Che cosa ami di più della danza?
A cura di Elettra Cecilia
Pubblicato il 23/01/2006
La danza non può chiamarsi tale se si dimentica l'essenziale, la base fondamentale di tutte le arti, il sentimento alla sua origine primordiale, la generosità, l'amore. La danza è un linguaggio, ma non è soltanto un linguaggio del corpo, è un'arte che trascende il corpo!
Elettra: Quando hai iniziato a danzare?
Vittorio Di Rocco: Ad undici anni mi sono iscritto ad una scuola privata di danza, ma la mia insegnante mi ha presto consigliato di andare a studiare danza in una scuola professionale e sono partito per la Francia e a Cannes sono entrato nella prestigiosa scuola di Rossella Hightower e nel 1990 ho firmato il mio primo contratto a Limonges e poi ho lavorato con diverse compagnie di danza sia classica che contemporanea.
Elettra: Avendo danzato in Francia con grandi coreografi e maestri, come hai trovato la situazione della danza contemporanea in Italia?
Vittorio Di Rocco: La situazione produttiva della danza in Italia è difficile e precaria soprattutto per i giovani coreografi emergenti sulla scena dei teatri italiani che purtroppo sono molto limitati nelle produzioni di nuovi spettacoli di danza, e quindi ostacolati nell'incrementare e accrescere la forza artistica e culturale della danza, a causa dei continui e "disastrosi" tagli finanziari al fondo dello spettacolo. Per questo è sempre più difficile proseguire nella carriera e nella ricerca di coreografo.
Elettra: Quanto è importante avere ballerini molto bravi tecnicamente per il lavoro di creazione coreografica di uno spettacolo?
Vittorio Di Rocco: L'esperienza teatrale del mio ultimo lavoro coreografico: "Giardino Segreto", andato in scena a Giugno scorso al Teatro Sala Uno di Roma, ha significato un bel successo per me grazie anche alla forte tecnica dei danzatori, per lo più stranieri molto preparati ed è stata di grande ispirazione la loro bravura per il mio estro creativo di coreografo.
Elettra: La passione per la creazione coreografica quanto influenza la tua esperienza anche nell'insegnamento e nella formazione dei giovanissimi che ti seguono al tuo corso di danza contemporanea allo Ials di Roma e negli stage che fai?
Vittorio Di Rocco: Sin dalla mia esperienza in Francia come danzatore, ho sempre amato molto comporre con la danza e realizzavo delle brevi coreografie per me stesso. Coreografare è una dote come saper danzare bene, ma è una dote non di tutti. Essere un ottimo danzatore non sempre equivale a dire essere un ottimo coreografo e maestro.
Quando ho iniziato a fare il coreografo mi ha appassionato sempre più comporre danza per creare uno spettacolo che veicolasse delle emozoni in scena solo con la danza. In questo caso la musica è fondamentale per l'ispirazione, ma anche il pensare la danza nello spazio e creare con il corpo dei danzatori che scelgo sempre ad alti livelli.
Tutto questo confluisce nella mia carriera di maestro di danza. Mi appassiona l'insegnamento della danza contemporanea e nelle mie lezioni cerco di guardare oltre che alle capacità e doti fisiche, anche al carattere dell'allievo. Infatti ognuno ha un carattere che va capito e valorizzato adeguatamente nella danza.
Elettra: Che cos'è per te la danza?
Vittorio Di Rocco: La danza non può chiamarsi tale se si dimentica l'essenziale, la base fondamentale di tutte le arti, il sentimento alla sua origine primordiale, la generosità, l'amore.
La danza è un linguaggio, ma non è soltanto un linguaggio del corpo, è un'arte che trascende il corpo!
Elettra: Si concordo pienamente che la danza trascende il corpo, per arrivare alla poesia e all'esperessione dell'anima, dell'emozioni dell'uomo che danza!
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