducente. </p>
<p>E, se una scaletta è sicuramente da tenere in considerazione, chi davvero necessita dei tempi limite, sono gli iracheni. Il loro governo deve essere ammonito che gli Stati Uniti si aspettano che l&#8217;Iraq mostri un veloce, significativo progresso nel prendere garantire da solo la propria sicurezza, e deve dimostrare che non sta semplicemente temporeggiando quando si tratta di garantire la democrazia e i diritti umani. </p>
<p>La costituzione corrente è insoddisfacente, non considera in maniera adeguata la minoranza sunnita e tralascia di fornire alle donne irachene la garanzia di non ritrovarsi peggio sotto il nuovo governo rispetto a quando erano sotto Saddam Hussein. I leader iracheni hanno promesso di cambiarla dopo le elezioni del prossimo mese. Washington deve controllare con attenzione quanto pienamente onoreranno questa promessa. </p>
<p>Il governo dominato dagli sciiti darà una prima prova del suo impegno nel costruire una società giusta e inclusiva, col modo in cui risponderà alla terribile accusa di questa settimana, che i poliziotti membri della potente milizia scita abbiano portato via con la forza degli arabi sunniti e li abbiano torturati in una prigione segreta nel cuore di Bagdad. </p>
<p>Il presidente George W. Bush ha perso la fiducia del popolo americano e del suo stesso partito, sul tema della gestione dell&#8217;Iraq. Se la vuole recuperare, deve produrre delle linee guida molto chiare su quello che si aspetta, sia militarmente che politicamente, dal governo iracheno. Se gli iracheni non raggiungeranno questi obiettivi, deve mostrare chiaramente che il prezzo dello sbaglio è il ritiro americano. </p>
<p>Se il presidente mancherà di fare questo, l&#8217;opinione pubblica americana ha una propria scaletta. Le elezioni per la Camera e il Senato sono fra meno di un anno. </p>
<p>&#nbsp;<br />
<EM>da The New York Times<br />
traduzione di Federico Guerrini</EM><EM> </EM></p>
<p><EM>Pubblicato anche su <A href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&#038;op=viewarticle&#038;artid=1126">Megachip</A></EM></p>
<p></TD></TR></TBODY></TABLE></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051122010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051122010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051122010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051122010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F234250.shtml"/></p>
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Al di là di come la Casa Bianca voglia rigirarla, il Senato degli Stati Uniti ha epresso un voto di sfudicia sulla guerra in Iraq, la settimana scorsa. Ed era tempo. Il contenuto[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Buonanotte e buona fortuna</title>
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	<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>censura_e_informazione</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Quello che sto per dire a molti non piacerà. Quando il discorso sarà terminato, alcune persone potranno accusare questo reporter di sputare nel piatto in cui mangia, e la vostra organizzazione potrà essere accusata di aver dato ospitalità ad idee eretiche ed addirittura pericolose. Ma la struttura articolata di network, agenzie di pubblicità e sponsor non subirà scossoni, né sarà alterata.<br />
È mio desiderio e mio dovere parlare apertamente a tutti voi di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione, e se quello che dico è irresponsabile, allora io solo sono da ritenere responsabile. </p>
<p>La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia. E se tra 50 o 100 anni degli storici vedranno le registrazioni settimanali di tutti e tre i nostri network, si ritroveranno di fronte a immagini in bianco e nero, o a colori, prova della decadenza, della vacuità e dell&#8217;isolamento dalla realtà del mondo in cui viviamo. </p>
<p>Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti. C&#8217;è un&#8217;allergia insita in noi alle notizie spiacevoli e disturbanti, e i nostri mass media riflettono questa tendenza. Ma se non decidiamo di scrollarci di dosso l&#8217;abbondanza, non riconosciamo che la televisione soprattutto viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci ed isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando oramai sarà troppo tardi per rimediare. </p>
<p>Se continueremo così, la storia prima o poi si vendicherà, e il castigo non impiegherà molto ad arrivare. </p>
<p>Una volta tanto elogiamo l&#8217;importanza delle idee e dell&#8217;informazione. Sognamo anche che una qualche domenica sera lo spazio occupato normalmente da Ed Sullivan sia occupato da un&#8217;attento sondaggio sullo stato dell&#8217;istruzione in America, e che una o due settimane dopo lo spazio occupato normalmente da Steve Allen sia dedicato ad uno studio approfondito della politica americana in Medio Oriente. Forse l&#8217;immagine dei rispettivi sponsor ne risulterebbe danneggiata? Forse i loro azionisti si infurierebbero e si lamenterebbero? Che cosa potrebbe succedere, oltre al fatto che qualche milione di persone sarebbe più informato su argomenti che possono determinare il futuro di questo paese e di conseguenza anche il futuro di queste aziende? </p>
<p>A coloro che dicono “la gente non starebbe a guardare, non sarebbe interessata, è troppo compiaciuta, indifferente e isolata”, io posso solo rispondere: “ci sono, secondo la mia opinione, delle prove inconfutabili contro questa tesi”. Ma anche se avessero ragione, cosa avrebbero da perdere? Perché se avessero ragione e questo strumento non servisse a nulla se non a intrattenere, divertire e isolare, i suoi effetti positivi si starebbero dissolvendo e presto la nostra battaglia sarebbe perduta. </p>
