Nel corso dei secoli, l’evoluzione della tecnica ha affinato le prime applicazioni portandole ad un livello di maturità più elevato grazie al quale, le nascenti realtà industriali del tardo settecento e primo ottocento ricevettero un notevole impulso, grazie al ruolo primario che l’energia idraulica rivestì, in un primo momento, come fonte di energia. E’ nel 1770 che l’ingegnere francese Bernard Forest de Bélidor scrive il volume “Architecture Hydraulique” nel quale descrive macchine idrauliche ad asse verticale ed orizzontale ma è un ingegnere britannico John Smeaton, che per primo costruì ruote idrauliche di ghisa di dimensioni notevoli.
Nonostante ciò le macchine idrauliche furono comunque sostituite dalle macchine a vapore nel momento in cui, unitamente ad una più facile reperibilità di carbone fossile, l’esigenza di potenza doveva essere svincolata dalla disponibilità stagionale della risorsa idrica e, ad ogni modo, dalla presenza nelle vicinanze delle attività di un corso d’acqua o di un bacino naturale di accumulo da cui poter attingere.
All’inizio del secolo scorso, grazie alla crescente domanda di elettricità cui fece seguito lo sviluppo dei generatori elettrici, la forza motrice idraulica fu rivalutata come fonte energetica; l’accoppiamento di turbine idrauliche a generatori di corrente elettrica dava così il via allo sfruttamento dell’energia idroelettrica su scala industriale, la quale era basata su di una tecnologia che si è mantenuta praticamente inalterata sino ad oggi.

Matteo Riccieri









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