A cura di Donne in web
Pubblicato il 25/10/2000
"Attraverso il buio Giovanna D'Arco,precedeva le fiamme cavalcando. Nessuna luna per la sua corazza nessun uomo nella sua fumosa notte al suo fianco" (Fabrizio De Andrè)
6 gennaio 1412
Giovanna nasce nella casa di Jacques d’Arc e della moglie Isabelle Romèe, nel villaggio di Domrèmy, nella contea di Bar, sulla riva sinistra della Mosa. Viene al mondo dopo tre maschi, i fratelli maggiori, Jacques, Jean e Pierre.
1425
All’età di 13 anni comincia a sentire una “voce divina” che le indicava la strada da seguire nella vita.
1428
Le “Voci” continuano a perseguitare Giovanna ripetendo sempre lo stesso messaggio: “Il regno di Francia è in pericolo e può essere salvato soltanto da un tuo intervento”.
Autunno 1428
La città di Orlèans è in grave pericolo: l’armata inglese del duca di Bedford sta per circondarla.
12 ottobre 1428
Thomas de Montacute, conte di Salysbury in Inghilterra e conte di Pèrche in Francia, ha assunto il comando delle operazioni militari contro Orlèans. Per gli abitanti della città la situazione è molto critica.
17 ottobre 1428
Le artiglierie inglesi bombardano duramente il centro abitato di Orlèans.
12 febbraio 1429
Giovanna si presenta al comandante francese di Vaucouleurs e lo prega di inviarla al cospetto del Delfino di Francia, Carlo VII, perché gli possa riferire gli “ordini” ricevuti dalle “Voci”: liberare Orlèans con una grande vittoria militare e incoronare il Delfino a Reims.
23 febbraio 1429
Giovanna e la sua scorta arrivano nei pressi del castello reale di Chinon: gli uomini di guardia ne annunciano l’arrivo imminente.
Marzo 1429
Per ordine di Carlo VII, Giovanna è accolta nel castello dove le si concede una camera.
Aprile 1429
Giovanna, sotto la protezione del duca di Alencon, si stabilisce a Tours, dove incomincia a formare il gruppo di persone fidate e di armati che l’avrebbero scortata verso Orlèans.
27 aprile 1429
L’armata di soccorso, composta da circa 7.000 uomini, condotta da grandi capitani come Armagnac, La Hire, Gaucourt e dalla stessa Giovanna, inizia finalmente la marcia verso Orlèans. Era abbastanza difficile per quell’epoca vedere una donna marciare alla testa di un’armata.
28-29 aprile 1429
Nella notte Giovanna con il comandante La Hire e duecento lancieri, attraversa il fiume che costeggia Orlèans all’altezza di Reully, mentre il grosso dell’armata rimane dalla parte opposta del fiume, ed eludendo gli inglesi riesce ad entrare in Orlèans.
4 maggio 1429
Giovanna, preoccupata per le sorti dell’armata di cui non si hanno più notizie, decide di uscire dalla città con cinquecento uomini per cercare “i suoi soldati dispersi e abbandonati”. Senza essere ostacolata dagli inglesi, all’alba riesce a ricongiungersi con i suoi uomini.
6 maggio 1429
Dopo un ennesimo consiglio di guerra, la Pulzella ha deciso di attaccare le fortificazioni inglesi di Augustins e delle Tourelles.
7 maggio 1429
Le forze francesi, con l’aiuto della milizia dei volontari, attaccano e distruggono le fortificazioni inglesi.
8 maggio 1429
All’alba i reparti inglesi cominciano a ritirarsi, abbandonando le ultime roccaforti nelle loro mani. Conducono con loro i prigionieri, ma lasciano il materiale, viveri, munizioni, artiglieria.
9 maggio 1429
All’alba tutta Orlèans è sveglia: i cittadini vogliono impedire alla Pulzella di partire. Invece la loro liberatrice deve lasciarli perché la sua missione non è terminata. Attraverso Blois raggiungerà Tours, dove in onore suo, di Carlo VII e della sua corte si preparano grandiosi festeggiamenti.
10 maggio 1429
La notizia della liberazione di Orlèans, giunta a Parigi (in mano inglese), è accolta con costernazione dai simpatizzanti dei borgognoni e degli occupanti e con gioia segreta da coloro che attendono la liberazione e il ritorno del re Carlo VII.