<p>Questo strumento può insegnare, può illuminare, si, può anche essere fonte di ispirazione. Ma può farlo solo ed esclusivamente se l&#8217;essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi. Altrimenti non è che un&#8217;ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola. </p>
<p>Good night. And, good luck </p>
<p>Leggi il commento di <A href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&#038;op=viewarticle&#038;artid=1059">Giulietto Chiesa su Megachip</A></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051121010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051121010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051121010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051121010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F234133.shtml"/></p>
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	<description>Quello che sto per dire a molti non piacerà. Quando il discorso sarà terminato, alcune persone potranno accusare questo reporter di sputare nel piatto in cui mangia, e la vostra organizzazione potrà[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Latte in polvere &quot;gonfiato&quot;? scatta il risarcimento</title>
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	<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>soldi_e_valori</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Articolo32, l&#8217;Associazione del Codacons specializzata nella tutela del diritto alla salute, ti offre <STRONG>la possibilità di agire per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall&#8217;acquisto del latte in polvere</STRONG> ad un costo nettamente superiore a quello del resto dell&#8217;Europa</p>
<p>Già quattro anni fa l&#8217;Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (A.G.C.M.) aveva accusato le imprese produttrici di latte in polvere: il 12 ottobre 2005, dopo una lunga istruttoria, arriva la condanna! I sette maggiori produttori di latte in polvere (<EM>Heinz italia Srl- Plada Srl- Nestlè italiana- Nutricia Spa- Milupa Spa- Humana Italia Spa- Milte Italia Spa</EM>) dovranno pagare un totale di quasi dieci milioni di euro, per essersi accordati al fine di mantenere il prezzo del latte in polvere molto più alto rispetto alla media europea. </p>
<p>Le mamme italiane sono state costrette a pagare una maggiorazione addirittura sino al 300% per il cosiddeto <EM>latte di partenza</EM>, e sino al 200% per il <EM>latte di proseguimento</EM>, con enormi danni per il loro budget familiare, gia&#8217; tristemente provato dagli altri aumenti legati all&#8217;introduzione dell&#8217;euro. </p>
<p>Se anche tu <STRONG>puoi dimostrare di aver acquistato latte in polvere</STRONG>, a questi prezzi vergognosamente &#8220;gonfiati&#8221;, puoi agire con il Codacons/Articolo32, per ottenere il giusto risarcimento del danno. </p>
<p><A href="http://www.codacons.it/form/latteinpolvere_form.html">Vai al modulo sul sito dell&#8217;associazione</A></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051121010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051121010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051121010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051121010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F234142.shtml"/></p>
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	<description>Articolo32, l&amp;#8217;Associazione del Codacons specializzata nella tutela del diritto alla salute, ti offre la possibilità di agire per ottenere il risarcimento dei danni derivanti[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Carogne di immigrati</title>
	<link>http://guide.supereva.it/cultura_di_sinistra/interventi/2005/11/234179.shtml</link>
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	<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>odio_stupido</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La lingua italiana utilizza termini diversi per definire i resti di un essere vivente dopo la morte. Senza affanni animalisti, se l&#8217;essere umano morto si definisce cadavere, appare un inutile insulto definire il corpo morto di un cane o di un bue o di un leone, con un termine come &#8220;carogna&#8221; che fatalmente acquisisce un tono dispregiativo. Certo, la razza umana da migliaia di anni seppellisce con pietà i propri morti e perfino le guerre&#nbsp; (salvo l&#8217;assalto statunitense a Falluja) hanno sempre previsto brevi tregue perché ognuno dei contendenti seppellisse i propri caduti. Nessuna razza animale fa altrettanto, anche se la pietà per il corpo morto del proprio simile non è un&#8217;esclusiva umana.<br />
A Pozzallo, in quella provincia di Ragusa che guarda verso la Tunisia e con l&#8217;Africa immensa di fronte, oggi si contano già nove morti nell&#8217;ultima tragedia causata dalle leggi che&#nbsp;impediscono di fatto&#nbsp;l&#8217;immigrazione legale in Italia e dai benpensanti che ritengono che sia indispensabile indurre migliaia di disgraziati a rischiare la vita alimentando il mercato di schiavi che ingrassa la criminalità organizzata. Nove morti, nove cadaveri tutti in fila rappresentano una strage, una tragedia immensa. Ognuna di quelle singole morti meriterebbe di essere vegliata e pianta. Le nostre stragi quotidiane, quelle del sabato sera per esempio, meritano spesso poche righe in cronaca. Ma i morti non perdono la loro umanità, i loro nomi, la loro età vengono citate, le loro foto vengono pubblicate, nella rappresentazione di una pietà pubblica che fa superare a quelle morti il carattere di morte privata.</p>
