Le riforme costituzionali - quello che non si dice

L'interpretazione del senatore Bassanini, in un articolo di Aldo Varano.

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“Vogliono un premier intoccabile”




Aldo Varano - l’Unità - 18/02/2005

ROMA Senatore Bassanini, lei ha
lanciato un allarme. Cosa sta accadendo attorno alle riforme costituzionali

Hanno troncato il confronto per andare in
aula senza esame e relazione della commissione. Eppure la Costituzione è
precisa: imponeche i disegni di legge
vengano

esaminati prima in Commissione e poi in
aula.

Perché tanta
fretta

Le indiscrezioni che filtrano dalla
maggioranza raccontano che il ministro Giovanardi ha avvertito che i tempi si
stringevano, tra l’altro sbagliando il calcolo dei giorni ancora utili per
le riunioni del Senato. Poi il Sole24 ore ha pubblicato l’elenco delle
riforme a rischio per fine legislatura e tra queste la Berlusconi-Bossi. Bossi
sarebbe andato su tutte le furie lanciando un ennesimo penultimatum: se non si
approva la devolution prima della fine della legislatura mando a casa Berlusconi
e tutti gli altri e per provare che farete come
ho detto voglio l’approvazione in aula del provvedimento prima delle
regionali.

Una riforma bella
pesante quella che chiede Bossi.

Una riforma, come sanno in gran parte i
lettori dell’Unità ma come ignora la grandissima parte degli italiani, che
cambia oltre 50 articoli della Costituzione demolendone l’impianto. Formalmente,
non tocca diritti e libertà dei cittadini ma tuttavia incide in modo rilevante
anche su di essi e soprattutto sulle regole del sistema democratico. Insomma, la
più grande controriforma mai progettata nella storia della
Repubblica.

A che punto è
l’iter

Il Senato l’ha già approvata nel marzo
del 2004. L’ha approvata anche la Camera, con modifiche non sostanziali,
nell’ottobre del 2004. Ora il testo è tornato in Senato
per

l’approvazione delle parti modificate
dalla Camera. Se il Senato approvasse lo stesso testo della Camera, secondo
l’impegno preso dalla maggioranza con Bossi, resterebbero solo
le cosiddette seconde letture. Cioè Camera e Senato dovrebbero
pronunciarsi,ma in blocco, prendere o lasciare senza modificare più nulla.
Resterebbe poi solo la possibilità del
referendum.

Ma se le cose stanno
veramente come dice lei perché lamaggioranza è così compatta e i liberali, o il
presidente Pera, non si ribellano

Lascerei da parte il presidente Pera che
ha spesso dimostrato di posporre la sua cultura liberale alle pretese di
Berlusconi. Certo, molti in privato sono a disagio e dissentono.
Ma solo il professore Fisichella e Bruno Tabacci si sono pubblicamente
espressi. La verità è che su questa riforma c’è un fondamentale investimento
politico della Lega Nord che non ha mai abbandonato una visione
criptosecessionista. Ha dovuto prendere atto che l’Italia è contraria. Molti
italiani possono anche volere il federalismo ma non vogliono spaccare l’Italia.
Allora la Lega s’è concentrata sulla devolution. Proposta insidiosa perché mette
in discussione l’universalità dei diritti inserendo elementi di disarticolazione
dell’unità nazionale molto forti.

E le componenti
nazionali della maggioranza

Nella maggioranza è passata una soluzione
che, un po’ brutalmente, può così essere riassunta: hanno fatto a pezzi la
Costituzione come si fa quando si squarta un bue. La Lega s’è presa la devolution.
Fini il pezzettino della clausola dell’ interesse nazionale. Una clausola
disastrosa che peggiora tutto.

Professore, è sicuro di
non esagerare

Mi segua. Il governo nazionale, grazie a
quella clausola, può impugnare tutte le leggi regionali sottoponendole al vaglio
del Parlamento che può bloccarle.

E
allora

Allora il governo può rendere precaria
ogni autonomia locale stroncando con la propria maggioranza qualsiasi esigenza
di autonomia. Ma siccome questo potere è
del

governo, se c’è un governo come quello
attuale ricattato dalla Lega può passare qualsiasi legge regionale, anche se
spacca il paese. Per esempio, oggi la Lega ricatta la maggioranza sulla
devolution minacciando di mandare tutti a casa, domani potrebbe minacciare il
governo impedendogli di impugnare una legge che se ne infischia dell’interesse
nazionale. Insomma, l’interesse nazionale di Fini è una fisarmonica che può
consentire, secondo l’orientamento dei governi, il trionfo del centralismo più
esasperato o la rottura del paese. E c’è perfino di
peggio.

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Pubblicato il lunedì 21 febbraio 2005 in: Legalità contro arbitrio

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