Gli artisti e la materia

Alle Scuderie del Quirinale di Roma è stata inaugurata lo scorso 17 Novembre la mostra dedicata alle opere di Burri e dell'arte informale. La mostra resterà aperta fino al 16 Febbraio 2006 (Info: 06-39967500)

Burri, gli artisti e la materia 1945-2004

L’iter della mostra è un viaggio nel cambiamento attuato dall’arte dal Dopoguerra ad oggi. Burri è al centro della retrospettiva, grande maestro di Città Di Castello in Umbria.
Al suo fianco possiamo trovare altri artisti come Jean Fautrier, Jean Du Buffet, Fontana, Afro, Giuseppe Penone, Ceroli, Damien Hirst. Si tratta di artisti che nella propria arte hanno fatto ricerche sull’espressività della materia sperimentando nuovi volumi e spazi aprendo la strada a trasformazioni fondamentali dello spazio e della strumentazione tecnica dell’opera d’arte.
Alla mostra ci sono ventuno opere di Alberto Burri provenienti dalla fondazione Palazzo Albizzini-Colezione Burri, da musei italiani e internazionali e sono messe a confronto con settanta opere di altri maestri.
Al centro la materia segnata dalle lacerazioni della seconda guerra, dal sangue, dalla fame, dalla violenza, dalla morte, dai fucili, dalle bombe che hanno lasciato segni e ferite indelebili nell’immaginario e nell’inconscio dell’uomo moderno.
Burri privilegia sacchi di tela marrone, catrami, legni, ferri e suggestive plastiche, cretti e cellotex.
Al secondo piano delle scuderie sono esposte opere di artisti molto influenzati dalla materia e dall’arte di Burri come Schifano, Marotta e Ceroli.
C’è anche la sperimentazione del Nouveau Realisme francese di Yves Klein, Cèsar, Arman fino al gruppo spagnolo di Canogar, Millares, Saura.
Alla fine degli anni sessanta c’è il gruppo dell’arte povera che si ispira a Burri e alla sua arte e si parla di opere di Piscali, Pistoletto e Giuseppe Penone fino ad arrivare alla recente sperimentazione del tedesco Anselm Kiefer e dell’americano Julian Schabel con i suoi velluti e legni dipinti e l’inglese Damien Hirst che nelle suggestive opere inserisce animali, insetti nella rigida struttura per criticare il pensiero moderno con ironia.
Di Burri, molto significativa della lacerazione della guerra, è “Legno SP” del 1958 che rimanda al fuoco che brucia in ogni guerra e semina morte.

Il colore rosso e il nero sono molto ricorrenti nella materia di Burri ed evocano il rosso dell’amore per la vita e il desiderio di ricostruire l’Italia dopo la distruzione della guerra che si legge nel nero della morte, nei legni bruciati, nei tagli e nelle ferite sui sacchi di juta, nelle plastiche fuse e carbonizzate. La juta è ferita da squarci taglienti e fondi neri in “Grande sacco” del 1952 che riprende e supera le tecniche del collage cubista e surrealista usando materiali della vita quotidiana carichi di umanità, di memoria come il sacco di juta, gli stracci usati per trasportare cibo negli anni della ricostruzione carichi di povertà e miseria.
Burri esibisce la materia con le sue possibili trasformazioni e non sono proprio materiali d’arte.
Tra gli altri artisti è evidente anche una forte ricerca di desiderio di ricominciare a vivere anche attraverso segni angolosi, tondeggianti, caotici, confusi, astratti, ma dipinti con colori sgargianti come il rosso, il giallo, il verde e il blu elettrico.
In questo molto emozionante per ciò che evoca è la “Spugna SE 246″ del 1959, una spugna ossia un’alga di mare essiccata e dipinta di blu elettrico e posta su un piedistallo che lascia immaginare la vita degli abissi, del mare.

Più dissacratoria ed ironica è “La Venere degli stracci” del 1967 di Michelangelo Pistoletto, una Venere sibolo della bellezza femminile sommersa di stracci di stoffe coloratissime simbolo della povertà degli anni cinquanta, anni di ricostruzione postbellica.
Sulla stessa linea del sorriso e dell’ironia dell’arte molto divertente è “Reinbow” di Jim Dine del 1962, dove nella fissità della cornice dell’opera, Dine ha posto un rubinetto dell’acqua con braccio doccia che pende sul fondo del quadro e in sostituzione dell’acqua ha dipinto un arcobaleno con tutti i suoi colori brillanti ed ha scritto sotto in nero Rainbow,il titolo del quadro.
Nella mostra delle Scuderie a Roma, l’arte la si può anche gustare nei profumi nell’opera “Respirare la penombra” di Giuseppe Penone del 1999-2002 che propone al visitatore un intero ambiente di foglie di alloro che emanano il profumo tipico della pianta e avvolgono lo spettatore nel fascino della natura. Le foglie di alloro sono imballate nella rete metallica e formano, accatastate, una picola stanza in penombra dove appare un’opera in bronzo che rappresenta la colonna vertebrale collegata a due polmoni umani incisi con superfici di foglie. E’ la vita che riprende a scorrere, a respirare, a vivere nel vento, nel respiro evocato dai polmoni umani e suggerito dal profumo avvolgente dall’alloro.
Sempre sulla scia del vento, dell’aria, del volo nella bellezza della natura si colloca la bellissima opera di Damien Hirst uno dei grandi artisti della New British Renaissance con le foltissime farfalle dai mille colori che invadono totalmente il quadro ricoprendo tutta la sua superficie come si vede in “Gospel” del 2004 che sfida la tecnologia moderna con le immagini e le creature della madre natura.

Di Elettra Cecilia

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Pubblicato il domenica 20 novembre 2005 in: Mostre D'arte

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