<p>Nulla di tutto questo accade per gli esseri umani inghiottiti dalle leggi che reprimono l&#8217;immigrazione clandestina più che dal mare. Per la strage di Natale del 1996, quando 286 migranti dallo Sri Lanka morirono nel Canale di Sicilia, ci vollero anni solo perché i superstiti fossero creduti. Intanto il mare restituiva resti umani che nessuno aveva interesse a considerare come tali. Come se il cadavere di un immigrato fosse in realtà la carogna di un&#8217;immigrato e la sepoltura non fosse un rituale per comporre il lutto dei superstiti ma divenisse, di fronte all&#8217;oggettiva solitudine del migrante (Tahar Ben Jelloun, L&#8217;estrema solitudine, Bompiani 1999), null&#8217;altro che un&#8217;operazione sanitaria.</p>
<p>Qualche&#nbsp;giorno fa, invitato a un dibattito sull&#8217;immigrazione, alcune mie affermazioni causarono il gelo dei presenti, la sorpresa di alcuni immigrati e la piena solidarietà di alcuni di loro, in particolare un cittadino curdo e un algerino con i quali mi intrattenni a lungo poi. Dissi che la battaglia per il voto -politico- agli immigrati è oggi altrettanto se non più importante, ma comunque comparabile, alla battaglia condotta nel XIX secolo e oltre per il suffragio universale e che si conclude solo il 2 giugno 1946 con la conquista del voto da parte delle donne.</p>
<p>Non solo. Come nel XIX secolo le classi dirigenti -che in un simulacro di democrazia attribuivano solo a se stesse il diritto di voto- non mossero un dito per l&#8217;allargamento del suffragio, così oggi neanche il più progressista dei politici italiani percepisce come prioritaria una battaglia che o sarà degli immigrati o non sarà.</p>
<p>Nella sala affollata di progressisti ed elettori dell&#8217;Ulivo calò il gelo. La maggior parte dei presenti non considerava la mancanza del diritto di voto politico agli immigrati come un vulnus intollerabile alla nostra democrazia. Pronti ovviamente a considerare gli immigrati nella loro interezza di persone e a difenderne il buon diritto a beneficiare delle nostre conquiste, i presenti non apparivano altrettanto preparati ad estendere alla piena partecipazione politica, alla cittadinanza quella considerazione. Puoi usare i nostri ospedali, le nostre scuole, e sinceramente ti accogliamo in maniera fraterna, ma non puoi deciderne la destinazione d&#8217;uso, votare per i nostri partiti, eleggere ed essere eletto. Fratello sì, ma minore.</p>
<p>Il pubblico era pronto a perdersi in mille distinguo sulla differenza tra voto amministrativo e voto politico. Il primo è digerito ma non prioritario per un popolo di sinistra che sembra dimenticare come sia la partecipazione a generare la rappresentanza e che accetta questo ed altri sacrifici tattici dei propri dirigenti fino a sorprendersi scavalcati da Gianfranco Fini. Il secondo, il voto politico, non è neanche preso in considerazione. Il tema non è parte del dibattito nel paese europeo dove l&#8217;ottenimento della&#nbsp;piena cittadinanza da parte degli immigrati resta culturalmente prima che giuridicamente un tabù.</p>
<p>Emergeva in quella sede la confusione della paura di partiti confessionali, come se l&#8217;Italia non fosse stata governata per 50 anni dalla Democrazia Cristiana. Era chiaro che la maggior parte dei presenti considerasse il voto politico come la cittadinanza stessa un diritto di sangue non estendibile ai non nati italiani. E&#8217; lo &#8220;ius sanguinis&#8221; sul quale si basa il nostro ordinamento, per il quale ha diritto alla cittadinanza e al voto un discendente dominicano di Cristoforo Colombo, ma non ha diritto a cittadinanza e voto un dominicano che vive e lavora in Italia. E neanche un suo figlio nato in Italia ha diritto alla cittadinanza. Quel giorno capii che il tempo dell&#8217;oramai indispensabile passaggio allo &#8220;ius solis&#8221; non è ancora maturo per gli italiani.</p>
<p>Eppure è tempo di uscire dall&#8217;inganno. E&#8217; possibile definire ancora una democrazia quella che esclude dal diritto di voto il 5 e domani il 10% dei suoi abitanti/cittadini? E&#8217; democratico che le leggi, quelle sull&#8217;immigrazione ma non solo, siano scritte e votate sulla base dell&#8217;apartheid politica di quello che oggi è senza dubbio il gruppo sociale più dinamico del paese e che ha maggiori competenze per scrivere quelle stesse leggi? Gli italiani che eleggono un parlamento che obbliga decine di migliaia di esseri umani l&#8217;anno a rischiare e spesso a perdere la vita in un rituale medievale come quello dell&#8217;ingresso clandestino, hanno dimostrato (dalla Martelli alla Bossi-Fini) di non&#nbsp;essere culturalmente adeguati e politicamente responsabili. Solo un parlamento veramente rappresentativo, che includa i cittadini immigrati sarebbe in grado di rappresentare realmente la cittadinanza di questo paese indiscutibilmente composta anche da immigrati.</p>
<p>I sindacati percepiscono l&#8217;attacco ai diritti sotteso alla clandestinità ed all&#8217;economia sommersa prodotta dal lavoro nero dei migranti ma non sono tenuti a porre il tema della rappresentatività politica di milioni di lavoratori. I partiti rappresentano solo gli elettori. Oggi questi&#nbsp;non corrispondono più ai reali residenti nel paese.&#nbsp;Solo un grande movimento dei migranti che conduca alla conquista della vita politica può ristabilire oggi la rappresentanza democratica violata dalle leggi che escludono dal voto gli immigrati.</p>
<p>Con due milioni e mezzo di &#8220;italiani immigrati&#8221;, privati del diritto di voto, la democrazia in Italia è oggi sospesa. E&#8217; solo un simulacro, come quella elitaria dell&#8217;Italia liberale dal 1861 fino al 1912 (1946 nella pienezza). La sospensione della democrazia genera mostri come le mille tragedie connesse&#nbsp;tanto alla clandestinità,&#nbsp;come alla residenza legale ma dimezzata nei diritti di chi possiede il permesso di soggiorno. Nell&#8217;Inghilterra della Magna Carta la rappresentanza politica era collegata alla tassazione. Eravamo nel Medioevo. L&#8217;Italia del XXI secolo è più indietro. Due milioni e più di cittadini pagano le tasse senza ottenere in cambio rappresentanza ma qualcosa&#nbsp;di molto inferiore. Pagano le tasse ed&#nbsp;ottengono&#nbsp;appena l&#8217;elementare diritto a risiedere nel territorio che popolano per la stretta durata del contratto di lavoro. Poi fuori, il lavoro è merce.&#nbsp;Il regresso è esplicitato dalla Bossi-Fini con l&#8217;aberrazione che collega il lavoro al diritto di soggiorno. Un altro milione e più di cittadini pagano, i clandestini, pagano la tassa più salata dello sfruttamento, utili nella loro gabbia per calmierare il nostro mercato del lavoro senza ottenere alcun diritto in cambio. </p>
