
Al visitatore che si accosta alla Cripta di San Magno di Anagni, definita “una piccola Sistina sotterranea” da Gianfranco Ravasi, biblista di fama mondiale, è difficile trattenere l’emozione di fronte ai colori e alla bellezza delle figure affrescate.
Pietro Toesca vi ha individuato tre maestri differenti per lo stile pittorico dei dipinti in un arco di tempo che oscilla tra il 1231 e il 1255, anno della consacrazione ad opera di Papa Alessandro IV. Per la datazione degli affreschi si ritiene che nel 1237 Pandolfo, vescovo di Anagni, chiamò il pittore benedettino Frater Romanus e altri due maestri per dipingere il ciclo della cripta, che il vescovo Pietro Da Salerno aveva fatto costruire nel 1063.
La Cripta di San Magno si trova sotto la navata trasversale della Cattedrale superiore. Vi si accede da due lunghe scale delle navate. La cripta è divisa da due file di piccole colonne in tre navate nella direzione della lunghezza, ha ventuno volte affrescate con diversi temi, i capitelli e i fusti delle colonne sono di travertino, e tre absidi i cui muri reggono quelli della chiesa superiore. L’abside centrale, che contiene l’altare con il corpo del santo, presenta l’affresco sul tema dell’Apocalisse nella parte superiore, nella parte inferiore c’è la storia di San Magno che venne a predicare il Vangelo nel secolo terzo ad Anagni. Il pavimento cosmatesco, raffigurante il quincux, fu realizzato ai primi del XIII secolo, ed è opera del Maestro Cosma come ricordano le iscrizioni ai piedi dell’altare e sul muro di fronte.
In una delle pareti della cripta è raffigurato l’evangelista Giovanni, considerato autore dell’Apocalisse, e appare affidato alle mani dei suoi carnefici, immerso nella caldaia di olio bollente. Tale affresco è attribuito al Maestro Ornatista della cripta.
Molti sono i simboli della visione dell’Apocalisse. Iniziamo dagli angeli. Nella cripta di Anagni possiamo vedere gli angeli che presiedono ai quattro venti, gli angeli tetramorfi, ossia esseri viventi formati da quattro aspetti: uomo, leone, toro, aquila che incarnano il creato e che poi diventeranno simbolo dei Vangeli e quindi del Verbo di Dio nell’umanità. Ci sono altri tipi di angeli: quelli che sorreggono il monogramma di Cristo, gli angeli trombettieri che entrano all’apertura del settimo sigillo, altri che strozzano dei demoni e angeli adoranti. La rappresentazione dell’Apocalisse è attribuita al Maestro delle traslazioni che ha affrescato anche la storia di Santa Secondina e di San Magno nell’abside centrale nella parte inferiore sottostante all’Apocalisse.
Di Elettra Cecilia
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Elettra Cecilia









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