Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra, responsabili del surriscaldamento del pianeta. Il Protocollo è stato sottoscritto a Kyoto il 7 dicembre 1997, il giorno seguente alla chiusura ufficiale della terza Conferenza delle Parti della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC). L’adozione del Protocollo di Kyoto ha rappresentato la tappa più rilevante del processo di negoziazione per il controllo del cambiamento climatico, avviato dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992. L’accordo è entrato in vigore 90 giorni dopo la ratifica del Protocollo effettuata da almeno 55 Parti aderenti alla Convenzione, le cui emissioni rappresentino almeno il 55% del totale di CO2 al 1990 dei paesi appartenenti all’Annex, ossia dei paesi OCSE e delle Economie in Transizione (paesi dell’Europa Centrale e dell’Est).
Il protocollo di Kyoto ha come obiettivo la riduzione delle emissioni di sei gas, principali responsabili dell’effetto serra: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido di azoto (N2O), esafluoruro di zolfo (SF6), idrofluorocarburi (HFCs) e perfluorocarburi (PFCs). I Paesi soggetti a vincolo di emissione sono 39, indicati nell’Annex I. Il tasso di riduzione delle emissioni (misurate in CO2 equivalenti, in relazione al “Global Warming Potential” indicato dall’IPCC per ciascun gas) è differenziato per ogni Paese. Il valore medio di riduzione è pari al 5,2%.
Alcuni significativi tassi di riduzione sono: Unione Europea -8%, USA -7%, Canada, Ungheria, Polonia e Giappone -6%, Russia, Ucraina e Nuova Zelanda stabilizzazione delle emissioni, Norvegia +1%, Australia +8% ed Islanda +10%. L’obiettivo di riduzione è da realizzare nell’intervallo 2008-2012, utilizzando come anno base il 1990 per i primi tre gas o, per i restanti tre e a discrezione della Parte, il 1995.

Matteo Riccieri









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