E’ triste essere convinti che la propria esistenza dipenda da un oggetto, o dal valore che esso imprigiona dentro di se.
Esso segnava l’inizio, doveva essere il simbolo di un percorso senza termine, eppure quel maledetto giorno, in aprile, è bastato sbarazzarsene per sentire che la fine era sopraggiunta.
Un anello sfilato ha lasciato un’anima nuda, indifesa.
Il suo uomo, il suo grande eroe, rompeva l’incantesimo, la magia della speranza dell’infinito.
E lei, rimase ferma, spaventata, a contemplare il suo illusorio mondo, racchiuso in un cerchietto d’oro, che ora vagava nella silenziosa stanza, per prepararsi a ritornare in quella banale certezza chiamata libertà.
Ancor prima di conoscere la vita, aveva conosciuto lui, e, sebbene spaventata dall’improvvisa passione nata dentro la sua anima ingenua, decise di abbandonarsi a quell’affascinante scrittore che, con rime, versi e poesie, l’aveva stregata.
E mia nonna è ancora in quella stanza, guarda sempre oltre i confini del suo giardino, aspettando che torni, pronta a ricominciare, a riscommettere, pronta a credere che, come in uno dei suoi racconti, il finale sia lieto e sereno.
Quell’uomo non tornerà mai e, sebbene lei ne sia consapevole, perché rubarle qull’ultimo sogno che non è neanche lui riuscito a portarle via?
Spesso la guardo, osservo i suoi tristi occhi, di un blu profondo e spento…la sua luce è andata via.
Un giorno sorpresi la mia nonna che contemplava la sua fede di matrimonio, sembrava che vi si specchiasse per ripercorrere i momenti più felici della sua esistenza.
Non mi ha sentita entrare e guardandola ho desiderato anch’io di riuscire ad amare così, oltre ogni limite, oltre ogni dolore…in modo gratuito, senza riserve.
Oggi, la maggior parte delle persone, non fa nulla in cambio di nulla, e ogni valore sparisce velocemente.
Mia nonna ha amato, malgrado una promessa sia stata infranta, lei è ancora lì…e non si sfilerà mai quell’anello, simbolo di una vita.

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