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CONCORSI LETTERARI

LA CASCATA

A cura di Donne in web

Pubblicato il 06/05/2001

Racconto di Milo, guida in filosofie orientali su supereva

foto intervento Muri scuri, avvolti nella semi oscurità. La stanza spoglia, solo qualche tela sparsa sul pavimento. Una di esse fissata ad un cavalletto, gli strumenti di pittura a fianco. Le tre ampie finestre lasciano entrare un fascio di luce che obliquo colpisce il tessuto, illuminandolo quanto basta. Un uomo di spalle, seduto su un panchetto, sta per iniziare la sua opera. I suoi tormenti stanno per assumere una forma visiva, tangibile. La mano si muove abile e descrive ampi gesti, l’olio scorre sulla tela.

Rivoli d’acqua, separati dalle increspature della roccia eppure tutti uniti in un'unica forma, pezzi di un puzzle che si scompone con lo scopo di essere ricomposto una volta a valle. Un intento comune li unisce, li sospinge nella medesima direzione. Alcuni piccoli, altri più grandi. Qualcuno ad un certo punto della sua corsa si unisce ad un altro, formando una somma di rivoli, oppure un rivolo grande.

Il pittore sente i piccoli pezzi della vita che ha trascorso, rivoli d’acqua, tra le proprie mani. Ne può accarezzare la superficie crespa percependone il dolore, ne può sentire la freschezza, la gioia provata in quei momenti. E’ tutto innanzi a sé, dal suo cuore e la sua mente attraverso un piccolo processo di osmosi si trasferiscono sulla tela. Riconosce un rivolo, il giorno in cui vide per la prima volta la sua futura moglie. Ne riconosce un altro, quella volta in cui si dimenticò a casa le chiavi dell’appartamento al mare e fu costretto ad entrare dalla finestra. Ne riconosce molti altri, sono tutti assieme, e si assemblano con apparente casualità.

I rivoli si uniscono, formando tre grandi corsi d’acqua, di dimensioni diverse. Tra di loro, vegetazione cresciuta sulla superficie della roccia. Splendido il contrasto tra l’azzurro dell’acqua e il verde dell’erba, un insieme di colori che danno serenità e parimenti nascondono insidie, la potenza crescente dell’acqua e la durezza della roccia sotto l’erba. Riflessi arcobaleno lanciano nell’aria aliti di vitalità. Piccole insenature nascondono ultimi rivoli che tentano di rincorrere i corsi principali.

I frammenti della vita del pittore, dapprima sparsi come su una superficie luminescente, in grado di farli sembrare tutti quanti divisi e indipendenti, cominciano ad assumere una fisionomia nuova. I singoli pezzi non esistono più, sostituiti da una forma più complessa. Componenti che sembravano non avere un fine o averlo solo circoscritto a sé stesso diventano importanti operai di una catena in cui ogni anello è indispensabile per quello successivo. Ogni avvenimento della nostra vita, anche il più insignificante, è indissolubilmente legato a tutti gli altri, ne è fonte e risultato.

I tre corsi d’acqua acquietano il loro cammino, la pendenza è molto limitata ora. Si uniscono in un unico flusso d’acqua per pochi istanti. Su un lato, un grosso tronco disteso ne devia la corsa. Al centro, una roccia sporge dalla corrente come un’isola; un oasi in mezzo ad un fluire che, di nuovo completo di tutti i suoi pezzi, sta per compiere il grande salto.

La vita, improvvisamente illuminata da un significato che non poteva essere colto dai suoi singoli componenti, è davanti agli occhi del pittore. La vede chiaramente, riesce a percepirne il significato. Come seduto sulla piccola oasi al vertice della cascata, sente anche la paura che quel grande salto rappresenta. Dopo avere capito cosa la vita rappresenta, il passo più difficile è viverla. Se ne sta là, con gli occhi un poco rivolti verso l’alto, ad osservare i piccoli frammenti che giungono dal passato, e un poco verso il basso, dove non riesce a vedere la fine del salto.

La corrente da apparentemente calma diventa in un istante rapida, la sua corsa è ormai inarrestabile. L’isoletta, ormai superata. Poi, davanti a sé più niente. L’acqua avverte il vuoto sotto di sé, e si tuffa verso di esso sospinta da quella che la precede. Ogni pezzo del puzzle, che in cima alla cascata era diviso, quindi si era ricomposto, ora spinge gli altri pezzi e viene a sua volta sospinto da essi. Il fragore non si ode, ma lo si può vedere. L’acqua è diventata uno splendido specchio, che brilla di luce propria.

Il pittore, riposti gli attrezzi per disegnare, osserva la sua opera. Lui è ancora seduto sull’isola. Per ora il salto non lo ha fatto, ma continua a contemplarne la bellezza. Una sirena che lo attrae, che gli dice di saltare. Ma lui resta ancorato alla sua isoletta, alle sue certezze. Non sa cosa ci sia alla fine della cascata, nel dipinto non si vede.

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