Una delle più grandi artiste contemporanee

"io non volevo essere un artista volevo essere normale"...Queste alcune dichiarazioni della scrittrice e pittrice Buci Sopelsa che da giorni ha inaugurato una nuova e acclamata mostra

dal 17 maggio 2003 - 30 giugno 2003

giovedì e venerdì: dalle 17 alle 19

sabato e domenica: dalle 16 alle 20

palazzo del mago

galleria ADARTE

via tito speri, 4

padenghe sul garda (bs)

tel 030 9907171

Buci Sopelsa ha trasferito nella sua pittura tutto lo spessore
di una vita vissuta intensamente.

La passione, i dubbi, il dolore, i contrasti, l’isolamento, gli incontri, quelli mancati, le dorate aspettative, deluse o splendidamente realizzate, ma soprattutto la voglia di raccontare, di raccontarsi, e quella di ascoltare, di vedere, di capire.

Risulterebbe, ci sembra, quanto meno improbabile una lettura critica del suo lavoro che tentasse di svicolare da questo assunto fondamentale: la pittura, per Buci Sopelsa, non è che un modo altro di raggiungere la consapevolezza di sé.

Non si tratta di una pittura facile, accessibile a tutti, perché se è evidente che gli aspetti fortemente seducenti dell’ equilibrio compositivo e cromatico colpiscono assai sollecitamente qualsiasi osservatore, suscitando emozioni istantanee, il passo successivo, quello dell’indagine introspettiva suggerita dalla pittrice richiede un coraggio speciale.

Il coraggio di una resa incondizionata delle barriere protettive che l’inconscio abilmente solleva di fronte ai piccoli grandi quesiti dell’esistenza.

Non vi è d’altra parte in Buci Sopelsa nessuna presuntuosa pretesa di offrire delle risposte, ma piuttosto un’attitudine congenita a porre degli interrogativi.

Ed ecco nella verità il nocciolo della questione.
Il cuore del lavoro di Buci Sopelsa è proprio la ricerca della verità, una ricerca instancabile, costante, che si fonda sulla purezza delle emozioni e che raccoglie tutte le sfide e che attende impazientemente di essere soddisfatta.

Giovanna Galli

“Buci Sopelsa, ovvero -faulknerianamente- l’Urlo e il Furore.
Ma anche la gioia, la vibrante letizia del vivere.
Poi la melanconia, il tedio di una quotidianità immota.
Ed ancora barbagli di luce, e spere di sole, ed esplosioni d’azzurro.

La pittura di questa artista è un’elegia sincera della contraddizione umana.
Del nostro essere insieme possenti e fragili, timidi e guasconi.
Dell’affrontare il mondo da leoni la domenica e da agnelli il lunedì.

La tavolozza vigorosa di Buci Sopelsa ci regala lucidi -
ancorché disincantati - verdetti psicoanalitici.
Siamo tutti - sembra dirci - metà e metà.
Siamo il ciclone e il suo placido occhio.
Siamo la tempesta e la quiete che alla tempesta succede.

I quadri di Buci Sopelsa potrebbero anche venire interpretati
al di là di ogni evidenza,
e certo lontano da ogni pur minimointento predicatorio - quali opere morali.

Perché quest’artista non rappresenta mai nelle sue opere una singola persona,
ma la sintesi delle persone, quindi l’umanità intera.
“Che cosa dipingo? Forse emozioni” - ama affermare.
Emozioni di luce, e colore: nelle masse turchesi campite d’istinto,

nelle posture tristi di gente rannicchiata nella propria solitudine,
in quello spazio frammentato in mille schegge centrifughe.
Emozioni. Poiché emozionarsi - credo voglia dirci Buci Sopelsa -
è ancora una delle ragioni per cui valga la pena di creare, e di vivere.

Enrico Giustacchini

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