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LE DONNE CHE CONTANO

MATA HARI

A cura di Donne in web

Pubblicato il 02/11/2000

DONNA FATALE,DANZATRICE SUBLIME, SPIA E STRUMENTO NELLE MANI ALTRUI.

foto intervento QUESTO SI DICE DI LEI: (tratto dal sito:http://www.arcobaleno.net/personaggi/matarimatrim.htm)

Nata il 6, o 7, agosto del 1876 a Leuwarden come Margaretha Geertruida Zelle, vide la luce in una famiglia povera secondo alcuni, di un cappellaio che aveva fatto fortuna secondo altri. Si dice sia nata all'alba, si dice sia nata poco dopo mezzogiorno.
Secondo alcune versioni il padre fece bancarotta per assoluta incapacità ad amministrarsi e Margaretha lasciò scuole e palazzi, peregrinando da una città all'altra al seguito del genitore che non riusciva più a imbroccarne una. Alla morte della madre va a vivere presso un padrino, in un'altra città dove nessuno sa niente di lei e mette in giro la voce di essere la figlia di un barone, di avere origini nobili. Il padrino, poiché non riusciva ad accasarla per le resistenze di lei, decide di farla diventare maestra d'asilo e la spedisce a Leida. Era rapida nell'apprendere, ma non le interessava imparare cose da insegnare ai bambini. Si dice che per agevolarsi prima la permanenza nell'istituto e poi per andarsene sfruttasse l'attenzione che aveva per lei il direttore della scuola. Lascia anche il padrino per passare presso uno zio che vive all'Aja. Desiderava andare in questa città perché era bella, era la sede della famiglia reale, era frequentata da diplomatici e da militari. Margaretha aveva una vera adorazione per le divise, diceva che se fosse nata maschio, avrebbe intrapreso la divisa militare. E non potrebbe essere altrimenti: il Leone è il segno della divisa. In verità della divisa per fare "parata" e per comandare più che per combattere, ma la sostanza non cambia.

E che questa signora fosse abilissima nel comandare, anche con prepotenza, protervia, lo si trova in molti scritti che la riguardano.

La ritroviamo all'Aja dove non perde occasione per incontrare più divise che può, dove passa il suo tempo passeggiando sulla spiaggia e leggendo inserzioni per trovare un lavoro. Un giorno di marzo del 1895 le capita sott'occhio un'inserzione matrimoniale: un ufficiale, il capitano Rudolph Mac Leod, in licenza dalle colonie, cerca una moglie che sia di suo gusto, non importa che abbia denaro. Lei scrive, inserendo una fotografia, lui risponde entusiasta. Si incontrano, decidono il matrimonio. Lui ha vent'anni più di lei.

Com'era Margaretha? Amava il lusso, le comodità, era ambiziosissima, vanitosissima, adorava esibirsi, essere al centro dell'attenzione ed era pigra.
Insomma, era tendenzialmente una prostituta e incapace di giudicarsi, di autocensurarsi. Non poneva limiti a se stessa. Era tutta una recita se affettava sentimenti verso qualcun altro che non fosse la sua preziosissima persona. Non era assolutamente una sciocca. Anzi. Più che intelligente era scaltra, sapeva di essere appetibile e sfruttava il dono. Infatti, affascinava intere platee, oltre ai maschietti singoli, ma tutto quello che dava era un corpo. E il bello è che non lo faceva per rallegrare il prossimo, ma per gratificare se stessa innanzi tutto. Non riusciva a essere generosa neppure con il pensiero, in più si faceva pagare. Durante gli interrogatori, Mata Hari disse testualmente "Mi piace fare l'amore con gli ufficiali, a parte il denaro, e fare paragoni tra le varie nazionalità.

Era bella Mata Hari? Osservando le fotografie, dove è sempre in posa e a bocca rigorosamente chiusa, si nota un volto paffuto dal grosso naso. Nelle fotografie segnaletiche ha le guance cascanti, gli occhi spioventi, non allineati, uno era più basso dell'altro, con le palpebre pesanti.

Consideriamo pure che non era al meglio della forma, ma dà l'impressione di una contadinotta di mezza età più che di una raffinata signora affascina-mangia-uomini.

