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CRONACA

I PARERI DEGLI PSICHIATRI

A cura di Donne in web

Pubblicato il 26/02/2001

Gli esperti, dai giudici agli psichiatri, interdetti di fronte alla tragedia di Novi Ligure

TRATTO DA LA REPUBBLICA
ROMA - Non erano stati dei delinquenti, dei ladri particolarmente feroci a provocare la tragedia di Novi Ligure. Forse quel delitto è maturato nella stessa famiglia delle vittime, almeno questo è il sospetto degli investigatori e questo apre degli scenari e pone interrogativi che richiedono il parere degli specialisti che però anche loro di fronte a tanta efferatezza rimangono interdetti.
"Una violenza talmente efferata che lascia senza parole, soprattutto se si considera che a commetterla potrebbe essere stata una ragazza di 16 anni". Così Giovanni Bollea, il padre della neuropsichiatria infantile italiana, non sa darsi una spiegazione dell'eventuale coinvolgimento attivo di Erika nel massacro della madre e del fratellino. "Non si può parlare di pazzia acuta - dice il professore - forse solo il padre potrebbe dire qualcosa. E' un episodio talmente grave che, senza conoscere i particolari, non si può dire niente. Mi chiedo però come può una madre non difendersi da una bambina di 16 anni? E' una cosa spaventosa, inimaginabile. Sono senza parole".
All'odio pensa invece Paolo Crepet. "Andrebbe ascoltata - dice lo psichiatra - il suo gesto, se l'ha veramente commesso, si spiega solo con l'odio". "Non si nasce con l'odio - continua Crepet - qualcuno l'insegna". A suo avviso, la vicenda non può essere letta come un omicidio tout court: "Erika non è un killer professionista. Un adulto quando uccide, uccide una persona. Qui stiamo parlando di un'adolescente che vuole uccidere un'idea, un nido. Ecco perché si accanisce contro il fratellino". Si potrebbe definire una personalità di questo genere? "Non voglio definirla. Io - conclude Crepet - questa ragazza la vorrei ascoltare".
"C'è come un filo rosso - dice Livia Pomodoro, presidente del tribunale dei minori di Milano - che lega i delitti di questi ultimi tempi, a partire da quello di Chiavenna, a quello di Novi Ligure. Questo filo è rappresentato dalla ricorrenza di 'famiglia per bene'. Bisogna interrogarsi che cosa voglia dire oggi famiglia per bene o se invece, dietro questo tipo di famiglia, non si celi una disattenzione nei confronti dei minori". "Non ci volevo credere - dice ancora Livia Pomodoro - non mi sembra possibile che possa accadere una cosa del genere, non ho parole. Questa gragnuola di delitti mi lascia perplessa. Credo che sia giunto il momento di impegnarsi in una riflessione seria su quello che sta succedendo nel mondo dei ragazzi".
Il giudice milanese non ritiene che l'inasprimento delle pene nei confronti dei minori possa servire a qualcosa: "No, non è una strada praticabile - dice - non servirebbe a nulla aumentare le pene per i minori oppure lasciarli in carcere invece di imporgli misure alternative. Non c'è un'equazione, e non credo che ci sarà mai, fra delitti e reclusione".

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