18 giugno 1429
L’armata francese, comandata da Giovanni II duca d’Alencon e con in testa la Pulzella, affronta la potente armata inglese presso Patay, qualche miglio a nord-ovest d’Orlèans. La vittoria fu esaltante e totale: gli inglesi, sbaragliati, lasciarono circa diecimila caduti sul terreno, mentre le perdite francesi furono irrisorie.
22 giugno 1429
Carlo VII lascia Sully per Chateauneuf-sur-Loire, dove ha deciso di tenere un gran consiglio della corona per prendere tutte le decisioni sulle prossime mosse da compiere. Giovanna, invece, è dell’avviso che si debba partire subito per Reims, la città della consacrazione e dell’incoronazione. Durante un colloquio con il re, questi la invita a prendersi un periodo di riposo.
27 giugno 1429
Finalmente il corteo reale, protetto da dodicimila uomini tra fanti, arcieri e cavalieri si muove verso Reims, preceduto da un’avanguardia dove cavalca la Pulzella.
10 luglio 1429
Tra due ali di arcieri che Giovanna ha fatto schierare lungo le strade principali, il re fa il suo ingresso in Troyes seguito dalla corte ancora incredula, dopo che la guarnigione inglese ha lasciato la città senza danni.
13 luglio 1429
Carlo VII pone il campo a Bussy-Lettrè nei pressi di Chalons-sur-Marne. Gli abitanti della città avevano promesso ai loro vicini di Reims di resistere alla Pulzella e al re molto più a lungo degli abitanti di Troyes, ma all’apparire del corteo reale e dell’armata, aprono le loro porte senza sparare un solo colpo: Reims è ormai a un giorno di marcia.
17 luglio 1429
Finalmente il giorno tanto atteso è arrivato. Nella cattedrale di Reims l’arcivescovo Regnault, incorona solennemente Carlo VII quale re di Francia. Giovanna è proprio dietro al suo re.
22 luglio 1429
Carlo VII di Francia si rimette in cammino con la sua armata per la riconquista delle città ancora in mano inglese e per arrivare a Parigi.
16 agosto 1429
L’armata francese conquista la fortezza di Creil, il nodo militare più importante per la difesa di Parigi, da nord.
26 agosto 1429
La Pulzella e il duca d’Alencon, con una forte avanguardia, raggiungono Parigi e si accampano davanti alla basilica di Saint-Denis, il leggendario luogo delle sepolture reali.
5 settembre 1429
Giovanna d’Arco, alla testa della sua avanguardia, si impadronisce del sobborgo parigino di La Chapelle.
13 settembre 1429
Prima di lasciare Saint-Denis, per rientrare nell’Orleanese con tutta l’armata di Carlo VII, la pulzella porta nella basilica, come ex-voto, l’armatura e la spada che in combattimento ha strappato dalle mani di un inglese.
Ottobre 1429
L’armata francese pone l’assedio a Saint-Pierre-le-Moutier, e sotto la spinta della Pulzella i reparti francesi si gettano all’assalto delle mura con un coraggio incredibile. La città è occupata in poche ore.
4 aprile 1430
Il duca Filippo di Borgogna, alleato degli inglesi, è entrato nella cittadina di Pèronne e minaccia le città francesi da poco rioccupate nella Champagne e nell’Ile-de-France.
Maggio 1430
La guerra si sta mettendo male per i francesi: le forze anglo-borgognone assediano Compiègne e invadono il territorio limitrofo, mentre il giovane re Enrico d’Inghilterra sbarca a Calais con una forte armata
23 maggio 1430
Alla testa di una compagnia di 400 uomini Giovanna d’Arco tenta di portare aiuto alla città di Compiègne, nella quale riesce ad entrare senza colpo ferire. Poi, verso sera, esce dalla città alla testa di 600 uomini e si dirige verso Margny, dove la guarnigione borgognona si dà alla fuga. Nella pianura di Margny, la Pulzella è attaccata da sinistra da un reparto borgognone e da destra gli piomba addosso un reparto inglese. Nonostante l’accanita resistenza Giovanna d’Arco viene fatta prigioniera.
24 maggio 1430
La Pulzella è chiusa con il fedele Jean D’Aulon e il fratello Pierre nei sotterranei del castello Beaulieu, non lontano da Compiègne.
25 maggio 1430
I dottori dell’Università di Parigi reclamano a gran voce un processo per eresia nei confronti di Giovanna.
13 novembre 1430
La vecchia contessa di Ligny muore e Giovanna perde la sua ultima protettrice terrena.
