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La Banca Centrale Europea dovrebbe:
A cura di Francesco Venuti
Pubblicato il 23/01/2008
Drastico e rapidissimo taglio dei tassi di interesse da parte della banca Centrale Statunitense. Per ritrovare un evento simile occorre tornare all'11 settembre. Quali effetti ha avuto questa decisione sui mercati e perchè è stata presa?
Dopo un giorno e mezzo di fortissima volatilità delle borse di tutto il mondo, segnate soprattutto da forti ondate di vendite e di ribassi, la Banca Centrale Statunitense, la FED, guidata da Ben Bernanke, si è riunita d'urgenza martedì 22 gennaio ed ha deciso di tagliare immediatamente e un po' a sorpresa i tassi ufficiali addirittura di 75 punti base, portando così il tasso di interesse sui FED FUNDS dal 4,24% al 3,5% (mentre il tasso ufficiale scende al 4%, anch'esso ridotto delloo 0,75%). Alcuni hanno parlato di una "sforbiciata" ai tassi, ma in realtà si tratta più propriamente di un vero e proprio colpo d'accetta.
E' questo, infatti, un intervento particolarmente rapido e, soprattutto, massiccio. Molti analisti hanno paragonato questo evento eccezionale ai giorni successivi allo shock dell'11 settembre 2001. Ma allora i tassi furono tagliati "solo" di 50 punti base, anche se le modalità furono sostanzialmente le stesse (cioè una riunione straordinaria al di fuore dei programmati incontri FOMC).
In questo modo, la FED ha cercato di arginare i massicci crolli di tutte le borse, non solo statunitensi, ma anche europee ed asiatiche. Infatti, sia le piazze del vecchio continente che quelle orientali sono state invase da ondate di timori di una forte recessione degli Stati Uniti. Anche se alcuni analisti ipotizzano che gli Stati Uniti in realtà stiano già uscendo dalla recessione e che l'economia abbia superato la sua fase più critica, anche se i dati che rappresentano necessariamente un quadro "storico", ancora per alcuni mesi potrebbero trasmettere segnali negativi, tuttavia i mercati sembrano non crederci.
L'effetto "sorpresa" in situazioni di questo genere è decisamente fondamentale per contrastare situazioni di ondate di vendita e crolli diffusi e generalizzati. Infatti, qualora la riduzione dei tassi fosse annunciata, i mercati l'avrebbero lentamente scontata nei periodi che la precedono.
L'intervento della FED ha pertanto calmato ed iniettato un po' di fiducia nei mercati, ma solo momentaneamente e non in modo convincente. Infatti, la volatilità è rimasta molto elevata e i listini non sono ritornati pienamente positivi. Alcuni si aspettano un ulteriore massiccio taglio del tasso di interesse (50 o 75 punti base) nel prossimo incontro della FED, questa volta da tempo calendarizzato, e previsto per fine gennaio. Si afferma infatti che Bernanke sia intenzionato ad utilizzare al massimo tutti gli strumenti possibili di politica monetaria per attutire e contrastare la recessione statunitense. Per il momento, tuttavia, pare ancora predominare su tutti i mercati una situazione di forte incertezza, velata addirittura da punte di paura.