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Interviste

Intervista ad Alessia Scala

A cura di Elettra Cecilia

Pubblicato il 22/11/2006

Un giorno, un maestro di buto mi ha detto: “anima calma, occhi lontani..cristallizza la tua danza”. Quella frase, mi risuona ancora dentro come un’eco e mi illumina come un mantra....

foto intervento

Elettra_Quale tecnica di danza ti ha dato di più artisticamente?
Alessia Scala_
Credo di essere un ibrido, di non appartenere a nessuna tecnica in particolare; però sono stata attraversata un po’ da tutte, sperimentando sempre con curiosità. Il mio corpo e la mia coscienza ne sono segnate.

Ho una formazione in danza classica, cominciata all’età di 6 anni per poi completare il lungo excursus fino ad un diploma all’età di 18. Dal classico alla Cunningham,  al release e alla contact improvisation che ho scoperto a Londra,  due branche della danza contemporanea che mi interessano, i cui principi informano la mia attività come insegnante.

 

Mi sono avvicinata al buto che mi dà introspezione e profondità,  raffinando il mio movimento e soprattutto il motivo per cui mi muovo. Un giorno, un maestro di buto mi ha detto: “anima calma, occhi lontani..cristallizza la tua danza”. Quella frase, mi risuona ancora dentro come un’eco e mi illumina come un mantra. Sono stata influenzata anche molto da discorsi più avanguardistici di ricerca sul movimento, floor work, axis syllabus, e flying low. Tutti i maestri e coreografi che ho incontrato sulla mia strada mi hanno dato quel qualcosa che cercavo.

A volte me ne sono accorta dopo, a distanza di tempo. Gli incontri sono scambi e, crescendo, lo sento molto di più. Ora mi manca quella sensazione di essere completamente vuota e di assorbire, come una spugna, informazioni e insegnamenti.

Credo che la bellezza di questo lavoro, la danza, sia la sua qualità intrinseca di trasformazione ed evoluzione perpetua poiché il corpo è uno strumento con un grande potenziale creativo, da plasmare e sintonizzare con l’universo, con  il proprio sentire e pensare.

 

Elettra_Cos'è per te la Danza?

Alessia Scala_Per me la danza è soprattutto comunicazione, ma anche una ricerca personale in una direzione precisa. Attraverso la danza conosco me stessa e il mondo. Come una personale lente di ingrandimento; è un anello di congiunzione, di connessione con le altre cose, altre realtà, e anche altre espressioni artistiche; è  il mio modo di essere, realizzarmi e concedermi.

Il mio fare danza ed essere danzatrice è sicuramente diverso da quello di qualche anno fa. Oggi mi scontro con una realtà dura che coinvolge un po’ tutti gli artisti. Praticamente devo affrontare parecchie difficoltà per poter fare questo lavoro e per poter soddisfare la mia natura creativa. A volte faccio tante altre cose collaterali come promozione, pubblicità, organizzazione, mentre desidererei tanto che lo facesse qualcun altro per me, così da dedicarmi esclusivamente alla creazione.

Comunque la danza è qualcosa in cui credo ancora, una specie di valore inossidabile. Con gli anni si rafforza il mio senso di responsabilità  e sento di dover divulgare e aprire nuove porte, possibilità, condividere e trasmettere le mie esperienze. Attraverso i miei momenti creativi e performativi mi connetto con me stessa, con il mondo e le sue infinite sfumature e complessità.

 

 

Elettra_Parlami di questo progetto Napoli Contact Network e gli artisti che ne sono  coinvolti.
Alessia Scala_
Napolicontactnetwork è un progetto di promozione e diffusione della Contact improvisation sul territorio napoletano, dove questa disciplina trova ancora difficoltà ad attecchire e a svilupparsi.

