SHALL WE DANCE?

“SHALL WE DANCE?” non parla solo di un uomo insoddisfatto che entra nel mondo del ballo”, dice il regista Peter Chelsom, “ma di un gruppo di persone che hanno finalmente la possibilità di capire chi avrebbero sempre voluto essere. Questa ricerca della felicità potrebbe avvenire in qualsiasi campo, ma l’aspetto divertente del ballo è che permette di esprimersi più di quanto sia possibile con le parole”.

La storia&#nbsp;riguarda non&#nbsp;tanto la ricerca dell’amore, ma piuttosto della riscoperta dei propri sogni più segreti e del riaccendersi della passione in una coppia di mezza età.
La storia è&#nbsp;ambientata &#nbsp;negli Stati Uniti, con una società molto più aperta, anche se spesso con lo stesso carico di solitudine, Wells ha adattato l’umorismo allo stile americano, ha aggiunto un tocco di Chicago ai comici proprietari della scuola e, soprattutto, ha reinventato il conflitto del protagonista.

Wells ha descritto Clark come il tipico professionista di una grande città americana, “il tipo in grado di assolvere benissimo i suoi compiti, ma che ha dimenticato come sognare, fino a che non entra in quella scuola di ballo”.
La stessa riscoperta del sogno avviene negli altri personaggi, dalla campionessa di danza senza più illusioni di Jennifer Lopez, che riscopre il desiderio di danzare e gareggiare, al ballerino che desidererebbe diventare famoso, ma si nasconde, di Stanley Tucci, che alla fine trova il coraggio di essere se stesso.
Wells ha mantenuto il ballo al centro del film, lasciando che la gestualità e i movimenti raccontassero parte della storia e rivelando quel sentimento ineffabile che va oltre il linguaggio.

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