Che cosa ami di più della danza?
A cura di Elettra Cecilia
Pubblicato il 30/08/2005
La maschera neutra è considerata la prima maschera, quella che permetterà di indossare tutte le altre. Essa mette a nudo, non permette di contare sulla mimica facciale, sulla parola o sul gioco psicologico dello sguardo; solo così ogni gesto del corpo può essere sentito in maniera davvero consapevole.
Elettra: Molto bella e affascinante la scelta dell'uso della maschera neutra, usata in tutte le performance,dalle allieve della scuola che richiama le origini rituali del teatro e, attraverso un filo rosso, giunge fino alla tradizione della commedia dell'arte italiana. Quanto hanno influito queste tradizioni teatrali nelle tue performance coreografiche? E come?
Marina Soligon: Come dimenticare il Grande Jacque Lecoq, lo conobbi da bambina, vulcanico, eclettico, instacabile osservatore; per suo volere mio zio si è prodigato allo studio e alla realizzazione di una Maschera che Nulla doveva lasciare trasparire: non odio, non amore, nessun sorriso, nessun rimpianto: Il nulla.
La maschera neutra è considerata la prima maschera, quella che permetterà di indossare tutte le altre. Essa mette a nudo, non permette di contare sulla mimica facciale, sulla parola o sul gioco psicologico dello sguardo; solo così ogni gesto del corpo può essere sentito in maniera davvero consapevole. Richiami biologici quasi ancestrali verso l’autentico, l’originario e, insieme, primordi e retaggi di cultura.
Attraverso la maschera neutra …. alla riscoperta della tragedia greca.
Semplicemente non avrei potuto esprimermi senza una maschera!
Ho chiesto aiuto e consiglio a mio cugino il Prof. Donato Sartori (direttore del ”Centro Maschere e Strutture Gestuali” che il 30 dicembre 2004 ha aperto il Museo Internazionale della Maschera “Amleto e Donato Sartori” nella settecentesca Villa Trevisan Ravioli di Abano Terme) e, insieme, siamo arrivati alla realizzazione di una “maschera neutra rivisitata” una maschera neutra a mezza faccia per permettere una respirazione più agevole ad un danzatore e, al tempo stesso, più solare, i bordi sono stati aperti e la visione della stessa è di una maggiore apertura verso l’esterno.
Una Maschera neutra per rivolgere il nostro spirito verso il nostro Io interiore, ma più aperta per donare la nostra arte, la nostra anima, all’umanità intesa come un altro noi stesso.
Elettra: Cos'è per te la danza?
Marina Soligon: La danza per me è respiro;che altro è il respiro, se non la vita.
Elettra: Parlami della realtà della tua Scuola di Danza Gestuale a Padova, motivazioni, obiettivi raggiunti e da raggiungere ancora nel panorama "difficile" della danza contemporanea italiana.
Marina Soligon: Padova è una città difficile, e poi nessuno è profeta in Patria. Nessun aiuto mi è stato dato dall’Amministrazione cittadina, a volte mi stupisco se trovo qualche riga di una mia coreografia su un giornale. Non posso dire di essere mai stata ostacolata certo non sono aiutata né incoraggiata.
La motivazione viene da dentro me stessa, dalla mia famiglia, dalla mia creatività, dalle mie allieve: ho madri e figlie che danzano.
Alcune di loro studiano nella mia scuola da 25 anni !
Gli obiettivi sono continuare ad insegnare ad amare e riconoscere l’arte della danza lavorando con piccoli gruppi cercando di evidenziare singoli talenti che contribuiranno ad arricchire la compagnia. Inseguire nuove idee nuovi spunti di ricerca, progettare nuove coreografie. Continuare nella ricerca e nello studio collaborando con musicisti, attori, creativi, incoraggiando i giovani ad esprimersi insegnando loro a coltivare la creatività.
Cercare di portare sempre più spesso in scena il mio lavoro, impresa piuttosto difficile considerati gli alti costi per l’allestimento di un balletto: palco, tappeto, luci, impianto audio per non parlare della SIAE, della pubblicità e la mancanza assoluta di aiuti da parte degli Enti Pubblici.
Soprattutto non tralasciare mai l’obiettivo principale della Danza Gestuale: Regalare Sogni.
Grazie!!
Grazie a te!!
Intervista a cura di Elettra Cecilia