A cura di Donne in web
Pubblicato il 07/02/2005
Chi è Giuliana Sgrena, i suoi articoli più recenti e una rassegna stampa con gli aggiornamenti sul rapimento.
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(tratto dagli aggiornamenti di repubblica online) Il testo è apparso sul sito internet già usato per i comunicati Attraverso il solito sito Internet e quando stava ormai per scadere il suo ultimatum di 72 ore, l'Organizzazione della Jihad islamica - la sigla che per prima ne aveva rivendicato tre giorni fa il rapimento - ha annunciato stasera a sorpresa la liberazione "entro qualche giorno" di Giuliana Sgrena, affermando che dalle "indagini" sul conto dell'inviata del Manifesto rapita venerdì " è divenuto categoricamente chiaro" che la giornalista italiana "non è implicata in accuse di spionaggio". GLI APPELLI E, ORA PER ORA, TUTTI GLI AGGIORNAMENTI SU: 11:46 Ciampi, solidarietà a famiglia Sgrena Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha telefonato a Franco Sgrena, padre di Giuliana, la giornalista rapita in Iraq, per esprimere la sua vicinanza e la sua solidarietà alla famiglia (repubblica online, 7 febbraio 2005)
A quattro giorni dal rapimento, ancora nessuna notizia di Giuliana Sgrena, anche se qualcosa sull'identità dei sequestratori che hanno tra le mani la giornalista del Manifesto inizia a farsi più chiara. Rilevante, a tal proposito, è stata la presa di posizione del gruppo legato al super terrorista giordano Al Zarkawi (sul quale gli Usa ha fatto pendere una taglia da 25 milioni di dollari) che in un comunicato fatto recapitare alla tv satellitare Al Jazira ha negato qualsiasi coinvolgimento nel rapimento dell'ostaggio italiano. che si firma con la sigla «l'Organizzazione di Al Qaeda della Jihad nel paese di Rafidain». ( Corriere della sera online, 07 febbraio 2005) BIOGRAFIA-ARTICOLI E NOTIZIE TRATTE DAL MANIFESTO: biografia- Manifesto online www.ilmanifesto.it Nei primi anni ’80 la ritroviamo a Pace e Guerra, la rivista diretta da Michelangelo Notarianni. conosce bene il Corno d’Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato sulle nostre pagine la guerra in Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i bombardamenti (per questo è tra le giornaliste nominate “Cavaliere del Lavoro”), e ci è tornata più volte dopo, cercando prima di tutto di raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con professionalità le violenze causate dall’occupazione di quel paese. E’ tra le fondatrici del movimento per la pace, negli anni ’80: c’era anche lei a parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista. E’ partita per Baghdad il 23 gennaio scorso. " Baghdad da uomini armati. dalla moschea Al Mustafah, dove voleva parlare con le famiglie dei rifugiati da Fallouja. L’auto è stata fermata da uomini armati, che hanno fatto scendere l'interprete e l'autista. Mentre la portavano via, Giuliana ha chiamato al telefono la giornalista Barbara Schiavulli, con cui spesso lavorava, e lei ha sentito rumori di sottofondo, una raffica di colpi e passi sulla strada bagnata. Abbiamo avuto così la notizia. il manifesto del 05/02/2005 Giuliana quando - come ogni mattina - ci telefonerai per dirci quale pezzo d'Iraq raccontare ai nostri lettori, come stavi per fare ieri. Scusa se ti mettiamo in prima pagina, ma oggi la notizia sei tu e il nostro mestiere - nel suo lato migliore - è proprio questo, parlare di ciò che succede, raccontando le linee d'ombra, ciò che magari non appare, ciò che non è «ufficiale», ciò che accade alle persone in carne e ossa. Dovrebbe essere un mestiere di confine e proprio per questo «uno dei pochi che valga la pena fare», diceva uno scrittore messicano; a volte è ridotto a piccola cosa, ma dipende da noi renderlo vero. Per questo tu ora sei lì, in Iraq, dove sei stata già tante volte, un paese che ami - non in senso astratto - ma perché ami la sua gente martoriata da troppi anni di guerre, dittatura, embarghi, terrorismo. Per questo