Nelle fotografie che la ritraggono con gli abiti di scena, troneggia un seno prosperosissimo in un corpo a colonna, tutto tondo. Era un monumento con un gran pancione. Parte del suo fascino era dovuto all'altezza, superiore alla media dei tempi e al fatto, come dicono quanti la conobbero, che camminasse ancheggiando, ondulando, contorcendosi come se stesse eseguendo una delle sue danze "giavanesi". E che fosse più carismatica che bella in senso classico lo confermano i suoi pianeti. La Luna e Venere indicano tendenza alla pinguedine, tutto quel Leone abitato parla di eccessività nelle forme e nei tratti. Ho detto prima che non sorrideva mai quando la fotografavano. Infatti, aveva degli orrendi denti grossi e radi di cui non andava assolutamente fiera. E denti di questo tipo sono frequenti in quanti possiedono pianeti nei Pesci.

Abbiamo lasciato Margaretha, che si fa chiamare Gretha o M'greet, in vista del matrimonio. Si sposerà l'11 luglio del 1895. Il padre pretende una cerimonia sfarzosa, qualcuno dice che mandò i suoi amici, ma non intervenne in prima persona. Comunque sia, se avesse letto l'oroscopo, Gretha si sarebbe sposata quel giorno? Si sarebbe sposata. Dite che il matrimonio non fu felice? D'accordo, ma sugli orizzonti che le ha aperto ha campato a lungo di gloria, perciò, fu un giorno molto fortunato. Marte nel Leone, in quadratura con Plutone e Giove natali, indica che aveva mire "padronali" sul marito. Il 30 gennaio 1897 dà alla luce un maschietto. Il primo maggio dello stesso anno partono tutti per Giava dove il marito è stato comandato.
Giunta a Giava, si dice che si mise a studiare la lingua locale, la storia e i costumi dell'isola. Era famosa tra gli ufficiali per la sua bellezza, il marito era geloso perso e beveva a più non posso, oltre ad essere afflitto dai reumatismi e dal diabete. Si dice che la picchiasse selvaggiamente. Ma non va trascurato che Gretha-Mata-Hari, con i suoi pianeti nei Pesci, aveva la vocazione alla lamentazione, amava presentare se stessa come una vittima e colorava la verità. Insomma, raccontava frottole. Intanto, partorisce una bambina e si arriva alla notte del 27 giugno 1899. I coniugi vengono svegliati nel cuore della notte da urla strazianti provenienti dalla camera dei bambini. Il maschietto vomita e la bimba si aggrappa al lettino. Il maschietto morirà, la bambina si salverà. La bambinaia verrà accusata di avvelenamento, ma senza prove sarà rilasciata. I rapporti tra i coniugi peggiorano ulteriormente.
In poche parole, con un po' di cinismo, possiamo dire che vale il vecchio detto "sei sicuro che sia una disgrazia?". Il marito viene trasferito in un'altra guarnigione, moglie e figlia lo seguono. Mata-Hari prenderà il tifo. Una volta guarita, sarà ancor meno sottomessa ai doveri di sposa e di madre.

Malgrado la pessima esperienza avuta con la precedente bambinaia, abbandona la figlia per lunghe ore alle cure della nuova tata e sparisce senza dire dove va. Si dirà poi che frequenta i templi per imparare a danzare, che va nei mercati per farsi istruire sui passi di danza locali.

Litiga a più non posso con il marito, incomincia a tempestarlo perché torni in Europa. Lui si dimette dall'esercito, la pensione basta appena per una vita decorosa in uno sperduto paese giavanese, ma lei non sente ragioni. Chiede soldi in prestito a tutto il parentado, che le risponde picche, alla fine i due coniugi più figlia riescono a ritornare in Europa. E' il 2 marzo 1902. L'imprevisto gioca a suo favore, l'intuito le suggerisce le mosse giuste.

