Che cosa ami di più della danza?
A cura di Elettra Cecilia
Pubblicato il 23/02/2007
Ogni venerdi, ore 19.30, conduce il programma nusicale "La Voce Umana", sulle frequenze di Radio Vaticana
Elettra___Quando hai iniziato ad occuparti di Musica?
Cesare Marinacci__Non prestissimo devo dire, ho seguito un iter tutto sommato tradizionale. Ho cominciato intorno ai 9 anni, sfidando i miei genitori, grandi appassionati, nell'esecuzione di piccoli brani ad orecchio sul vecchio piano dei nonni.
Ho avuto la fortuna di essere tra i pochissimi ammessi nell'ambita classe di Conservatorio della celebre pianista Licia Mancini che mi ha subito trasmesso una tradizione antica, la passione per il pianoforte ed un sano spirito competitivo; mi ha tenuto per cinque anni finché ha lasciato l'insegnamento.
Il successivo maestro è stato l'altrettanto illustre pianista Enrico Pieranunzi. Insieme al rigore interpretativo e nell'approccio al testo musicale, mi ha anche ampliato l'orizzonte verso i diversi linguaggi musicali, avvicinandomi anche al Jazz.
Fondamentale poi, dopo il diploma, è stato l'incontro con Sergio Fiorentino, tra i massimi interpreti del '900 e Franco Scala, fondatore della più prestigiosa accademia pianistica Italiana. Con loro ho seguito anni di perfezionamento sul repertorio e sulla didattica pianistica. Nel frattempo la mia formazione si è completata anche dal lato musicologico con la Laurea conseguita sotto la guida dell'insigne Raoul Meloncelli, con il quale ancora oggi collaboro presso La Sapienza, un grande studioso, docente di chiara fama e con grande onore oggi anche mio carissimo amico. Non ho mai smesso di studiare, ancor oggi dopo aver aggiunto altri titoli interpretativi e compositivi al mio curriculum continuo a seguire corsi ed approfondimenti diversi con rinnovata passione.
Elettra__Cos'è per te, nella tua vita, la musica?
Cesare Marinacci__Ho la fortuna di aver trasformato una passione anche nella mia professione; la musica inoltre mi offre davvero una chiave interpretativa della realtà, dallo straordinario al quotidiano; mi aiuta a ridimensionare ansie e problemi spesso ingigantiti inutilmente.
Mi sprona a cercare il bello ovunque e nello stesso tempo a capire che si può essere felici con poco. Mi ispira nel vero senso della parola, non è un semplice piacere momentaneo è una sensazione fisica. La vita quotidiana non sempre è semplice, non sempre appagante, ma è di conforto sapere che qualcosa di bello, di poetico,di nuovo c'è sempre, è li ad aspettarci e noi possiamo essere partecipi della bellezza quando vogliamo.
Senza snobismo talvolta quasi compatisco coloro che evitano l'arte e la grande musica ritenendole cose da museo, noiose, o peggio inutili, non sanno quel che perdono, non conoscono quanto è povero il loro spirito. Ho notato che non c'è un pensiero, un'immagine o un concetto nella mia mente che non abbia la sua colonna sonora. Proprio pensando a queste mi ripeto e convinco che è arte tutto ciò che s'ama.
Elettra__Che ruolo pensi oggi abbia la musica nella vita, nella nostra società.
Cesare Marinacci__È una domanda davvero complessa che in realtà richiederebbe risposte multiple.
Il suono scandisce fin dalla nascita ogni attimo della nostra esistenza, il primo vagito, la campana della chiesa, la campanella della scuola, in realtà secondo le più diverse religioni e cosmogonie alla base della creazione vi è un grande suono, il Verbo, il Big Bang da cui tutto si genera e continua a nella sua vibrazione vitale, il suono è dunque soffio creatore e la musica imitazione umana di quello. Pura vibrazione e percezione dall'animo generata e verso l'animo diretta, al di fuori di schemi concettuali, la musica è espressione personale di emozioni tuttavia comuni ad ogni individuo.
La Musica prende il nome stesso dal greco Musikè Tekne, ossia "arte delle muse" ad indicare una comunanza tra tutte le arti, figurative, sonore, plastiche, coreutiche, letterarie, "scientifiche" nei concetti di armonia e vibrazione. Armonia era nelle modulazioni della lira, come tra le colonne d'un tempio, come nella cadenza d'un verso poetico, nelle movenze d'un ginnasta, come nelle orbite celesti.
Anche fisiologicamente il senso più sviluppato è l'udito, perché deve vegliare, anche nel sonno, ed avvertirci del pericolo, fin dalla notte dei tempi. Non sorprende che questo senso sia più strettamente correlato con la sfera istintiva ed emozionale dell'uomo, e dunque come la musica pur non rappresentando nulla spesso riesca a trasmettere emozioni forti, profonde e fisiche più di qualunque altra arte.
Basterebbe questo per capire quanto potere ha un sano ascolto. Non sempre oggi si avverte il vero potenziale dell'arte dei suoni. Spesso la musica viene vista in modo semplicemente decorativo o funzionale, in realtà poco partecipe dell'atto in sè. Lo stesso declino della musica puramente strumentale è emblematico di questo.
Una canzone, certo ci accompagna in viaggio, ci porta ad un concerto in uno stadio, ma è davvero la musica in questi casi l'elemento trascinanate. Se non c'è un testo , un'immagine, uno stimolo sensuale, un'occasione sociale cui la musica possa far da cornice oggi questa non ha ragion d'essere. Eppure una sinfonia mozartiana può commuovere esclusivamente con i suoni.
Credo che oggi la musica di massa sia subordinata ad altri fattori che non possono prescindere da essa ma nello stesso tempo non la eleggono a regina. Un videoclip, una pubblicità, la musica esercita solo il suo potere di suggestione, ben conosciuto, ma non quello coinvolgente, nutriente e stimolante, è un arredamento.
La grande musica è un'altra cosa, credo oggi sia spesso chiusa in un recinto anche se talvolta dorato: dai suoi stessi addetti ai lavori, arroccati in uno snobismo di frequente fuori luogo, dall'elite dei fruitori distratti che sbadigliano ai concerti mondani aspettando solo gli intervalli di socializzazione, dal pubblico di massa che ignorando il grande repertorio si annulla in ascolti sempre più minimali. Infine c'è un problema di mecenatismo: la musica proprio perché vista solo funzionalmente non è percepita come un mezzo di elevazione morale o di conoscenza estetico-etica, serve o non serve. Dunque non gode dell'appoggio di sponsor disinteressati ma vive solo di mecenatismo istituzionale, ossia finalizzato a qualcos'altro.
Sarebbe importante un ritorno al mecenatismo cosiddetto "umanistico" che coltiva l'espressione artistica non con un fine propagandistico ma per il puro gusto estetico che in prospettiva diviene sentimento etico in grado di migliorare una società, utopia.
Tuttavia basta guardare la storia per accorgersi che restano nella memoria le civiltà che hanno eletto il "Bello" a propria guida: la fiorente Grecia, l'Italia del Rinascimento ove l'arte pur era strumento, ma ancor di più era fine. L'arte più evocativa che ci sia vive un paradossale problema di comunicazione. Il discorso sarebbe ancora lunghissimo ed articolato, ma in generale credo che l'approccio odierno a qualsiasi tipo di musica sia per forza di cose superficiale e stereotipato, è un problema di società odierna che non educa più al "bello" come utile ma solo all'utile come bello, per forza.
Intervista a cura di Elettra Cecilia