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Storia della danza

Chi sa la danza, vive in Dio

A cura di Elettra Cecilia

Pubblicato il 23/01/2007

La danza dal paganesimo al cristianesimo

foto intervento

Chi sa la danza a vivere in Dio, Roumi
Cicerone diceva: "Nessun uomo sobrio può danzare, a meno che non sia pazzo"  Gli istrioni etruschi venuti a Roma furono disprezzati e oggi per istrione  s'intende saltimbanco in senso dispregiativo anche se poi riuscirono a conquistare il pubblico romano.

 

 

Ma i romani presero solo in supereficie la  grandezza della cultura greca e se le Menadi in Grecia erano le sacerdotesse invece  a Roma  erano le Baccanti ed erano donne dissolute come pretesti ipocriti per cose peggiori e dissolute.

 

La danza a Roma era uno dei numeri presenti nei giochi e del circo, aveva poca attrazione per  romani. ricordiamo la danza di seduzione di Salomè.

 

La vita cristiana nel medioevo lasciò spazio alla danza  della Chiesa accanto agli inni e canti.

 

 

Il gesuita Le Mestrier nel 1682 nella sua opera sui balli antichi moderni dice che la danza equilibra le passioni pericolose come la paura, la malinconia per render il corpo svelto e leggero ma tuttavia la Chiesa si scagliò contro le danze pagane in generale.

Però si danzava anche nelle catacombe inoltre si diceva che gli angeli parlassero con la danza  e San Basilio lo conferma.

 

 

Il carattere religioso della danza nel medioevo rappresenta una  sopravvivenza dei diritti del culto cristiano delle origini.

 

 

Di Elettra Cecilia

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