In agosto il marito la pianta e se ne va portandosi la figliola. Il 27 agosto lei chiede la separazione. Nel corso della separazione il tribunale le dà ragione e le affida la figlia, ma il marito è nullatenente, non le versa una lira per il mantenimento e arriva a pubblicare sul giornale un annuncio in cui diffida chiunque a concedere merci, quattrini, servizi a sua moglie facendo affidamento sul fatto che, poi, avrebbe pagato lui. Per tirare qualche somma: il momento è negativo, ma le idee non le mancano e può gettare qualche base per il futuro. Peregrina da un parente all'altro, ma nessuno la può aiutare, la figlioletta decide di andare definitivamente a vivere con il padre. Lei decide di andare a Parigi per trovare finalmente la propria strada. A Parigi, per mantenersi fa la modella, cerca scritture, somma delusioni cocenti, ritorna al paesello, sembra che ci sia un riavvicinamento con il marito, peregrina di nuovo da un parente all'altro e pensa di prostituirsi. C'è chi dice l'abbia fatto. Il tutto alle prese con Giove negativo nella prima metà dell'anno e Saturno negativo nella seconda. Il 24 marzo 1904 parte definitivamente per Parigi, tagliando tutti i ponti dietro di sé. Si fa portare al Grand Hotel, con la faccia tosta e la mitomania che la contraddistinguono inizia la teoria delle frottole spacciandosi per una grande ballerina di danze esotiche reduce da una tournée di successi in Oriente. Prende accordi con il portiere perché le trovi il modo per passare qualche giorno sereno, meglio ancora se divertendosi e... si lancia nel gran mondo. Il suo cielo il giorno del secondo, grandioso arrivo a Parigi? Un tripudio di pianeti favorevolissimi. Il solo Saturno era negativo con tutti i pianeti nel Leone. A significare che stava avviandosi una fase poco favorevole. Torna di nuovo spontanea la domanda " sei sicuro che sia fortuna?". Per farsi conoscere, finge di accondiscendere graziosamente a esibirsi per pura cortesia nelle case dei parigini che la vedono ospite insieme al bel mondo cosmopolita. Lei si fa passare per una Lady vedova cambiando il nome del marito da Rudolph in George per creare difficoltà a chi volesse ficcare il naso nel suo passato, dicendolo morto in uno scontro con i guerriglieri indigeni. Finché una sera incontra i mecenati giusti e spara il suo nome d'arte: Mata Hari, nome con il quale dice di essere famosa in Oriente. A proposito di Mata-Hari, che significhi "occhio del giorno" o "luce del giorno o "occhio dell'alba", indica il sole. Nessun nome poteva essere più adatto a un ipertrofico Leone. La sera del 13 marzo 1905 debutta alla grande. Le è stata preparata una scenografia ad arte, è avvolta in veli e profumi e manda in visibilio seicento maschietti. Ringrazia in cinque lingue, malese compreso, si fa ammirare avvolta nei sari e parla, parla parla delle proprie origini giavanesi, della madre sacerdotessa morta a quindici anni nel darla alla luce, della sacerdotessa che l'ha tenuta nascosta istruendola nell'arte di danzare e dandole consigli sui segreti dell'amore. Quella sera del 13 marzo? Venere, Giove, Urano e Nettuno sono molto favorevoli ai pianeti nei Pesci, segno che fornisce spesso millantatori fortunati.

Marte è congiunto a Giove: faccia tosta, o coraggio, e fortuna non mancano. Da quel momento è un continuo susseguirsi di richieste. Lei alimenta il proprio mito non concedendo mai bis, accettando di esibirsi in spettacoli per sole donne e con ancor meno addosso. Se le lodi sono molte, qualche voce stonata inizia a farsi strada nel coro. Le ballerine giavanesi non ballano nude, perché questa "sacerdotessa" si esibisce discinta? Qualcuno azzarda anche il termine mistificazione. Tutto questo accade nella seconda metà del 1905, quando Giove è negativo con i pianeti nel Leone e se stesso natale nello Scorpione. Vive nel terrore di essere scoperta e smascherata, però alza le proprie quotazioni, pretende pagamenti immediati, vuole anticipi. Riesce ad avere un impresario, che le rialza ulteriormente le quotazioni. Ma viene anche contestata. Qualcuno parla di contorsioni che non hanno niente a che fare con la danza. Noi, tranquillamente, potremmo dire che fu una spogliarellista ante litteram. Fino alla vigilia della prima guerra mondiale danza un po' e un po' fa l'amante di signori ben piazzati finanziariamente, litiga con il marito che chiede quattrini per sé e per la figliola, minacciando di mostrare al mondo fotografie giovanili che la ritraggono nuda e tutt'altro che giavanese.

