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CRONACA

I VERI KILLER IN CASA

A cura di Donne in web

Pubblicato il 26/02/2001

Erika e il fidanzato Omar.

foto intervento NOVI LIGURE - I mostri, gli assassini non erano albanesi, non erano stranieri arrivati dal buio per violare la casa di una tranquilla famiglia italiana. A massacrare Susy Cassini, 45 anni, e suo figlio Gianluca di appena 12, mercoledì sera nella villetta di via Lodolino, nella zona residenziale di Novi Ligure sono stati Erika, la figlia di sedici anni, e il suo ragazzo, Mauro Favaro, 17 anni, volti puliti da adolescenti, conosciuti da tutti. La svolta nell'inchiesta dei carabinieri di Alessandria coordinata dal procuratore capo Carlo Carlesi arriva nel tardo pomeriggio di ieri quando il magistrato, uscendo dalla caserma di Novi Ligure, annuncia: "Il caso è risolto. Siamo stati bravi e fortunati". Carlesi ha appena ascoltato la registrazione delle parole che Erika e Mauro, detto Omar, si sono scambiati dopo essere stati lasciati soli in una stanzetta. Ignari di essere ascoltati attraverso una "cimice" i due assassini si sono rincuorati: "Ce la faremo". Parole già sentite dai carabinieri intercettando nella notte una telefonata di Erika a Mauro: "Stai tranquillo ce la facciamo, ci stanno credendo". Invece i magistrati non avevano creduto a una sola parola del racconto di Erika. Avevano finto il contrario, componendo persino l'identikit del misterioso rapinatore descritto dalla ragazza ma nello stesso tempo avevano messo sotto controllo i telefonini di Erika e Mauro, registrando i loro sibillini messaggi Sms. "La conferma dei nostri sospetti è arrivata dall'autopsia sui corpi delle due vittime", spiega il procuratore Carlesi. Ieri mattina, nell'obitorio dell'ospedale di Novi, il medico legale Giovanni Pierucci aveva infatti contato quaranta coltellate sul cadavere di Susy Cassini e ben cinquantasette su quello del piccolo Gianluca. Quando avevano scoperto il corpo del bimbo rannicchiato in posizione fetale nella vasca da bagno lorda di sangue con gli intestini fuori dal ventre, i carabinieri erano rimasti impietriti dall'orrore. "Tanta ferocia era incomprensibile e ci ha fatto nascere i primi sospetti" spiegano gli investigatori ora. Così quando ieri mattina il perito ha rivelato al procuratore capo che a uccidere erano state due persone il magistrato ha ordinato che Erika e Mauro fossero portati nella villetta e che lì ripetessero il racconto di mercoledì sera. Carlesi ha fatto filmare ogni loro gesto e parola poi li ha interrogati ancora in caserma. Solo dopo ha deciso di richiedere l'intervento dei Tribunali dei minori di Torino. È stato il giudice minorile Dante Giribella a incriminare Erika e Mauro per omicidio volontario. Un omicidio che potrebbe essere stato premeditato da tempo. Erano da poco passate le 21 e sino a quel momento la ragazza aveva ripetuto: "Mio fratello è un angelo volato in cielo". Suo padre, Francesco De Nardo, piangeva in una stanza vicina con la testa tra le mani. Che cosa abbia spinto Erika a massacrare con l'aiuto di Mauro la madre e il fratellino non è ancora chiaro. Lei, assistita dall'avvocato Mauro Boccazzi, ha continuato a negare. Il fidanzato ha fatto lo stesso. C'è chi vuol credere ad un omicidio scatenato dal fatto di essere stati sorpresi a sniffare cocaina, c'è chi preferisce ricordare che Erika è la preferita del padre, ha sempre sofferto quel fratellino vezzeggiato dalla madre. Nessuno sinora però sa davvero che cosa sia accaduto. (24 febbraio 2001)

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