21 novembre 1430
La Pulzella è venduta agli Inglesi per la somma di diecimila ducati d’oro.
29 novembre 1430
Dietro la richiesta dei dottori universitari di Parigi, Giovanna viene consegnata ad alcuni ufficiali borgognoni, i quali la conducono ad Arras, poi nel castello di Drugy e infine nella cittadella fortificata di Crotoy, quasi sulla Manica.
9 gennaio 1431
Il vescovo di Beauvais, Pierre Cauchon, in virtù del potere che gli è stato conferito, dà l’incarico di procuratore generale al processo al canonico Jean d’Estivet.
13 gennaio 1431
Il vescovo Cauchon, che sta abilmente manovrando le testimonianze a carico della Pulzella, fa venire presso l’abate della Trinità di Fècamp, un prete inglese, William Haiton, Jean de La Fontaine, Nicolas de Venderes e Nicolas Loiseleur, canonico di Rouen, per esporre loro i fatti della prima seduta preliminare, dando loro lettura di una serie di informazioni raccolte nel paese originario di Giovanna.
21 febbraio 1431
Verso le 8 del mattino, davanti al tribunale ecclesiastico, radunato nella cappella reale del castello di Rouen, in prima seduta, presenti i giudici e una quarantina di dottori in teologia e in diritto, su ordine del conte-vescovo Pierre Cauchon, viene condotta la Pulzella.
22 febbraio 1431
Condotta dall’usciere Massieu, Giovanna si presenta ai giudici per la seconda udienza.
24 febbraio 1431
Quando inizia il terzo interrogatorio pubblico, sotto gli occhi del vescovo Cauchon e della Pulzella sono seduti oltre sessanta fra dottori e teologi. Per la terza volta Cauchon cerca di imporre a Giovanna la sua formula di giuramento e per la terza volta lei si oppone.
27 febbraio 1431
Si apre di nuovo il dibattito. Il più preoccupato e nervoso è il vescovo Cauchon, gran burattinaio di questo processo, perché finora il dibattito ha seguito la strada voluta dalla Pulzella e non quella voluta da lui. Dopo tre interrogatori, malgrado tutti gli sforzi, né lui, né Jean Beaupère sono riusciti a costringere Giovanna a fare un passo falso, a confondersi, non hanno potuto obbligarla a pronunciare una frase imprudente con cui comprometterla.
1° marzo 1431
Si apre la quinta udienza e il vescovo di Beauvais obbliga la Pulzella a pronunciare un nuovo giuramento senza riserve.
10 marzo 1431
Primo interrogatorio segreto, a porte chiuse.La vita della prigioniera muta radicalmente; per nessuna ragione le è permesso di uscire dalla cella perché abbia contati solo con i giudici e gli inquisitori.
12 marzo 1431
Il secondo interrogatorio dura tutta la giornata, praticamente senza intervallo. Le vengono ancora poste delle domande su San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita, sulla frequenza delle apparizioni.
15 marzo 1431
L’interrogatorio si apre con una intimazione di Pierre Cauchon a Giovanna, nella quale il vescovo chiede alla Pulzella di affidarsi alla chiesa facendo la precisa distinzione tra la Chiesa dei preti e dei fedeli e quella dei beati. Giovanna rifiuta di rispondere a questa domanda capziosa.
27 marzo 1431
Giovanna è condotta nella “camera dei paramenti”, un locale dove ha trovato sede provvisoria il tribunale. E’ un’udienza pubblica in cui l’accusata sarà messa a confronto con il promotore inquisitoriale D’Estivet.
12 aprile 1431
Nella cappella del palazzo arcivescovile di Rouen, di cui Cauchon si crede ormai padrone assoluto, si riunisce una commissione di teologi sotto la presidenza di un certo “maestro Ermengard”, che dopo un lungo consulto emette alcune osservazioni sulle parole e sui fatti della Pulzella. Giovanna d’Arco è colpevole di superstizione, di blasfemia, idolatria, e, secondo i teologi, non merita indulgenza.
18 aprile 1431
L’imperturbabile Pierre Cauchon, con alcuni assistenti, va a visitare Giovanna nella cella del castello. Essa è ammalata: ha una febbre molto alta.
23 maggio 1431
Giovanna è condotta davanti ai giudici: il canonico Pierre Maurice le espone per l’ultima volta la serie dei suoi errori poi la invita a “tornare in seno alla Chiesa e alla verità”. Giovanna afferma di non poter fare altro che sostenere ciò che è stato detto durante il processo, e cioè, che “Dio è davanti a tutti”.
