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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Mon, 06 Oct 2008 17:13:19 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>I druidi</title>
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	<pubDate>Thu, 29 Jul 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>antiche_religioni</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>E adesso, prima di tutto, cerchiamo di chiarire il significato del termine “<EM>druido</EM>”. </p>
<p>Gli autori antichi hanno confuso i druidi con altri personaggi celti (come i bardi, per intenderci) o con maghi di vario genere. </p>
<p>Per molto tempo è stato anche commesso un errore grossolano sull’etimologia del termine “druido”: in base a un passo di Plinio il Vecchio, la parola è stata posta in relazione con un termine greco, il cui significato era “quercia”. In realtà “druido” deriva da <EM>dru-wed-es</EM> (i tre sapienti), che contiene la stessa radice del verbo latino <EM>videre</EM> e che sottolinea sia il carattere prettamente celtico della parola sia il suo legame con le lingue del ceppo indoeuropeo.</p>
<p>Ma vediamo chi erano i druidi.</p>
<p>Per F. Roux e C.-J. Guyonvarc’h, la cui opera è ancora una delle più esaurienti sull’argomento, il druido è “il sacerdote investito dell’autorità spirituale, colui che conserva la scienza sacra, ministro della religione e custode della tradizione”.  I druidi costituivano quindi la classe sacerdotale di una società suddivisa, come tutte quelle indoeuropee, in tre grandi caste: i druidi sarebbero quindi equiparabili ai bramini indiani e ai flamines romani.</p>
<p>Là dove essi si trovavano (la loro presenza non è testimoniata in tutto il mondo celtico), godevano di un’indiscussa autorità: servivano da <EM>trait d’union</EM> tra le diverse etnie, unite da una stessa cultura, ma sempre in reciproco disaccordo. </p>
<p>Erano organizzati secondo un ordine gerarchico e, soprattutto in Gallia, obbedivano a una sorta di “druido supremo”. Tuttavia questa gerarchia non era rigida: al contrario era molto elastica poiché ognuno poteva, una volta in possesso della conoscenza sufficiente delle pratiche cultuali, accedere ai gradi superiori.</p>
<p>Il “reclutamento” non era dunque ereditario e chiunque poteva diventare un druido, a condizione, naturalmente, di passare attraverso le scuole istituite appositamente per il clero. </p>
<p>Benché talvolta si siano serviti di un alfabeto composto di “bastoncini” diritti, obliqui o orizzontali (la cosiddetta scrittura orgamica) per incidere su legno o su pietra formule magiche, i druidi tramandarono oralmente ogni loro insegnamento. </p>
<p>All’epoca di Cesare, occorrevano almeno vent’anni per assimilare tutte le conoscenze ritenute necessarie per divenire “sapienti”.</p>
 
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Gli autori antichi hanno confuso i druidi con altri personaggi celti (come i bardi, per intenderci) o con maghi[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Atlantide</title>
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	<pubDate>Thu, 29 Jul 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>l_atlantide</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La localizzazione dell’Atlantide in varie parti del mondo (ultimamente anche nell’Antartide) non è appoggiata da nessuna prova geologica, biologica o storica.</p>
<p>Circa cinquant’anni fa uno studioso greco, Marinatos, e più recentemente un altro, Galanopoulos, hanno creduto che l’Atlantide potesse identificarsi con Creta, e che la scomparsa della civiltà potesse essere messa in relazione con la catastrofe di Santorino. </p>
<p>Il Galanopuolos ha sostenuto che, nel racconto di Platone, bisogna cambiare radicalmente la scala dei tempi e delle distanze. </p>
<p>Egli suppone che, quando gli egiziani dicevano “cento”, Solone abbia inteso “mille”, e che quindi i novemila anni dell’antichissima Atene, diventino novecento: il che riporta l’epoca degli avvenimenti attorno, appunto al 1450. </p>
<p>Del resto se i sacerdoti avessero veramente preteso di ricordare avvenimenti di novemila anni prima, avrebbero chiaramente millantato una antichità dei loro scritti e documentazioni assolutamente impensabili: infatti il mitico Menes, primo Faraone, è vissuto intorno al 3000 a.C. quindi non più di 2500 anni prima di Solone.</p>