Ottiene grossi successi in Spagna, esibendosi sempre più nuda e lasciva, a Montecarlo, a Berlino e a Vienna, si prende, a suo dire, "qualche vacanza dal suo successo" intrecciando grandi amori con giovanissimi ufficiali, in particolare con un soldatino tedesco.

Il 1906 chiude definitivamente con il padre e l'ex marito che scrivono due libercoli su di lei, rivelando i retroscena della sua vita. Non avranno successo di critica o di cassetta, ma sui giornali incomincia a farsi strada la voce di una buona dose di mistificazione nell'arte delle ballerina giavanese. Che cosa la disturba? Urano è in cattivo aspetto con la sua Venere, è indice di una sfera sentimentale agitata, di incontri fatali. Ed è l'aspetto che la segue anche nell'anno seguente, quando con questo soldatino tedesco viaggerà per l'Europa. E' sempre a corto di quattrini, perché non si fa mancare nulla, si carica di debiti per pellicce e gioielli, danza sempre più nuda, fa viaggi di nozze con il solito soldatino, vuole danzare la famosa danza dei sette veli nella Salomè di Strauss, sicura di essere l'unica a poterlo fare nel modo migliore. Il musicista non la degna neppure di una risposta. Nel dicembre del 1907 torna a Parigi e si rende conto che la sua fama non è più al top, infatti le riducono i compensi, ma egocentrica com'è non vuole crederci e si comporta sempre da diva spendendo e spandendo. Sottovaluta la concorrenza, pensa che gli spettatori non si stancheranno mai di vedere il suo corpo nudo mentre simula orgasmi religiosi e non cambia nulla delle scenografie, non modifica le coreografie e non fa una cortesia a se stessa che non è più soda come una volta. Non solo, i giornalisti hanno ormai cominciato ad insistere troppo sulla faccenda delle origini giavanesi, la prendono in giro e lei si arrabbia. Che diamine, è una donna arrivata, perché parlare sempre delle stesse cose?, che si parli della sua arte!

Nel gennaio del 1910, con Giove e Saturno in pessimo aspetto con la sua Venere, viene addirittura protestata e una recita che doveva essere riproposta a Parigi viene annullata. Lei dice che l'impresario l'ha sospesa arbitrariamente perché lei era solo di cattivo umore, lui dice che lo scarso risultato non consente di riproporla, fatto sta che lei vince la causa, ma perde la scrittura. Non solo, la ballerina che la sostituisce diventa la sua più temibile concorrente e ha un merito: esce dalla scuola russa, sa ballare veramente. Così, nell'aprile del 1910, eccola che si fa mantenere da un ricco banchiere e viaggia con lui attraverso l'Europa. La sua stella ha brillato per cinque anni, sta per spegnersi, ma lei non lo sa. Il perché si spegne, è presto detto: all'inizio ho posto l'accento sul fatto che fosse egocentrica, mitomane e pigra. Aveva raggiunto il successo con un bluff, ma era la prima a credere che fosse per investitura divina, l'aveva mantenuto pigiando i tasti, ovvero le conoscenze giuste, esercitando sia sulla scena sia nella vita il mestiere più vecchio del mondo, ma pretendeva che tutto il mondo le fosse grato e riconoscente per l'eternità, senza doversi troppo affaticare. I pianeti nei Pesci, tra l'altro, lasciano intendere che potesse prendere sostanze stupefacenti.

