«Pregate con noi - avevano scritto - per piacere, perchè l’Operazione Speranza abbia successo. Entrambe abbiamo cominciato insieme questo viaggio e speriamo che l’ operazione ci porti finalmente al termine di questo difficile cammino, e che noi possiamo cominciare le nostre nuove e meravigliose vite come due persone separate».
La prima a perdere la vita è stata Laden, la più debole delle due. Avevano scritto una lettera di ringraziamento il giorno antecedente l’operazione.L’intervento, gia’ considerato estremamente difficile in
partenza era durato ben 53 ore, complicato dal fatto che le
due gemelle avevano cervelli separati, ma irrorati da
una vena comune.l coraggio delle due sorelle, coscienti dei rischi comportati
dall’operazione, aveva conquistato il cuore del popolo iraniano.
La televisione e i giornali gli avevano dato ampia copertura alle
sorelle siamesi nate a Firouzabad, nel sud dell’Iran, da una
famiglia povera, e cresciute a Teheran sotto la cura dei dottori.
Fin da bambine Ladan e Laleh avevano tentato di seguire percorsi
diversi, nonostante l’unione delle loro teste. Un amico ricorda
quando, all’età di otto anni, tentarono di camminare seguendo
direzioni opposte. “Ma era impossibile. E scoppiarono a piangere
per il dolore”, ha dichiarato all’Associated Press.
Sebbene avessero deciso di vivere comunque insieme se
l’operazione avesse avuto successo, sognavano l’indipendenza e la
libertà di seguire ognuna la propria carriera. Ladan avrebbe
voluto diventare avvocato, Laleh una giornalista. Così nel 1996,
sotto la guida di alcuni medici iraniani, erano state in Germania
per verificare le possibilità di un’eventuale intervento
chirurgico. Ma i medici tedeschi avevano dichiarato l’operazione
troppo rischiosa, a causa della vena in comune che irrorava i due
cervelli.
Dopo la delusione in Germania, le loro speranze si erano riaccese
quando avevano saputo che il dottor Keith Goh, a Singapore, era
riuscito a separare due fratelli nepalesi di 18 mesi, uniti anche
loro alla testa.
“Il nostro giorno più bello è stato l’arrivo a Singapore.
Scriviamo ogni giorno le nostre memorie e aspettiamo con
impazienza il grande giorno”, aveva scritto Ladan lo scorso mese.
Quando lo scorso mese gli era stato chiesto se una delle due
fosse pronta a morire per l’altra, Laleh aveva risposto: “abbiamo
aspettato così a lungo proprio perché non volevamo trovarci di
fronte a questa possibilità.

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