24 maggio 1431
Pierre Cauchon ha organizzato per la sentenza pubblica e la condanna di Giovanna una messa in scena grandiosa: sarà il momento culminante del suo “capolavoro”.
30 maggio 1431
Giovanna viene condotta al rogo sulla piazza del Vieux Marchè di Rouen. E’ un mercoledì. Il frate domenicano Martin Ladvenu l’aveva confessata e Cauchon permise che si comunicasse. Avvolta dalle fiamme Giovanna d’Arco, Pulzella d’Orlèans, gridò più volte ad altissima voce il nome di Gesù.
L'alta cifra pagata e la solennità con cui Giovanna d'Arco fu sottoposta a processo e quindi giustiziata, indicano bene che non si trattava di una stupida contadinella nè tale era ritenuta dalle personalità politiche del tempo. Prima di ucciderla infatti, forse temendo di scatenare l'indignazione della folla, vollero strapparle quell'alone di santità che ella aveva acquistato e per questo venne organizzato un grandioso processo ecclesiastico sotto l'egida della più grande università del tempo, quella di Parigi, la quale era chiaramente connivente con l'Inghilterra. Si radunarono i maggiori prelati i quali discussero il "caso". Tutta la sapienza teologica dell'epoca venne mobilitata per dichiararla eretica.
1450
Carlo VII dispose una profonda e analitica revisione del processo a Giovanna: si interrogarono i testimoni dell’infanzia, quelli della sua prigionia. Alla fine, il processo si concluse con la totale riabilitazione della Pulzella d’Orlèans.
Ormai la Francia si era risollevata e scampato era il pericolo del predominio inglese: Giovannna d'Arco rimane, nel ricordo, l'eroina che era stata resa ancora più alta dal martirio e dalle ingiustizie subite.
Nel 1920 ella fu fatta santa dal pontefice Benedetto XV, e nello stesso anno il governo francese decise di consacrare al suo ricordo una festa nazionale.
Tutte le fonti storiche sono concordi sulla data della sua nascita: la notte tra il 5 e il 6 gennaio del 1412.La storia di quella che sarà la Pulzella si può riassumere brevemente: i genitori sono modesti contadini, il padre è un notabile del paese, la madre Isabella è detta "la Romea" perché, da donna molto religiosa, aveva fatto vari pellegrinaggi in luoghi santi. Giovanna cresce, come del resto i fratelli, dedicandosi ai campi, molto pia, generosa e analfabeta. A tredici anni, mentre pascola le pecore in un bosco o è intenta ai lavori domestici nel giardino di casa, incomincia a sentire delle "voci", accompagnate per lo più da una luce. Nei primi tempi queste voci si limitano a darle consigli sulla morale, raccomandandole di frequentare sempre la chiesa. Poi, le voci diventano corpi e Giovanna riconosce l'arcangelo Michele, santa Caterina e Santa Margherita. Le appaiono in ogni luogo e in ogni momento e le ripetono che il regno di Francia è in pericolo e che solo il suo intervento può salvarlo. Non bisogna dimenticare che da sempre in quei luoghi circolava una profezia, attribuita al mago Merlino, secondo la quale una donna avrebbe perduto la Francia e un'altra l'avrebbe salvata. La donna che sta perdendo la Francia è Isabella di Baviera madre di quel Carlo VII, il re che sarà contattato da Giovanna d'Arco, ritenuto bastardo per la scarsa moralità materna. Isabella, amante del cognato, intrallazzando a destra e a manca dopo la follia del marito, ovvero alleandosi prima con i Borgognoni poi con gli inglesi, poi di nuovo con i Borgognoni, escludendo dalla successione Carlo, e secondo i cronisti alimentando le voci del suo essere figlio del cognato, e infine riconoscendo reggente e erede al trono di Francia l'inglese Enrico V, a cui era andata in sposa Caterina figlia sua e del marito legittimo, ha perduto la Francia, e le voci dicono a Giovanna che sarà lei a salvarla.
Ma chi è Giovanna vista DIETRO LO SPECCHIO?
