Per stampare: Clicca qui oppure seleziona File » Stampa nel menù del tuo browser.

        -----------------------------------------------------------------------------------------------
        Questo intervento è stato stampato da Guide di Dada.Net
        raggiungibile a http://guide.dada.net
        -----------------------------------------------------------------------------------------------

By Danza contemporanea di Elettra Cecilia
URL: http://guide.dada.net/danza_contemporanea/interventi/2005/12/236401.shtml

Danza contemporanea di Elettra Cecilia guida dal 31-05-2005

Intervista a JEANNETTE RÜTSCHE

Suggestive fotografie tra cielo, terra e mare....

foto intervento

BIOGRAFIA DI JEANNETTE RÜTSCHE IN ARTE SPERYA


Jeannette Rütsche, nasce a Zurigo (Svizzera) nel 1961 da padre svizzero tedesco e madre toscana. Per ragioni professionali la famiglia si trasferisce a Salerno (Italia) nel 1966. La multiculturalità accompagna tutta la vita di Jeannette rendendola uno spirito indipendente ed eclettico. Negli anni del suo sviluppo, oltre che in Italia, viaggia in Svizzera, Austria, Inghilterra.
La curiosità e la tendenza riflessiva e introspettiva portano presto Jeannette ad avvertire la poliedricità della vita e il dualismo esistente tra il mondo immaginato e il mondo reale. A 14 anni affida a Sperya la tutela dei propri sogni attraverso la sperimentazione di varie forme espressive: pittura su cartone e legno, collage, scrittura. La scoperta della fotografia sembra mediare tra i due mondi.
Completati gli studi linguistici a Salerno, si trasferisce prima a Firenze e poi parte per tre anni lavorando a bordo delle navi da crociera: paesi del bacino Mediterraneo, Senegal, Sud America, Caraibi, Canada, Nord Atlantico.
Nei successivi 16 anni si impegna nella gestione e nella comunicazione aziendali in società italiane e multinazionali. Nuovi viaggi che la portano dagli Stati Uniti fino a Hong Kong oltre a spedizioni personali che le fanno incontrare la magia del Sahara.
Nel 1998 si trasferisce a Milano dove attualmente vive, lavora e studia.
Mentre Jeannette sperimenta il mondo concreto e cerca di fermarlo e interpretarlo nelle sue fotografie (apprezzate e utilizzate in modo informale in lavori documentaristici), Sperya parallelamente prosegue la ricerca del mezzo idoneo ad esprimere un mondo lontano e silenzioso di cui è custode. Forte delle competenze informatiche acquisite in crescendo a partire dal 1985 e dell’interesse per il linguaggio matematico che aveva portato Jeannette a seguire per due anni studi di Fisica, si appassiona nel 1999 alla geometria frazionaria e trova in essa lo strumento idoneo a dare espressione alle forme e allo spazio infinito della mente.
Dal 2002 Jeannette si dedica interamente all’attività artistica e allo studio della mente umana, conseguendo la Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. E consente a Sperya di mostrare i lavori della sua immaginazione. Suoi quadri entrano a far parte di collezioni private in Italia e all’Estero.
Intervista
Elettra: Nelle sue foto molto belle ed emozionanti si vede una grande passione per la bellezza della natura, dell'acqua del cielo soprattutto, sono foto molto suggestive, mi parli del suo rapporto con la natura catturata dalla sua fotografia.

Jeannette Rütsche: Il cielo rappresenta il confine tra il mondo finito (la Terra) e il mondo infinito (l’Universo). Da sempre ha avuto su di me un’attrazione istintiva, densa di desiderio. In gioventù iniziai a studiare Fisica proprio perchè il mio “sogno” era di uscire dalla Terra, era partire per la scoperta senza limiti, per il viaggio che non avrebbe potuto incontrare barriere. Volevo diventare astrofisica e poter così partecipare a missioni spaziali.
Durante i due anni di studi in Fisica, il senso di limitatezza che il quotidiano con i suoi palazzi, le sue strade, i suoi orizzonti delimitati ingenerava in me mi faceva mordere il freno.

Avevo bisogno di “aria”. Ebbi la possibilità di partire per esplorare gli orizzonti che, se pur limitati, non vedevo, i paesi della Terra. Così imbarcai per lavorare sulle navi da crociera. E qui scoprii che il mare rappresentava un simbolo speculare del cielo: mentre quest’ultimo era il confine per accedere agli spazi esterni, la superficie del mare rappresentava il confine per accedere allo spazio interiore. Profondità inesplorate, a volte buie, a volte luminose con spettacoli cromatici inaspettati.
Ecco, quindi, che cielo e mare sono per me diventati simboli di accesso verso la scoperta e la libertà, porte di uscita dalla finitezza dei contesti sensibili di accesso immediato.

Di Elettra Cecilia