<p>Solo&#nbsp;la maturazione della coscienza dei migranti&#nbsp;può condurre la battaglia della cittadinanza. E solo al ristabilimento del suffragio universale reale in questo paese&#nbsp;la democrazia tornerà piena e tragedie come quella di Pozzallo entreranno a far parte della storia.</p>
<p><A class=moz-txt-link-freetext href="http://www.gennarocarotenuto.it/">http://www.gennarocarotenuto.it</A></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051121010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051121010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051121010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051121010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F234179.shtml"/></p>
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	<description>La lingua italiana utilizza termini diversi per definire i resti di un essere vivente dopo la morte. Senza affanni animalisti, se l&amp;#8217;essere umano morto si definisce cadavere, appare un inutile[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Noi? Giammai</title>
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	<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>difesa_dei_diritti_umani</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Noi non torturiamo, ha detto W. Bush a Panama. Certo. A parte le foto di Abu Graib e per non lasciare dubbi, ha minacciato di applicare il primo veto dei suoi due mandati a un emendamento che proibisce i trattamenti “crudeli, inumani o degradanti” a coloro che sono detenuti per la cosiddetta guerra antiterrorista (The New York Times, 13-11-05). L’emendamento, presentato dal repubblicano John McCain, è stato approvato dal Senato con 90 foti a favore contro 9 e la Casa Bianca preme sul Congresso affinché l’annulli. Il vicepresidente Dick Cheney vuole che almeno la Cia - già coinvolta, per quello che si sa, nella morte per tortura di quattro prigionieri - sia esentata dalla proibizione.</p>
<p>Da parte sua, Donald Rumsfeld non dà il permesso a una missione delle Nazioni Unite di intervistare ai 540 prigionieri di Guantanamo per verificare le denuncie sulle sevizie varie che sono state formulate da diverse organizzazioni per i diritti umani. Il capo del Pentagono ha definito lo sciopero della fame di una buona metà dei rinchiusi lì dentro - sempre senza processo - come una “dieta” per attrarre l’attenzione dei media. Manfred Novak, relatore speciale sulla tortura delle Nazioni Unite, ha dichiarato al Washington Post “Dicono che non hanno niente da nascondere. Se non hanno niente da nascondere, perché ci impediscono di parlare in privato coi detenuti?”. Un rapporto del Centro Diritti Costituzionali (CCR è l’acronimo inglese) sembra aver risposto a questa domanda: i carcerati alimentano a forza gli scioperanti introducendo loro nella narice dei “tubi spessi quanto un dito” che gli arrivano nello stomaco “senza anestesia né sedativi”.</p>
<p>I tubi vengono reinseriti senza soluzione di continuità e “i detenuti potevano vedere su di essi i resti del sangue e della bile degli altri prigionieri” (<A href="http://www.ccr-ny.org/v2/home.asp">http://www.ccr-ny.org/v2/home.asp</A>). E cresce lo scandalo sulle attività della Cia nei paesi europei. Fra le altre, la costruzione di una rete di prigioni clandestine deve sono “desaparecidi” già alcuni sospettati di terrorismo.</p>
<p>Diversi governi europei hanno iniziato a verificare se centinaia di voli della flottiglia della Cia con scala in aereoporti o basi militari locali non siano serviti per trasportare segretamente dei detenuti in altri paesi, in manifesta violazione dei trattati internazionali. È risaputo che l’Italia ha chiesto l’estradizione di 22 agenti della Cia che hanno sequestrato nel 2003 un religioso arabo a Milano e l’hanno trasportato in Egitto, dove è stato torturato. Un procuratore della repubblica Tedesca ha iniziato mercoledì un procedimento penale per stabilire se il religioso sia stato portato alla base aerea di Ramstein prima di spedirlo al Cairo.</p>
<p>Un altro procuratore tedesco sta indagando sul sequestro, avvenuto nel 2004, di un compatriota che si trovava in vacanza in Macedonia: agenti americani lo tennero prigioniero per tre mesi in Afghanistan per delle azioni terroristiche che non aveva mai compiuto. La Spagna, l’Irlanda e la Danimarca pure stanno investigando se gli aerei della Cia abbiano fatto scalo negli aereoporti locali trasportando prigionieri a Guantanamo o ad altre carceri clandestine sparse per il mondo (The Washington Post, 17-11-05). Per esempio, quelle impiantate in Romania e Polonia, come ha precisato Human Rights Watch. In tutte, è chiaro, non si tralascierà di applicare quelle che alcuni chiamano “pressioni illegalI”. Il papa Innocenzo IV fu meno elegante nella sua bolla Ad Exstirpanda del 1252: usò direttamente la parola tortura quando autorizzò che fosse applicata agli ebrei, ai marrani, ai catari e ad altri eretici. </p>
