A cura di Ulisse
Pubblicato il 27/01/2005
Da: Golem
L'aristocrazia dei ricchi,
Quando i soldi fanno la differenza
La democrazia non è una pianta che nasce spontanea, come le stelle alpine sui ripidi pascoli di alta montagna; essa è una invenzione dell'uomo, il tentativo di porre rimedio ad alcuni tratti caratteristici della natura umana, un tentativo di piegarla al bene comune. E la natura umana è tale che chiunque, dotato di un minimo (o massimo) di potere, tende poi ad abusarne; il fatto che esistano (rare) eccezioni a questa regola non esime dal dovere di attenersi ad essa senza eccezione alcuna.
Questa invenzione dell'uomo che è la democrazia è una pianta che va coltivata giorno per giorno, potata, innestata, con uno sforzo continuo di manutenzione e di adattamento, in mancanza del quale si rischia il ritorno alla legge di natura; che è sempre stata e sempre sarà la prevaricazione del forte, che così diverrà ancora più forte, sul debole, che così sarà ancora più debole. O l'arricchimento del ricco, che così diverrà ancora più ricco, alle spalle del povero, che così diverrà ancora più povero. Fanno sorridere quei nostri connazionali che han mandato al potere un ricco, fiduciosi che sarebbero diventati più ricchi anch'essi!
Abbiamo assistito, nella seconda metà del Novecento, ad una fase storica nella quale le distanze di reddito fra ricchi e poveri si sono attenuate e si è affermata una vasta classe media. Ciò anche per l'influsso della minaccia comunista, che parlava di riscatto dei diseredati e di rovina dei capitalisti, i quali stavano attenti a non esagerare. Non è forse un caso se, sconfitta clamorosamente l'utopia marxista nell'Ottantanove, (ma di fatto, già dai primi anni Ottanta), le distanze di reddito si sono moltiplicate e la classe media, composta di quadri dell'industria e di operai specializzati, si va impoverendo sempre più. Lo documenta, in un interessante articolo sul "New York Times", di Paul Krugman. Egli afferma che sono ormai pericolosamente al ribasso alcuni valori collettivi che hanno fatto l'America: quei valori di onestà, correttezza, senso di responsabilità collettiva verso la comunità cui si appartiene, con la necessità di ridare quel che si è da questa ricevuto in termini di occasioni di vita. Stiamo tornando, secondo Krugman, agli anni del "grande Gatsby", a quella prevalenza assoluta dei valori individuali, all'edonismo, che portarono alla grande crisi dalla quale gli USA sono usciti solo grazie al grande F.D. Roosevelt e al suo "New Deal".