hai voluto correre il rischio che sempre c'è a non restarsene in albergo, limitandosi a rilanciare i dispacci ufficiali, scendendo invece in strada a cercare la verità, le sue difficili ambiguità. Stiamo «dalla parte del torto», è vero ed è un bene. Cara Giuliana, a ogni vigilia di un tuo viaggio - come alla vigilia dei viaggi che ognuno di noi stava per fare in «zone difficili» - ci incontravamo non solo per stilare il programma di lavoro, ma anche per chiederci il senso di quella «missione», per dirci se ne valesse la pena. Ma la risposta è sempre stata - e sarà - la stessa: «Vale la pena, serve a noi per capire e far capire, serve alla nostra parte, gente che per non essere prigioniera di questo mondo deve essere in questo mondo». E poi è anche bello, accidenti se è bello, poter guardare e descrivere la vita in libertà, che è la storia di questo giornale, pagata con un'esistenza un po' precaria o, peggio, rischiando brutti incontri. E' un privilegio che ci teniamo stretti, perché rinunciarci sarebbe magari comodo m a terribilmente triste, una violenza contro noi stessi. Non vale neanche la pena dirti che è come se fossimo lì con te e, con noi, tante altre persone, che ti conoscono o ti leggono, che ieri hanno chiamato o sono venuti a trovarci. Quasi non serve ricordartelo, tu lo sai già. Come saprai dire anche a chi ti ha sequestrata l'insensatezza di quel gesto, lo stesso modo con cui hai saputo spiegare a noi e a tutti la follia della guerra, di una «democrazia» imposta con le armi, del terrorismo. Proprio con le medesime parole che hai usato in questi anni sul giornale. I n questo momento, anche se siamo preoccupati - insieme ai tuoi cari e ai tuoi amici - noi non lanciamo appelli, non facciamo abiure, non pietiamo nulla a nessuno. Vorremmo solo che la grande solidarietà che in queste ore è stata pronunciata nei tuoi confronti si traducesse in qualcosa di concreto. Chi ha scatenato la follia che è ricaduta su di te ha il dovere di muoversi per farti tornare libera al più presto. Chi ti ha sequestrata deve ascoltarti e convincersi che non sei nemica di nessuno. che a essere colpiti siamo noi - pacifisti, giornalisti di sinistra - e ci chiedono un pentimento. Siamo sicuri che tu non ti stai pentendo di una sola virgola di quello che hai scritto e non saremo certo noi a tradirti. Preferiamo condividere con te - per quanto possiamo, da qui - la paura di questo momento e di farlo insieme. E' la sola «arma» che abbiamo e che vorremmo esistesse nel mondo. E' il tuo e il nostro modo d'essere. per vincere assieme la paura, nello stesso modo in cui siamo scesi per strada cercando di fermare la guerra o per dire che la barbarie che l'ha accompagnata e s eguita non ci appartiene. Sarà come se tu fossi con noi, esattamente come - anche se fisicamente non è proprio così - noi siamo lì con te. Aspettiamo tue notizie. Per ora, un forte abbraccio da tutti noi e a presto. APPELLO DEL PADRE
"Liberate Giuliana, è per la pace"
Appello del padre di giornalista Sgrena
Franco Sgrena, il padre della giornalista italiana de "Il Manifesto" rapita in Iraq, ha lanciato il suo appello ai sequestratori. "Mia figlia Giuliana è sempre stata contro la guerra e per la pace. Faccio un appello perché la liberino", ha detto a Torino dove era per una manifestazione del Pdci. "Mia figlia è stata in quei posti tante volte. Le piace vedere le cose sul posto - ha aggiunto Franco Sgrena - per toccare con mano come stanno le cose. Per questo noi non eravamo preoccupati più di tanto. Era andata via tante volte". Il padre della giornalista rapita ha poi raccontato l' ultima telefonata ricevuta dalla figlia, sabato scorso. Giuliana Sgrena aveva parlato con la mamma Antonietta dicendole che non c'erano problemi e dilungandosi su come si erano svolte le elezioni. "Dalla Farnesina - ha concluso Sgrena - mi hanno detto che non ci sono notizie nuove, ma che si stanno interessando".
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