BCE: tassi al 3,5%

Il 7 dicembre deciso un rialzo dei tassi di interesse per l'Eurozona motivato da una crescita robusta e timori di inflazione. Quali aspettative per il 2007?

Nella riunione del 7 dicembre 2006, la Banca Centrale Europea
ha deciso di attuare una stretta monetaria aumentando di 25 punti base
(cioè dello 0,25%) il tasso ufficiale di sconto per l’Eurozona. Il tasso
ufficiale passa quindi dal 3,25% al 3,5%.

Nella “tradizionale” conferenza stampa, in cui vengono spiegate le ragioni delle
decisioni prese, il Presidente Trichet ha dichiarato che, al livello del
3,5% i tassi restano ancora bassi, cioè che la politica monetaria della
BCE è attualmente ancora “accomodante”. Pertanto, se come previsto la crescita
dei prossimi mesi si dimostrerà robusta, la Banca Centrale Europea non esiterà
ad alzare ulteriormente i tassi di interesse per evitare pressioni
inflazionistiche. Secondo gli esperti che analizzano dettagliatamente ogni
sfumatura di significato che si nasconde tra le righe dei discorsi di Trichet,
l’aver utilizzato l’espressione “necessità di seguire con molta attenzione”
l’evolversi dello scenario economico europeo, al posto della consueta “attività
di vigilanza”, indicherebbe una particolare apprensione dei membri della BCE e
la loro intenzione di provvedere ad ulteriori aumenti dei tassi nel medio-breve
periodo.

Indubbiamente l’aumento al 3,5% era dato per certo da tutti gli operatori, tanto
che le aspettative di tale rialzo erano già ampiamente incorporate nei
mercati finanziari
. Le previsioni per il futuro delle principali società di
investimento e di intermediazione risultano tuttavia più caute riguardo a futuri
ulteriori aumenti. Le principali società di intermediazione finanziaria infatti
indicano come previsione per tutto il 2007 un livello dei tassi ufficiali nella
zona dell’Euro fermo al 3,5%.

Secondo la teoria economica tradizionale, l’aumento dei tassi ufficiali di
interesse, ripercuotendosi interamente sulla struttura dei tassi del sistema, è
lo strumento tradizionale per calmierare la domanda aggregata (soprattutto nelle
sue componenti di spesa per investimenti e per consumi durevoli), al fine di
combattere pressioni inflazionistiche
derivanti da una crescita sostenuta e
troppo vicina a livelli di piena occupazione. In questa ottica, l’aumento dei
tassi dovrebbe andare ad incidere proprio sulla tanto discussa “bolla” del
mercato immobiliare
, con un effetto down-sizing.

Negli Stati Uniti, intanto, il tasso ufficiale sui Fed Funds rimane al
livello del 5,25% dal giugno 2006, mentre in Giappone, nonostante tutti
gli investitori si dichiarino sostanzialmente ottimisti sul futuro dell’economia
nipponica, che pare essere ormai in uscita dalla lunga crisi, i tassi rimangono
straordinariamente bassi al livello dello 0,25%.

La situazione dei tassi ufficiali di interesse nelle principali economie del
mondo si presenta, attualmente, come segue:

&#nbsp;

TUS area euro:&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp; 3,50%

USA Fed Funds&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp; 5,25%

TUS Gran Bret.&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp; 5,00%

TUS Giappone&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp; 0,25%

&#nbsp;

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