
La leggenda narra che i Nommo, gli otto antenati dei Dogon, arrivarono sulla Terra dalle stelle e vi portarono un paniere contenente l’argilla necessaria alla costruzione dei granai dei villaggi. All’interno di questi granai, che nella cosmogonia dei Dogon rappresentano l’universo, vi sono delle scale, che, oltre a simboleggiare le coppie di maschi e femmine che generarono i Dogon, costituiscono anche la trasposizione a terra di costellazioni e stelle: a nord le Pleiadi, a sud Orione, ad est Venere e ad ovest una stella cometa.Ilnbsp;primo contatto tra i Dogon e la cosiddetta civiltà risale al 1907 e a partire dal 1931 due antropologi francesi,nbsp; Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, iniziarono a studiare questa etnia, vivendo per molti anni a stretto contatto con i suoi membri e riuscendo persino a conquistare la stima e la fiducia degli anziani e dei sacerdoti.Lo sciamano Ogo Temmeli, con cui Griaule strinse una profonda amicizia, spiegò all’antropologo che le conoscenze astro-cosmogoniche, in possesso degli anziani e dei membri della casta sacerdotale, erano state trasmesse loro dai misteriosi Nommo, creature anfibie civilizzatrici originarie del sistema stellare di Sirio. È estremamente interessante notare come i Dogon sapessero e sappiano che Sirio non è un’unica stella, bensì un sistema ternario, un sistema stellare, cioè, costituito da tre stelle e di come siano anche al corrente del fatto che Sirio B effettua una rivoluzione intorno a Sirio A, descrivendo un’orbita ellittica in un periodo di 50 anni. I Dogon, inoltre, conoscono l’esatta posizione che Sirio A assume all’interno dell’orbita ellittica descritta da Sirio B.
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