Che cosa ami di più della danza?
A cura di Elettra Cecilia
Pubblicato il 20/04/2006
Roma, Scuderie delQuirinale, Via XXIV Maggio, Roma Info: 06-3996750
Molto bella, quasi enigmatica è "L'annunciata" dipinta a Palermo nel 1475, è la sua opera più celebre e risalente al soggiorno veneziano. Composta, luminosa, avvolta nel manto azzurro come il cielo, dolce nello sguardo, enigmatica e misteriosa appare la Madonna nel quadro dell'Annunciata dove non è presente l'angelo annunciante, come nell'iconografia dell'annunciazione, ma lei è già stata annunciata e quindi è consapevole della nascita di Cristo e nel gesto della mano rivolta allo spettatore ci richiama al dialogo, ci fa compartecipi del suo annuncio di vita e salvezza per l'umanità tutta: Cristo.
Lo spettatore che guarda diventa il solo testimone dell'annuncio sacro.
Di grande maestria è la famosa "Crocifissione" di Anversa firmata e datata nel 1475. Qui il pittore siciliano apre e dipinge la vasta veduta paesaggistica e bucolica dietro il Golgota con due punti di fuga prospettici.
Nei tre corpi dei crocifissi Antonello Da Messina mostra una consumata sapienza anatomica di corpi tesi e contorti dalla violenza della crocifissione. Particolarmente emozionante per la drammaticità del volto, che ritrae tutta l'umanità di Cristo, è l'opera "Cristo alla Colonna". Quest'opera rappresenta il punto di arrivo della meditazione del pittore su questo tema molto presente alla mostra. Dal volto di Cristo che piange si legge tutta la sofferenza che sta vivendo, sembra quasi di udire le parole: "Mio Dio Mio Dio perchè mi hai abbandonato!" sulla via della croce.

Le lacrime del volto sono molto commoventi poichè sembrano vere, quasi che trasudano dalla tela e arrivano al cuore di chi guarda ed emozionano lo spettatore quasi a far rivivere nell'anima, e nel breve attimo della visione dell'opera, la passione di Cristo nel sacrificio della sua vita per salvare l'uomo dal
peccato.
A conclusione della mostra, che si svolge sui due piani delle Scuderie, è il "San Sebastiano", commissionata dalla Scuola di San Rocco nel 1478, a Venezia, che il quel periodo fu colpita da una violenta pestilenza. Il corpo del santo appare trasfigurato nella sofferenza e colto nell'estasi della visione di Dio. I volumi del corpo sono plasmati dalla luce e richiamano la pittura di Mantegna.
Da sfondo al corpo del santo c'è una veduta urbana tutta impostata sui canoni della prospettiva rinascimentale che rappresenta un omaggio alla città di Venezia alla sua vita tra canali e comignoli, solare e vivace che tuttavia sembra indifferente al martirio del Santo. San Sebastiano nella sua monumentalità si impone al centro della visione prospettica, spicca dall'azzurro del cielo con il suo incarnato latteo sottolineando l'importanta tematica e drammatica che riveste nella storia della cristianità come testimone di Cristo nella passione del martirio delle freccie e delle ferite sanguinanti inferte al suo corpo metafora e realtà del dolore umano che risorge con Cristo.
Di Elettra Cecilia