<p>Inoltre, quando gli egiziani parlavano di una “grandissima isola” situata “molto ad Occidente”, potevano benissimo indicare Creta, che è la più grande isola del Mediterraneo Orientale ed è posta ad occidente dell’Egitto.</p>
<p>Ma per Solone, ateniese, Creta è a Oriente: quindi egli può avere interpretato tale indicazione come quello di un continente situato “molto ad Occidente” di Atene: l’unico posto dove collocare un continente così grande, ad occidente, è appunto l’Oceano Atlantico.</p>
<p>Una volta accettate queste due possibilità, l’identificazione dell’Atlantide con Creta diventa plausibile.</p>
 
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	<title>Salvato da un delfino</title>
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	<pubDate>Thu, 29 Jul 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>fatti_strani_o_macabri</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nei primi giorni di agosto del 1982, l’undicenne Nick Christides stava facendo il surf nell’Oceano Indiano, davanti a una spiaggia delle isole Cocos, quando fu portato via dai marosi. </p>
<p>Per quattro giorni galleggiò alla deriva in acque infestate dagli squali mentre imbarcazioni e aerei lo ricercavano invano. </p>
<p>Per fortuna Nick trovò un amico: un delfino che gli stette vicino fin dall’inizio della sua avventura e lo difese dai pescicani che lo minacciavano. </p>
<p>Il delfino rimase al suo fianco rintuzzando gli attacchi degli squali. Fece anche in modo che il bambino non perdesse le forze e andasse a fondo. </p>
<p>Alla fine Christides fu avvistato da un aereo e tratto in salvo. </p>
<p>Suo padre disse ai giornalisti: “Il delfino non l’ha mai abbandonato per un attimo: o nuotava al suo fianco oppure gli girava intorno. Deve aver capito che Nick era in difficoltà e veniva spinto sempre più in alto mare dalla corrente settentrionale”.</p>
 
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	<title>Il popolo etrusco</title>
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	<pubDate>Sat, 12 Jun 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>gli_etruschi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Quando, nell’estate del 1964, dallo scavo dei templi di Pirgi, antico porto di Cerveteri, vennero alla luce le tre lamine d’oro contenenti rispettivamente due iscrizioni etrusche e una fenicia, gli archeologi si resero subito conto dell’importanza eccezionale del ritrovamento. Per la prima volta era possibile confrontare la lingua etrusca con un idioma di una civiltà mediterranea contemporanea, attraverso testi dal contenuto quasi identico. La lingua etrusca stava finalmente per svelare i suoi enigmi, e con essi quelli dell’origine di un popolo che è certamente il più amato tra quelli dell’antichità?</p>
<p>La straordinaria avventura del popolo etrusco ebbe inizio nell’VIII secolo a.C., quando gruppi di navigatori e di commercianti greci ed egei iniziarono a colonizzare vasti territori del Mediterraneo, stabilendo numerosi insediamenti anche nella parte meridionale della nostra penisola. La civiltà villanoviana era in quel tempo estesa a larga parte dell’Italia centrale e a zone dell’Emilia e della Campania; l’introduzione di popolazioni, idee, fermenti e prodotti nuovi in un ambiente culturale assai vivo e ricettivo provocò il passaggio alla fase cosiddetta “orientalizzante”, che è riconosciuta come l’atto di nascita della civiltà etrusca evoluta.</p>
<p>La questione dell’origine del popolo etrusco è dibattuta ed insoluta da due millenni. Infatti, già nell’antichità, le opinioni degli storici erano discordi: Erodoto (V secolo a.C) racconta dell’arrivo sulle coste tirreniche di una massiccia migrazione proveniente dalla Lidia (Asia Minore), guidata dal figlio di Ati, re dei Lidi, di nome Tirreno. In seguito ad una carestia, i Lidi scesero a Smirne e dopo aver costruito alcune navi e avervi raccolto tutti gli oggetti preziosi della comunità “drizzarono le vele alla ricerca di una terra e di mezzi di sostentamento fino a che, dopo aver costeggiato molte spiagge, raggiunsero la terra degli Umbri. Ivi fondarono le città nelle quali vivono tuttora, ma cambiarono il loro nome di Lidi in un altro, derivandolo da quello del figlio del re che li aveva guidati: si chiamarono Tirreni”. </p>