<p>La libertà e la democrazia che Washington ha impiantato in Iraq non escludono l’esercizio di libertà peculiari: la Rai italiana ha fatto conoscere qualche giorno fa un video che documenta l’uso di bombe al fosforo bianco che hanno incenerito centinaia di civili iracheni quando le truppe statunitensi hanno attaccato Falluja un anno fa. Nel Vietnam usarono il napalm e non sembra un caso che la temperatura dell’opinione pubblica nordamericana si avvicini a quelle vissute dalla generazione precedente, malgrado le non poche differenze che esistono fra le due avventure belliche: l’invasione e l’occupazione dell’Iraq dura da meno di tre anni, il conflitto in Vietnam si prolungò il doppio; le perdite statunitensi si avvicinano a 2100 uomini nel primo caso, furono più di 50.000 nel secondo; non si vedono oggi le grandi manifestazioni contro la guerra che contraddistinsero gli Usa negli anni ’60 e ’70. Malgrado ciò,una inchiesta di USA Today/CNN/Gallup, effettuata dal 11 al 13 di questo mese rivela che il 52 per cento degli interpellati desidera la ritirata immediata dall’Iraq o nel giro di 12 mesi al massimo; nel 1970 una percentuale simile chiedeva il ritiro dal Vietnam. Il 54 per cento ritiene che inviare truppe in Iraq sia stato un errore, nel 1970 il 56% credeva che fosse stato un errore inviarle in Vietnam (USA Today, 15-11-05).</p>
<p>La Casa Bianca e il Pentagono sono sull’orlo di un attacco di nervi: i dati dell’inchiesta citata indicano che il 60 per cento disapprova il comportamento complessivo di W. come presidente, 20 punti in più del febbraio di quest’anno; il 63 per cento gli rimprovera la situazione in Iraq, contro il 48% di febbraio; il 61 per cento critica la gestione dell’economia del Paese, contro il 47 di febbraio; il 52 per cento afferma che non è onesto né sincero (USA Today, 14-11-05). Una recente inchiesta di Hart/McInturff pubblicata dal Wall Street Journal mostra che il 57% degli intervistati assicura che W. Bush “ingannò deliberatamente il popolo” con le argomentazioni addotte per invadere l’Iraq, 16 punti in più del marzo scorso (<A href="http://www.angus.reid.com/polls">www.angus.reid.com/polls</A>, 14-11-05). </p>
<p>Il “menti, menti, menti, che qualcosa resterà” di Joseph Goebbels sbiadisce a poco a poco nella coscienza civica nordamericana. W. Bush non legge in generale né gli scritti di Abraham Lincoln in particolare. Se lo facesse vedrebbe che il presidente ucciso sapeva che si può ingannare&#nbsp; tutto il popolo per un certo tempo, una parte del popolo per tutto il tempo, ma non si può ingannare tutto un popolo per sempre.</p>
<p>&#nbsp;</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051121010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051121010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051121010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051121010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F234188.shtml"/></p>
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	<description>Noi non torturiamo, ha detto W. Bush a Panama. Certo. A parte le foto di Abu Graib e per non lasciare dubbi, ha minacciato di applicare il primo veto dei suoi due mandati a un emendamento che proibisce i[...]</description>
	
	</item>
    
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	<title>Fosforo bianco su Falluja - il video</title>
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	<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>filmati</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 21 novembre 2005</p>
<p>Anche a Nassiriya durante l&#8217;avanzata delle forze Usa<br />
su Baghdad nel 2003 fu usato il fosforo bianco. Lo hanno detto testimoni della<br />
città santa sciita a Adam Maynot, inviato della radiotelevisione britannica BBC,<br />
che nell&#8217;aprile del 2003 si trovava a Nassiriya al seguito delle truppe<br />
statunitensi. </p>
<p>&#8220;C&#8217;è stato un attacco, tre giorni più tardi i marines<br />
hanno utilizzato il fosforo nel centro della città - ha detto Maynot in una<br />
testimonianza a Rainews 24 -. Le persone dove c&#8217;era stato l&#8217;attacco sono state<br />
curate negli ospedali. La pelle cadeva a brandelli perché era completamente<br />
bruciata, le ferite erano molto particolari, la pelle delle gambe, delle braccia<br />
era completamente bruciata&#8221;. </p>
<p>Maynot ha riferito il racconto fattogli da<br />
alcuni sopravvissuti: &#8220;Erano seduti in casa ed improvvisamente hanno visto dei<br />
missili, delle bombe che hanno attraversato il tetto, il soffitto e sono giunte<br />
nelle loro case. Le persone descrivevano il tutto come un&#8217;enorme nuvola bianca.<br />
Ho parlato anche con uno dei soldati americani, gli ho chiesto che cosa avevano<br />
usato e lui mi ha risposto fosforo bianco&#8221;. </p>
<p>&#8220;Io non sono uno stratega<br />
militare ha detto il giornalista della BBc a Rainews 24 - e non sono abbastanza<br />
esperto riguardo all&#8217;uso del fosforo bianco, ma le persone che sono state<br />
coinvolte in questo attacco dicevano che non c&#8217;è stato alcun movimento di truppe<br />
che si svolgeva in quel momento, piuttosto c&#8217;era un movimento di resistenza<br />
contro le truppe della coalizione. Le forze americane usavano la strategia di<br />
causare più danni possibili sul terreno appunto per stanare gli<br />
insorti&#8221;.</p>
<p><STRONG>Javier Couso conferma l&#8217;inchiesta su<br />
Falluja</STRONG><br />
Nuove conferme a quanto denunciato dall&#8217;inchiesta di Rai<br />
News 24 sull&#8217;uso del fosforo nei bombardamenti dell&#8217;esercito americano a Falluja<br />
nell&#8217;ottobre e novembre del 2004, vengono da Javier Couso, fratello di Josè,<br />
l&#8217;operatore tv spagnolo di Tele5, morto a Baghdad nel 2003 sotto i colpi di un<br />
carro armato statunitense contro l&#8217;Hotel Palestine. </p>
<p><A<br />
href="http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=58056">Continua a leggere<br />
su Rai News 24</A></p>
<p>Guarda o scarica il <A<br />
href="http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchiesta/video/fallujah_ING.wmv">video<br />