Per un anno e mezzo si fa mantenere dal banchiere, facendo solo rapide puntate a Parigi per spettacoli che diventano sempre più rari, poi lui le regala una villa a Parigi, lei la rende una sorta di club dove è un onore essere invitati ma... ogni bel gioco dura poco e le scritture e gli amici, incominciano a diradare. Giove nello Scorpione e Saturno nel Toro fanno del 1911 un anno difficile per Mata-Hari. Verso la fine dell'anno ottiene una scrittura per la Scala di Milano. Lei grida al miracolo e il 4 gennaio 1912 debutta. Non è un successo. Le repliche sono solo cinque e qualche giornale parla di "facile contentatura" per chi ha applaudito. Stava perdendo il favore del pubblico, i nodi venivano al pettine. Ovvero: l'avvenenza che aveva sostenuto il suo bluff scemava e senza l'avvenenza si evidenziava la mancanza di mestiere. Nel periodo milanese cerca di farsi scrivere musiche da Giordano e Mascagni, i quali si defilano. Tenta di entrare nel più famoso balletto russo dell'epoca, quello diretto dal coreografo Diaghilev. E' sicura che lui la prenderà, che non potrà fare a meno di lei dopo averla vista ballare. Rilascia interviste pubblicate dai giornali dove dice che sarà la vedette dell'anno nel famoso balletto, insiste per vedere il coreografo, fa un provino che è un disastro e inizia a rotolare verso i conti in banca scoperti, amanti che subentrano per coprire i buchi, scritture che scarseggiano, amici che adducono scuse per non dire che non possono più aiutarla. Ora sì che lavora senza posa. Accetta tutti i ruoli che le vengono proposti, anche se deve mascherarsi da gitana. Balla nelle feste private, ma i soldi non le bastano mai. E racconta frottole su frottole per continuare a mantenere l'attenzione concentrata su di sé.
Il 16 febbraio del 1914, ormai considerata solo una spogliarellista, su consiglio del primo impresario decide di emigrare a Berlino per rinverdire i propri allori. Pessima scelta: Giove e Urano sono negativi con i pianeti nel Leone.

Questi aspetti indicano il rischio di trovarsi in situazioni imbarazzanti, disordine mentale e nelle azioni, viaggi intempestivi, decisioni imprudenti che possono avere conseguenze disastrose. E' appena giunta a Berlino che si rifà vivo il tenentino Hans Kiepert, il soldatino tedesco di qualche anno prima, ora diventato un importante uomo d'affari. Un cronista li nota al ristorante, pubblica la notizia mettendo solo la K iniziale del nome di lui, tutti pensano che si tratti del principe ereditario, lei alimenta la chiacchiera e riesce a spuntare una bella scrittura. Ma il caso ci mette lo zampino. Il 28 giugno viene assassinato l'arciduca Francesco Ferdinando, il primo agosto scoppia la guerra, la scrittura è rimandata a data da destinarsi. Nel frattempo, Mata Hari si divide tra inviti galanti e inviti interessati. Allo scoppio della guerra, lei ha carissimi amici in posizioni importanti praticamente su tutti i fronti. Dai tedeschi viene consigliata e aiutata a ritornare nella nativa Olanda, dove si ferma. All'improvviso, nel luglio del 1915, decide di tornare a Parigi per prendere qualche mobile da mettere nel suo appartamento olandese e qualcuno drizza le orecchie. Urano è in pessimo aspetto con Mercurio e Marte natali: viaggi intempestivi, decisioni sbagliate, confusione mentale e tendenza ad eccessivo anticonformismo, slealtà.

I biografi pro e contro si arrovellano per stabilire se e quando la ballerina divenne spia. Fu mentre era a Berlino o quando tornò da Berlino fermandosi in Olanda e andando poi a Parigi? Fu spia per amore, per soldi, per sbadataggine? Stando agli aspetti che l'accompagnano dal 1914 si può dire che era già entrata nel gioco quando era a Berlino: per bisogno di quattrini e per superficialità presuntuosa.

L'idea di giocare pericolosamente la stimolava. Era sempre vissuta sul e nel bluff, la recita era la sua vera vocazione, l'idea di poter decidere i destini del mondo la esaltava. Di sicuro annetteva alla propria opera un significato spropositato, si sentiva una sorta di deus ex machina. Si ferma a Parigi fino al dicembre del 1915, le scade il visto di permesso, il 3 gennaio del 1916 ritorna in Olanda. Intanto, gli inglesi si rendono conto che il console tedesco in Olanda fa troppo spesso visita alla ballerina.

Non escludono una relazione, poiché era nota come cortigiana, ma segnalano la cosa ai francesi. Quando chiede il visto per recarsi in Inghilterra le rispondono no. Lo chiede per tornare in Francia e glielo concedono, ma è per tenerla d'occhio, vedono che ha abboccamenti con messi dell'Ambasciata tedesca, che va a cena con il console.

