
La personale di Dafne Boggeri (Tortona, Alessandria, 1975; vive a Milano) trasforma gli spazi espositivi di Careof occupandoli con una serie di installazioni che indagano i concetti di memoria, normalità e identità di genere. A partire dal titolo della mostra, Vorrei che il cielo fosse bianco di carta, preso a prestito da una canzone sulla Resistenza, l’artista interviene servendosi di simboli e parole appartenenti alla nostra memoria collettiva, che stravolge alla ricerca di nuove composizioni e significati inesplorati.
Senza privilegiare un unico mezzo espressivo, ma servendosi di diversi media, Boggeri crea un percorso fatto di oggetti trovati e superfici costruite. Un soffitto costituito da pezzi di cartone bianco ridisegna profondamente la fisionomia dell’ambiente espositivo, immergendolo in un bianco nitido e immobile, enfatizzato ancor più dalle luci crude dei neon.
Nell’ambiente risuonano le parole spezzate del lavoro dedicato a Bettina Koester, Stop me if you think you’ve heard this one before. Boggeri ha intervistato la musicista tedesca -protagonista della scena No Wave di Berlino e New York degli anni ‘80- chiedendole di rispondere a una domanda riguardante la sua vita sentimentale. Il monologo di Bettina è stato diviso in parti differenti e registrato su diversi supporti audio, rendendo quasi impossibile ricostruire la narrazione della traccia originale. La privacy della cantante è in questo modo preservata e celata a orecchi indiscreti.
Dafne Boggeri - Spettrali, doppie, variabili - 2008 - squadre di plastica - dimensioni variabili
L’artista accenna ma poi nasconde, facendo solo intuire la complessità del discorso. La memoria delle parole di Bettina è consegnata ai diversi supporti audio che, posizionati in verticale su un piano, rimangono, scultura muta, a testimonianza di un racconto privato.
L’attitudine trasversale di Dafne Boggeri si rivela in queste collaborazioni, veri e propri cortocircuiti con altri sistemi artistici, in primo luogo con l’ambiente musicale. L’artista, dal passato di writer, è abituata a uscire dai luoghi deputati dell’arte per avviare sperimentazioni in spazi nuovi. Nascono così interventi come quello allo storico club parigino Le Pulp, raccontato in un libro d’artista.
Dafne Boggeri - Carte - 2008 - installazione, mazzo di carte - dimensioni variabili
Durante la serata di chiusura del club, Boggeri collabora con il collettivo musicale Kill The Dj, dando vita a una performance all’ingresso del locale. Prendendo spunto dal rituale che si consuma abitualmente davanti agli ingressi delle discoteche di tutto il mondo, l’artista crea dei timbri extra-large da apporre sulle braccia di chi entra. Per qualche giorno questi segni rimarranno sulla pelle di chi si è riunito per ballare fino al mattino come un marchio di riconoscimento, che presto tuttavia scomparirà, così come si è materializzato.
Un’altra volta un segno che individua, ma che poi si perde nella memoria.
Dal 12 giugno al 26 luglio 2008
Dafne Boggeri - Vorrei che il cielo fosse bianco di carta
a cura di Chiara Agnello
C/O Careof
Via Luigi Nono, 7 (zona Cimitero Monumentale) - 20154 Milano
Info: tel./fax +39 023315800; careof@careofl.org; www.careof.org

Francesca Londino









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