</A></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051121010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051121010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051121010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051121010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F234190.shtml"/></p>
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	<description>Roma, 21 novembre 2005
Anche a Nassiriya durante l&amp;#8217;avanzata delle forze Usa
su Baghdad nel 2003 fu usato il fosforo bianco. Lo hanno detto testimoni della
città santa sciita a Adam Maynot,[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La leggenda della Coca Cola</title>
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	<pubDate>Thu, 17 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>tolleranza</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni dei miei migliori amici sono persuasi, con passione e veemenza, che la Coca Cola sia un male e un simbolo del male. Pensano che, come le scarpe Nike, sia profitto sullo sfruttamento, sottomissione dei più deboli e insulto ai diritti civili dei poveri.</p>
<p>Parlo di giovani militanti che incontro alle Feste dell’Unità, parlo dell’intera Festa dell’Unità di Genova che aveva vietato la scorsa estate la vendita o la presenza di Coca Cola. Parlo di amici giornalisti, anche in questo giornale.<br />
Alcuni dei miei migliori amici hanno trovato il loro primo lavoro alla Coca Cola. Qualcuno tra di essi è diventato dirigente. </p>
<p>Ne ricordo almeno due che sono diventati membri del Consiglio di Amministrazione di quella gigantesca multinazionale. No, non parlo del tempo in cui mi occupavo di multinazionali anch’io, nella mia versione imprenditoriale americana. Parlo del Movimento per i diritti civili, delle giovani donne e dei giovani uomini guidati da Martin Luther King nelle rischiose marce in Georgia, Alabama e Louisiana, quando Rosa Park ha sconvolto il mondo dei bianchi rifiutandosi di cedere il suo posto sull’autobus. </p>
<p>Atlanta, la città in cui aveva la sua chiesa Martin Luther King, è stata la sola città a non scatenare la polizia, i cani lupo e gli idranti contro i dimostranti neri. La Coca Cola, che ha la sua sede ad Atlanta (ed era, per quella città, come la Fiat per Torino) è stata la prima azienda ad assumere giovani neri, uomini e donne, e ad aprire percorsi per diventare quadri e dirigenti, unica azienda del Sud degli Stati Uniti per molti anni, e comunque d’avanguardia in tutto il Paese, perché negli anni Sessanta sarebbe stato difficile trovare un dirigente nero alla General Motors di Detroit o alla United Technologies del Connecticut.</p>
<p>Quando Andrew Young, già numero due di Martin Luther King e poi ambasciatore di Carter alle Nazioni Unite (1976), ha lasciato il suo posto perché giudicato troppo vicino ai Palestinesi, è stata la Coca Cola a accoglierlo nel suo Consiglio di Amministrazione. A quell’epoca la Coca Cola era già stata messa al bando da tutti i Paesi Arabi perché considerata “un prodotto ebraico”, benché tutta la storia e la gran parte dell’azionariato di quella azienda siano nati e restati a lungo Wasp (la sigla che indica, in America, i protestanti bianchi). </p>
<p>La storia della Coca Cola maledetta nasce in Medio Oriente, fa parte del boicottaggio arabo di Israele di cui ci siamo tutti dimenticati, ma che a momenti è stato così rigido da sconsigliare anche le grandi aziende europee di avere filiali e punti di vendita in quel Paese. Tutto è cominciato dopo la guerra dei Sei Giorni (1967). Ma la guerra dei Sei Giorni è cominciata perché, simultaneamente e all’improvviso, tutti i Paesi Arabi confinanti con Israele hanno attaccato, dalla Siria, dall’Egitto, dalla Giordania e dal Libano. Israele ha vinto, altrimenti non sarebbe sopravvissuto e non saremmo qui a parlarne. Vincendo ha occupato territori da cui era partita l’invasione che stava per sterminarlo. I Paesi attaccanti e sconfitti hanno lanciato allora il boicottaggio economico. Quel boicottaggio economico, in gran parte rispettato dalla prudente Europa per riguardo ai Paesi Arabi, è stato isolato quasi solo negli Stati Uniti, sotto presidenze democratiche e sotto presidenze repubblicane. E forse è utile ricordare che il più grande leader di sinistra che gli Usa abbiano mai avuto, Robert Kennedy, è stato ucciso da un palestinese che lo riteneva “sionista”.</p>
<p><A href="http://www.unita.it/index.asp?sezione_cod=CMTO">Continua a leggere su &#8220;L&#8217;Unità&#8221;</A></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051117010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051117010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051117010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051117010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F233751.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Alcuni dei miei migliori amici sono persuasi, con passione e veemenza, che la Coca Cola sia un male e un simbolo del male. Pensano che, come le scarpe Nike, sia profitto sullo sfruttamento, sottomissione[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Litigi democratici in Usa</title>
	<link>http://guide.supereva.it/cultura_di_sinistra/interventi/2005/11/233656.shtml</link>
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	<pubDate>Thu, 17 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>odio_stupido</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><STRONG>Litigi democratici in Usa<br />
</STRONG><br />