Mischiando nuovi e vecchi amori, parte per le sue missioni spionistiche lautamente compensate. E' spia dei tedeschi, si offre come spia dei francesi, si diverte e può vivere alla grande senza fatica. Al controspionaggio francese chiederà un milione di franchi per avvicinare il principe ereditario tedesco che millanta come suo amante. Per dare maggior forza alle proprie promesse chiacchiera e senza accorgersene spiattella al capo del controspionaggio francese il nome delle persone che possono farla ritornare nelle vicinanze del principe. Quando le viene detto che sanno per certo che è un agente tedesco, l'H 21, lei promette di giocare solo nella squadra francese, viene arruolata e spedita per vaghe missioni. Durante un viaggio per mare, diretta in Olanda, viene arrestata dagli inglesi, che la portano a Londra. Non riesce a tenere la bocca chiusa, dice di essere una spia francese, gli inglesi prendono in giro i francesi per avere arruolato una che loro avevano segnalato come spia tedesca, i francesi non ammettono di avere nelle loro file la ballerina e chiedono che venga rispedita in Spagna per controlli. Siamo nel secondo semestre del 1916 e lei è sempre esposta a Urano che maltratta in modo continuativo i pianeti nel Leone. Quanto a Nettuno, è in quadratura con se stesso natale. La confusione, l'incapacità a valutare obiettivamente se stessa e le situazioni è più che mai imperante e Giove in ottimo aspetto con i pianeti nel Leone non l'aiuta. Anzi. Il pianeta non fa che allargare le indicazioni di prima. Mata-Hari alimenta da sé la propria grandezza pescando cannibalescamente nei propri difetti.

Mentre è a Londra e crede di aspettare che vengano perfezionati i documenti perché possa rientrare in Spagna, fa la fatalona con due baldi giovanotti che in realtà le sono stati messi alle costole dal controspionaggio inglese per trattenerla. Infine, viene portata davanti al capo dei capi che le dice chiaro e tondo di conoscere persino i suoi pensieri di spia. Costui le consiglia di sparire dalla circolazione, di smettere di giocare qualunque sia lo schieramento scelto. In particolare, l'avverte di non tornare in territorio francese. E la lascia partire. Lei, che ragiona a senso unico, crede solo di essere libera. Ritorna in Spagna e fa la solita vita: cene, balli notturni e uomini. Madrid, intanto, è diventata un covo di spie e lei riprende a giocare tra francesi e tedeschi senza immaginare di essere controllata da tutti gli schieramenti. Nel suo delirio di onnipotenza, si crede intoccabile. Ed era stata avvertita! Le sue richieste di quattrini ai tedeschi vengono intercettate dai francesi, i tedeschi vogliono farla ritornare a Parigi, lei ricorda che il capo dello spionaggio inglese glielo ha sconsigliato. Il 2 gennaio 1917 rientra a Parigi. Urano oscilla sempre nelle posizioni che ormai la seguono da tre anni e sono pessime.

A Parigi riceve quattrini dai tedeschi, cerca l'appoggio di vecchi amici per farla franca con i francesi, la mattina del 13 febbraio viene arrestata. Quella mattina c'erano aspetti negativi a bizzeffe con i suoi pianeti nel Leone. Sole, Luna, Venere, Marte e Urano li stringono d'assedio. E anche Giove sta avviando un aspetto negativo. Come a dire che anche la fortuna la stava abbandonando. Poco caritatevole fu quanto scrisse il giudice istruttore Bouchardon nel redigere il verbale del primo interrogatorio. Nel descriverla parla solo della carnagione scura, delle labbra grosse e delle perle false che porta agli orecchi e la paragona a un selvaggio, usando il maschile. Inutile descrivere le fasi dell'istruttoria. Lei le prova tutte: risposte insolenti, languide occhiate e si scivola mese dopo mese con Giove e Urano sempre negativi.

Il 22 luglio inizia il processo. L'imprevisto non la favorisce, lei non ha le idee chiare. Il 24 luglio viene condannata alla fucilazione. Chiede la revisione del processo, chiede la grazia, si illude di riuscire a commuovere... chi? Ormai è una patata bollente, una persona bruciata e che può bruciare. Di amici non ce ne sono più. Il 15 ottobre 1917 viene fucilata

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