A cura di Yadira Rami
Pubblicato il 24/02/2005
da uno scritto di Jamila Zaki
per capire cosa c'è dietro a questa danza
Nelle antiche civiltà del bacino mediterraneo alcune donne consacravano la propria danza a divinità femminili custodi dei raccolti e garanti della fecondità, divenendo esse stesse strumenti della potenza divina ed incarnazione della prosperità sulla terra.
Le donne del Medio Oriente e del Nord Africa hanno conservato tracce di questo rito nella vita quotidiana, consacrando alla propria femminilità elaborati e minuziosi procedimenti nella cura del corpo, che hanno lisciato con unguenti, profumato di essenze, decorato con henné e tinture, vestito di tessuti preziosi e monili.
Hanno concepito un'idea della bellezza inscindibile da quella di Salute e Benessere, così come hanno ritenuto insignificante ogni qualità solamente "esteriore" se non accompagnata da virtù e da una "bellezza interiore".
Una danza la cui essenza è armonia, equilibrio, eleganza e sinuosità nei movimenti e che esprime gioia e vitalità, rappresenta quindi il "gioiello" più indicato a valorizzare questo tipo di fascino.
Come protagonisti di un'era di trasformazione e cambiamento possiamo attingere a questa antica sapienza dandole una nuova forma ed un diverso significato, con uno spirito "libero" da pregiudizi, condizionamenti e false emancipazioni.
Possiamo connetterci con questa ancestrale potenza femminile per arricchire la nostra individualità ed esplorare attraverso il gioco della danza il nostro mondo interiore.
I movimenti del tronco e del bacino ci ricollegano con il nostro "centro", ci riportano alla terra ed alle nostre radici, risvegliando e riequilibrando i centri energetici, un invito a tutte le donne (e non solo!) che ricercano una tecnica di movimento elegante e raffinata, un nuovo modo di vivere la propria sensualità, un diverso approccio con un'altra cultura.