Ho scoperto e praticato la Contact a Londra, dove ho vissuto per quasi 5 anni e in giro in altre città europee che ho visitato. Napolicontactnetwork ha però un significato più profondo e ampio, è un tentativo di offrire il mio contributo per  un miglioramento della scena di danza nella mia città. Essendo la Contact improvisation una ”non forma “ di danza  che si basa su principi di ascolto, fiducia, scambio, é accessibile anche al danzatore non professionista. Il progetto napolicontactnetwork , attraverso l’avvicinamento alla Contact, mira a favorire un contesto e un fermento di danzatori, un circuito più consistente sul territorio.
Gli artisti coinvolti mi auguro siano il più possibile. L’idea è di rendere Napoli qualitativamente più appetibile e attraente, un po’ più all’avanguardia e creare un movimento in fermento, un sistema più dinamico. Vorrei creare maggiori stimoli e incentivi nella mia città. L’obiettivo è anche quello di creare “vasi comunicanti” tra i vari spazi e realtà esistenti sul territorio e favorire delle collaborazioni incrociate. E’un’occasione di scambio, confronto e dialogo.  Napolicontactnetwork auspica un risveglio psicofisico e culturale!

 


Elettra_Il filo conduttore dei temi delle tue coreografie qual'è, in particolar modo riferendomi all'umano e alla tecnica di danza?

Alessia Scala_Quando creo sento di esistere come artista e individuo. Non penso ad una  tecnica, sicuramente ad un messaggio, ad un qualcosa che voglio esprimere, qualcosa che mi appartiene, che rifletta le mie esperienze umane, scritte sul corpo e che allo stesso tempo possa coinvolgere e riguardare anche gli altri.
Più che ad un tema penso ad un leit motiv, ci ripenso, mi faccio compenetrare, fin quando la mia idea si può tradurre in movimento, immagine.  Il filo conduttore che unisce i miei lavori credo sia specchio delle mie esperienze: il cambiare spazi, pelle, continuamente, il viaggio, il passaggio, il rapporto con la propria terra, le proprie radici, negazione e liberazione da esse, ma anche ritorno. Ricerco chiarezza e trasparenza. Credo di essere una persona eternamente in conflitto, in bilico, con tanto che ribolle dentro.

 

Il tendere verso un ordine in questo caos mi fa avvertire un lampo di coerenza che, seppur in minime dosi, credo sia necessaria. Prima di tutto mi interessa la sincerità nell’azione. Credo anche che la danza debba esprimere un messaggio di cultura. Per cui cerco di coniugare il mio spirito di ricerca col senso di concretezza che ti dà l’affrontare un tema universale, percepibile, intellegibile.

Ogni mio lavoro ha una sua anima e peculiarità ed anche un suo destino. “Proxemics”, ad esempio, un duo, è stato selezionato alla Biennale giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo nel 2005;  affronta le dinamiche delle relazioni dal punto di vista del rapporto con lo spazio, determinato soprattutto dalle distanze fisiche che usiamo nel relazionarci.

 “Organic” è un solo ed è sicuramente qualcosa di liquido e mutevole, impalpabile e indecifrabile razionalmente, anche per quanto riguarda un eventuale tema. Ha a che fare col concetto di corpo spaesato, dislocato e decentralizzato. Strutturalmente ha un percorso molto chiaro. Credo che il disegno spaziale sia determinante per un “significato”.

 

Nei miei lavori lo spazio assume un’importanza  connotativa, rappresenta una mappa, un percorso dove il corpo disegna il suo tragitto o il suo dirottamento e quindi anche la sua storia e drammaturgia.  Cerco di mantenere una visione panoptica, uno stato di apertura e di ascolto,  di pura sensibilità. Anche il mio momento creativo è uno spazio; cerco di mantenerlo limpido e allo stesso tempo in sottile relazione con il rumore del mondo, le contaminazioni, le acquisizioni culturali, il processo di razionalizzazione. In definitiva credo che la danza, per quanto possa far riferimento a temi politici, filosofici o letterari, esuli dalla narrazione.

Mi piace percepire l’immenso nel nulla e a volte basta un gesto per creare un momento di connessione col tutto.
 

 

Intervista a cura di Elettra Cecilia

 

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