
Futuro
“Anno 2150. Un uomo si affaccia alla finestra del 578° piano; il suo sguardo corre veloce, abbracciando la città fino all’orizzonte, fin laggiù, dove alti pinnacoli svettano. Il mare è completamente costellato da piccoli agglomerati urbani galleggianti dove abitano migliaia di persone; ma quelle isole una volta non esistevano, sono artificiali: sulle antiche cartine geografiche, risalenti ad un secolo prima, non ce n’è alcuna traccia.
L’uomo è felice, la sua casa è piena di luce. Abita in un posto bellissimo che non abbandona mai, così come gli altri 400.000 inquilini che lì risiedono e lavorano, senza mai muoversi dal proprio appartamento, grazie a postazioni telematiche. E andando negli altri piani fanno shopping, vanno in palestra, a scuola, al cinema, si incontrano e si sposano….
Questa è la vita nel mega-grattacielo del futuro.”
Passato
Fu solo grazie all’evoluzione delle tecnologie costruttive – all’utilizzo del calcestruzzo e dell’acciaio, e all’invenzione dell’ascensore da parte del signor Otis - che si resero possibili imprese come il Chrysler Building, inaugurato nel 1930 a Manhattan, un vero gioiello di art decò di ben 319 metri; e poi l’Empire State Building, costruito in soli tredici mesi, che nel 1931 raggiunse quota 381; e ancora le Sears Towers di Chicago. Finché nel 1966, per riqualificare la zona di downtown a New York si decise la costruzione delle Twin Towers, vere e proprie città verticali con il loro mezzo chilometro d’altezza, scomparse tragicamente due mesi fa. Ma mentre il grattacielo nasce da una precisa esigenza di risparmiare nell’acquisto e nell’urbanizzazione del terreno a parità di superficie utile, lo sviluppo in altezza di questi edifici finisce per far crescere a dismisura i costi riservati alle tecnologie necessarie per consentire l’abitabilità. E se questo ostacolo è parso finora trascurabile, l’11 settembre ci ha costretto a rivedere il nostro modo di abitare le grandi città.
Presente
Qualcuno la chiamerebbe Utopia, altri l’hanno chiamata la Torre del Millennio: sarà alta 600 metri e avrà 150 piani, ben una volta e mezza le Petronas di 452 metri, a Kuala Lumpur, in Malaysia. Ma già è pronto un concorrente: il World Financial Center di Shangai, con 460 metri d’altezza. Un’inezia se confrontata con Aeropolis: una struttura di 2000 metri di altezza con 500 piani, realizzabile – secondo le stime dei costruttori giapponesi – nel giro di 30 anni. Un vero e proprio termitaio per 140.000 residenti e 300.000 impiegati. Questa costruzione, progettata dal’architetto Norman Foster, non sarà un semplice grattacielo, ma una città verticale in grado di ospitare 2000 residenti, 17mila impiegati, uffici, ristoranti e centri commerciali. Ma il vero mostro potrebbe essere X Seed 4000, dove il numero indica i metri di acciaio, cemento e vetro lanciati verso l’alto. Progettato dalla Taisei, una società nipponica, presenta una forma conica simile a quella del monte Fujiyama, e conterrebbe un milione di inquilini, costituendosi come un organismo totalmente autosufficiente quanto a servizi, divertimenti e residenze. Grandi ascensori a levitazione magnetica trasporterebbero, in tempi quasi istantanei, migliaia di persone su e giù per questa enorme struttura… dove potrebbe persino nevicare in piena estate!
La concezione dell’altezza come sfida dell’uomo verso il cielo si perde nel lontano passato, con la leggenda della Torre di Babele che ritorna sinistramente alla mente.

Adriana Tisselli









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