Il suo quadro natale è splendido: è una Capricorno intelligente, razionale, dotata di solido buon senso e dignità. Mercurio nel Sagittario indica che è schietta e ingenua, la Luna e Giove nella Bilancia le regalano senso della giustizia, un tratto nobile. Il possibile ascendente nello Scorpione preso a sé indica notevole intuito, fiuto psicologico e sommandosi agli altri valori le regala attitudine al comando, qualità di stratega. Giovanna non ama la mondanità ma non disdegna gli onori, è ambiziosa e va al sodo, è piacevole, dolce e serena, si commuove molto facilmente come dicono le cronache e come conferma il suo Saturno nel Toro, ma se lo ritiene necessario è brusca e ironica, impietosa. Era comunque più dura con se stessa che con gli altri e aveva in orrore le mosse avventate, i salti nel buio, il rischio fine a se stesso. Il suo sano buon senso non l'avrebbe mai spinta agli estremi e mostrava adattabilità ai compromessi onorevoli. Nel quadro non c'è traccia di mistificazione, di isteria.
Giovanna non è una pazza visionaria, se dice di aver sentito delle voci, di aver visto dei santi è perché ha sentito e ha visto qualcosa. Non bisogna dimenticare che in ogni tempo ci sono persone che dichiarano di essere in comunicazione con il mondo celeste e che Giovanna viveva in un luogo ricco di ricordi risalenti ai Celti. Le sue pecore le pascolava sui prati e nel bosco che ricordavano le cerimonie druidiche, luoghi dove "si sentiva" da sempre secondo le cronache dei suoi tempi.
Tornando alla personalità di Giovanna, era perfettamente in grado di valutare se stessa, i propri limiti, le proprie possibilità e le circostanze esterne più o meno favorevoli. Senza dubbio aveva degli ideali, delle mete che perseguiva con determinazione e senza fanatismo.
13 febbraio 1429
Giovanna parte dal suo paese per incontrare Carlo VII. Astrologicamente è messa alla grande: tutte le sue qualità sono esaltate, i pochi aspetti sfavorevoli indicano piccoli contrattempi superabili grazie all'eloquenza e alla determinazione. I piccoli contrattempi sono individuabili nei giorni d'attesa prima di essere ammessa alla presenza del re che tentennava ascoltando i consigli di chi non aveva in simpatia Giovanna e la sua causa. Le cronache ci dicono che quando si presentò a Carlo VII aveva un "segreto" da comunicargli e lo fece in separata sede, lontano da occhi e orecchi indiscreti, tant'è che nessuno sa cosa si dissero, però da quell'abboccamento il re le concesse la sua fiducia. Secondo alcuni storici Giovanna gli disse di essere la vera bastarda di Isabella di Baviera, perciò sua sorellastra. In poche parole gli diede la patente di legittimo e gli offrì i suoi servigi. E questa sua nascita regale veniva confermata da quella che Giovanna considerava sua madre e da quelli che considerava suoi fratelli. Bene, questa versione è in linea con la personalità astrologica di Giovanna che mai e poi mai si sarebbe esposta allo scherno se non avesse avuto la quasi matematica certezza di essere presa in considerazione. La missione affidatale da Dio più la consapevolezza del proprio rango gliela fornivano.
8 maggio 1429
Giovanna entra in Orléans dopo averla liberata. Gli aspetti tra i suoi pianeti natali e quelli rotanti sono una copiosa messe favorevole. Giovanna poteva sfruttare al meglio le proprie qualità strategiche e carismatiche e la fortuna le concedeva i suoi favori.
23 maggio 1430
Al ritorno da una ricognizione Giovanna viene fatta prigioniera. Astrologicamente le è riservato un netto calo di fortuna. Non sono appannate le sue qualità, non ci sono tradimenti, manca solo l'elemento fortuna.
30 maggio 1431
Se della breve vita di Giovanna si sa tutto, se del processo sono conservati i verbali, domande e risposte, negli archivi del British Museum, sulla sua morte non c’è nulla: manca il verbale relativo all'esecuzione, incartamento che si ritrova in tutte le esecuzioni per eresia. La Chiesa la ricorda il 30 maggio, data della sua "nascita in cielo" e data nella quale, però, secondo cronache del tempo "sarebbe stata bruciata o condannata ad esserlo". Il pasticcio storico-leggendario è grande. Secondo alcuni la Pulzella viene sostituita prima di essere portata in piazza per essere bruciata. C'è chi parla di una donna con la testa coperta da una grossa mitria che le arriva al naso e il resto del volto velato, c'è chi parla di colombe che si levano dal volto in fiamme della Pulzella e c'è, ancora, chi dice che non si vedeva proprio niente perché il palco era avvolto da una cortina fumogena.