Può sembrare che i conservatori stiano implodendo in questo momento, ma i liberali hanno un serio problema di lungo termine da risolvere. Malgrado l&#8217;elettorato sia diviso pressoché equamente, in pratica l&#8217;intero governo e la maggior parte dei mezzi di informazione sono controllati da reazionari di estrema destra. Il loro vantaggio, per di più, può solo crescere dato che un sistema di rappresentanza fatto a regola d&#8217;arte per favorire le zone rurali e i caposaldi degli “Stati rossi” (in Usa, gli stati conservatori, n.d.t.), associato a una tradizionale ma crescente superiorità nel reperimento di fondi, offre alla destra al potere ulteriori opportunità di cementare le sue conquiste e di perseguirne di nuove. </p>
<p>Secondo gli studiosi dei Nuovi Democratici (e precedenti funzionari di Clinton) Elaine Kamarck e William Galston, autori dello studio The Politics of Polarization, la soluzione per i democratici consiste nello sbarazzarsi della loro base liberale e nell&#8217;abbracciare una serie di proposte politiche di stampo conservatore e centrista. Per l&#8217;editore del New Republic Peter Beinart, si tratta di espellere chiunque e qualsiasi cosa sia legato all&#8217;associazione, Move On, composta da tre milioni di membri che, guarda caso, sembra essere lo strumento più efficace di raccolta di fondi e di organizzazione che i liberali abbiano messo in piedi negli ultimi tre decenni. Entrambe le soluzioni sono non soltanto fuorvianti, ma controproducenti. (Quella di Beinart, per di più, è totalmente impossibile. Come farebbero i liberali a espellere i membri di Move On? Con giuramenti di fedeltà? Macchine della verità? Quale candidato rifiuterà mai il loro supporto? Ed è proprio il momento giusto per i cosiddetti &#8220;falchi liberali&#8221; di  dare lezioni a quelli di noi che avevano ragione riguardo alla catastrofica guerra di George Bush?). </p>
<p>Il ragionamento di Kamarck e Galston, d&#8217;altro canto, sembra basarsi pesantemente su un semplice malinteso. Il semplice fatto che i votanti abbiano rifiutato di dirsi &#8220;liberali&#8221;, non significa che essi respingano le soluzioni di politica liberale. Come ho fatto notare nel mio precedente articolo, in realtà, è vero l&#8217;opposto. Kamarck e Galston suggeriscono di cedere proprio sul terreno in cui i liberali sono più forti: le scelte di politica sociale sulle quali i moderni - dichiaratamente moderati - liberali trovano ampio accordo con la maggior parte degli americani, questioni come la sanità, le tasse, la protezione dell&#8217;ambiente, regolamentazione, libertà di scelta e perfino la maggior parte delle questioni di politica estera.<br />
In maniera non meno significativa, gli elettori americani spesso danno più importanza al fatto che un certo candidato creda veramente in quello che sta dicendo, rispetto a quali siano questi o quei dettagli della sua politica. </p>
<p>Arrendersi ai conservatori di entrambi gli schieramenti darebbe l&#8217;impressione di confermare il devastante motto di spirito di Robert Frost: un &#8220;liberale&#8221; è qualcuno di così ampie vedute, che in una discussione non difenderà il suo stesso punto di vista. </p>
<p>Per di più, come ogni candidato democratico vi potrà dire, può darsi che tu non ti definisca un &#8220;liberale&#8221;, ma è così che sarai chiamato, sia dai  repubblicani, che dai mezzi di informazione compiacenti. Non è una coincidenza che i sondaggi mostrino come fossero il doppio i votanti che consideravano John Kerry un &#8220;liberale&#8221;, rispetto a quelli che si autodefinivano tali. </p>
<p>Ciò che serve non è che i liberali sfuggano la passione - o peggio che rivolgano le loro armi contro le proprie truppe - ma che contrattacchino in maniera brillante e strategica. Non c&#8217;è un modo semplice per farlo, dati gli impedimenti strutturali, ma di certo l&#8217;inizio della saggezza consiste nel fatto di accettare che esista un problema e nel dargli un nome. I liberali devono trovare un modo di colmare il gap fra la fiducia degli americani nella soluzioni liberali e loro volontà di affidarsi ai liberali affinché le mettano in pratica. Sarà un compito dalle molte sfaccettature, ma le sue basi consistono nel trovare un linguaggio che parli sia ai valori degli americani che ai loro interessi, motivando allo stesso tempo la gente ad andare al di là della tossicità del &#8220;discorso&#8221; politico. Allo stesso tempo, deve trattarsi di un linguaggio che trascenda le politiche identitarie e la gara al vittimismo delle decadi appena trascorse, che hanno indebolito il liberalismo dall&#8217;interno e macchiato il suo buon nome fra le classi lavoratrici. </p>
<p>Sotto molti aspetti, è lo stesso compito che deve affrontare il movimento contro la guerra. Una maggioranza significativa dell&#8217;opinione pubblica ritiene che la guerra sia stata un grave errore, commesso in malafede. Ma questo non vuol dire essere fiduciosi nella vittoria dei suoi oppositori.<br />
Per guadagnarsi tale fiducia, i contrari alla guerra devono articolare sia una critica che una visione che siano in sintonia con una vasta maggioranza di americani patriottici e con i valori e le credenze liberali. Se i leaders dei movimenti condividono un palco con un pugno di androidi stalinisti dell&#8217;organizzazione internazionale Answer e con i loro simili che sostengono, non la pace, ma la dittatura di Saddam, senza dissociarsene, allora i liberali stanno in realtà rafforzando i propri nemici e spargendo i semi della propria impotenza. </p>
<p>D&#8217;altra parte, la purezza negli intenti può condurre altrettanto facilmente a una povertà di risultati. Può essere perdente chiedere fedeltà al 100 per cento ai nostri obiettivi e traguardi, senza alcun calcolo basato sul pragmatismo o sull&#8217;efficacia. In risposta agli attacchi ai senatori democratici che sostenevano la candidatura di John Robert alla Corte Suprema, il senatore Barack Obama &#8212; che vi si opponeva &#8212; malgrado ciò affascinò i lettori del popolare weblog Daily Kos con un eloquente monito sul fatto che &#8220;il tono di molta della nostra retorica è di impedimento alla creazione di una fattiva maggioranza progressista in questa nazione&#8221;. </p>
