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A cura di Luigi
Pubblicato il 25/03/2007
Un inaspettato incontro durante un viaggio verso Jalalabad.
“Remember: do not leave the main road!”
Sono in cima ad un vecchio T-80, il carro armato russo,
largamente utilizzato dalle truppe sovietiche durante la campagna afgana, e mi
tornano alla mente le parole del funzionario all’ufficio immigrazione di
Peshwar, mentre mi consegna il permesso, di 24 ore , per
recarmi ad Jalalabad in Afghanistan.
“Why?”, “Because there are a lot of mines.”
Ero tutto preso a scattare foto, quando vedo Rafique, il
driver, che si sbraccia e mi fa cenno di tornare.
E’ stato in questo preciso momento che mi sono venute in mente le parole
del funzionario pakistano.
Mine!
Come diavolo faccio a tornare incolume al pick up.
Il percorso non è molto lungo, poco più di cento metri, tuttavia possono
essere più che sufficienti per combinare un bel pasticcio.
Idea geniale, seguo a ritroso le tracce lasciate per raggiungere il carro
armato.
E’ si una zona desertica ma di sabbia non se ne parla: sono rocce e terra
talmente arida che la si puo scambiare per cemento.
Io esito ad incamminarmi mentre Rafique mi incita a
tornare alla svelta: non capisco.
Non ho scelta, devo raggiungere il pick up e, lentamente cerco di
individuare le orme precedenti.
A venti metri dal pick up, sento la voce di Rafique “Run Luigi,
run, Taliban!”.
Mi giro e a circa trecento metri vedo due pick up carichi di individui
armatissimi.
Uno di pick up questi ha montato un cannoncino contraereo e lo sta
puntando verso noi.
Dimenticando le mine corro verso il pick up.
Continua ....