<p>Se i liberali stanno per raggiungere quest&#8217;obiettivo e avantaggiarsi del rifiuto degli americani dell&#8217;agenda reazionaria dell&#8217;estrema destra, devono prima di tutto trovare un modo di stabilire le basi per una reciproca comprensione mediante un argomentare rispettoso. </p>
<p>Su questo fronte Obama ha spiegato validamente alla blogosfera liberale, a volte troppo accesa, &#8220;Quando ci scagliamo contro coloro che condividono i nostri valori fondamentali, solo perché non rispondono ai criteri di ogni singolo punto della nostra &#8216;lista&#8217; progressista, noi stiamo essenzialmente impedendogli di considerare in maniera nuova i problemi. Stiamo costringendoli in una camicia di forza e forzandoli a discorrere soltanto con i convertiti. Oltre a ciò, con queste prove di ammissione, stiamo minando la nostra capacità di costruire una maggioranza&#8221;. </p>
<p>Il senatore Obama, l&#8217;incarnazione vivente e parlante del sogno del Dr. King e un eloquente oppositore della prima ora della guerra di Bush&#8211;sta indicando così anche la strada per trovare un linguaggio che offra ai liberali una chance di coinvolgere gli americani sul terreno delle loro speranze e dei loro sogni piuttosto che su quello delle loro paure e insicurezze. Lo spazio non consente qui una dettagliata spiegazione, ma leggete il suo saluto d&#8217;inizio di giugno al 4 Knox College, che ha avuto larga diffusione, (<STRONG><EM><A href="http://www.knox.edu/x9803.xml">www.knox.edu/x9803.xml </A></EM></STRONG>) e vedete se siete d&#8217;accordo. </p>
<p><EM>di Eric Alterman<br />
</EM><EM>da The Nation</EM><br />
<EM>traduzione di Federico Guerrini</EM></p>
<p><EM>Pubblicato anche su <A href="http://www.megachip.info">Megachip<br />
</A></p>
<p></EM></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051117010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051117010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051117010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051117010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F233656.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Litigi democratici in Usa

Può sembrare che i conservatori stiano implodendo in questo momento, ma i liberali hanno un serio problema di lungo termine da risolvere. Malgrado l&amp;#8217;elettorato sia[...]</description>
	
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	<title>La concubina di Nassiriya</title>
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	<pubDate>Mon, 14 Nov 2005 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Ulisse</dc:creator>
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    <category>odio_stupido</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Che penserà il cardinale Camillo Ruini che si riempie la bocca di<br />
patria, di eroi e di famiglia ma non parla mai di esseri umani in carne<br />
ed ossa, di fronte a quanto capitato ad Adelina Parrillo, la non signora<br />
Rolla, che dopo 12 anni di vita, d&#8217;amore, di convivenza, dell&#8217;aver fatto<br />
da madre per la figlia di Stefano Rolla, civile morto a Nassiriya, è<br />
stata sbattuta via da tre energumeni mandati dal protocollo della<br />
cerimonia del Vittoriale. </p>
<p>Si vergognerà di se stesso il cardinalone Camillo Ruini tutto<br />
&#8220;Dio-Patria-Famiglia&#8221; e dei suoi o si compiacerà per il pubblico<br />
ludibrio al quale è stata esposta la peccatrice, la concubina di<br />
Nassiriya, Adelina Parrillo? </p>
<p>L&#8217;episodio Parrillo nel lugubre livore violento dello stato clericale<br />
contro una vedova senza pezzo di carta deve essere elevato a caso<br />
nazionale. Stefania Prestigiacomo si è esposta senza se e senza ma a<br />
fianco della Parrillo. Lo stesso non ha fatto e non farà Francesco<br />
Rutelli che pur di compiacere il cardinal Torquemada è disposto a tutto<br />
e al contrario di tutto. </p>
<p>L&#8217;episodio è stato nascosto dai telegiornali di massa, come è successo<br />
in settimana per il fosforo lanciato dagli alleati dei quali siamo<br />
complici contro famiglie inermi di Falluja che avevano la colpa di avere<br />
un&#8217;altra patria ed un altro dio. Se fossero stati mostrati al popolo del<br />
TG1 poi il centrosinistra non avrebbe potuto continuare a traccheggiare<br />
tanto sul ritiro (compiacendo la Casa Bianca) che sui PACS (compiacendo<br />
il Vaticano). </p>
<p>Per lo spettatore del TG1 la parola PACS è associata al GayPride ed a<br />
Falluja non è successo nulla. Basta giocare con la laicità dello stato.<br />
Personalmente, se nel programma d&#8217;emergenza del centro sinistra per i<br />
primi cento giorni non ci sarà una legge sui Patti di Convivenza Civile,<br />
dichiaro fin d&#8217;ora che non andrò a votare. Il mio voto non vale il<br />
cardinalone Camillo Ruini, &#8220;Dio-Patria-Famiglia&#8221;, ma questa è la mia<br />
condizione irrinunciabile. </p>
<p><STRONG>Gennaro Carotenuto</STRONG></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20051114010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20051114010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20051114010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20051114010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_di_sinistra%2Finterventi%2F2005%2F11%2F233289.shtml"/></p>
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	<description>Che penserà il cardinale Camillo Ruini che si riempie la bocca di
patria, di eroi e di famiglia ma non parla mai di esseri umani in carne
ed ossa, di fronte a quanto capitato ad Adelina Parrillo, la non[...]</description>
	
	</item>
    

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