<p>Anche gli autori antichi Ellanico e Anticlide concordano su questa versione, identificando nel popolo guidato da Tirreno i mitici Pelasgi, secondo Anticlide giunti in Toscana dopo aver colonizzato le isole egee di Lemno e di Imbro.</p>
<p>Dionigi di Alicarnasso (I secolo a.C.) sostiene invece la versione della formazione autoctona di un popolo di nome Rasenna. Egli scrisse infatti (I, 25-30): “Non credo che i Tirreni siano emigrati dalla Lidia gli Etruschi non sono un popolo immigrato da terre straniere, bensì una razza indigena essi sono un popolo antichissimo che non assomiglia a nessun altro sia per quanto concerne la lingua che i costumi”</p>
<p>Continua</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>La reincarnazione di un uomo che era stato ucciso</title>
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	<pubDate>Sat, 12 Jun 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>reincarnazione</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Come ho già detto negli interventi precedenti riguardanti la reincarnazione, il dottor Ian Stevenson è il principale esperto mondiale in fatto di reincarnazione, uno specialista nelle indagini su casi di bambini che sembrano ricordare vite precedenti. </p>
<p>Particolarmente impressionanti sono quei casi in cui il bambino nasce con delle voglie apparentemente ereditate dalla sua esistenza passata. </p>
<p>Una delle vicende più drammatiche studiate dal dottor Stevenson è quella di Ravi Shankar, nato a Kanauj, nello stato indiano dell’Uttar Pradesh, nel 1951.</p>
<p>Fin dalla prima infanzia, Ravi sostenne di essere in realtà figlio di un uomo di nome Jageshwar, un barbiere che abitava in una regione vicina. Affermava inoltre di essere stato ucciso. </p>
<p>L’attuale suo padre non credeva una sola parola di tutto questo e cominciò a picchiarlo per fargli smettere di dire assurdità del genere, ma le percosse non ebbero l’effetto di sopprimere i ricordi di Ravi, e più gli anni passavano più egli diventava ossessionato dalle reminescenze della sua esistenza passata. Per di più sviluppò la strana allucinazione che gli assassini che lo uccisero nella sua vita precedente stessero ancora attentando alla sua incolumità. </p>
<p>Anche se l’intera storia appariva fantastica, Ravi era nato, in effetti, segnato da una strana riga: un segno ininterrotto, lungo cinque centimetri, sotto il mento che faceva pensare a una ferita da arma da taglio.</p>
<p>Alla fine i ricordi e l’ossessione di Ravi furono fatti risalire a un omicidio che era avvenuto in quella regione sei mesi prima della sua nascita. Il 19 luglio 1951 il giovane figlio di Jageshwar Prasad, un barbiere del posto, era stato assassinato e decapitato da due uomini. Essi, che erano parenti del barbiere, volevano ereditare la sua proprietà. Gli assassini furono arrestati, ma poi vennero rilasciati per un cavillo giuridico.</p>
<p>Quando Jageshwar Prasad venne a conoscenza di quanto Ravi andava sostenendo, decise di far visita alla sua famiglia per controllare di persona le sue affermazioni. Il barbiere conversò a lungo con Ravi, che gradatamente giunse a riconoscerlo come il padre della sua vita precedente. Ravi gli fornì perfino informazioni dettagliate sul suo assassinio, informazioni note soltanto a Jageshwar e alla polizia. E ancor oggi Ravi ha sotto il mento quel curioso segno che è ciò che rimane a testimonianza del suo omicidio.</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>Sotto le acque del Bosforo e sul fondo del Lago del Diavolo</title>
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	<pubDate>Sat, 12 Jun 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>fatti_strani_o_macabri</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Ai visitatori del museo Topkapi di Istambul, in Turchia, viene spesso raccontato delle crudeltà e dei pericoli dei tempi in cui il Topkapi, costruito su un’alta rupe affacciata sul Bosforo, era il palazzo imperiale dei sultani turchi. </p>
<p>Essi, come gli imperatori romani, avevano il potere di vita o di morte sui loro sudditi. </p>
<p>Uno dei racconti più impressionanti narra della punizione che era riservata alle concubine del sultano che, per impertinenza o infedeltà, avevano scatenato la sua collera.</p>
<p>“Abdul il Dannato” fu particolarmente famoso per la sua ferocia. La pena per le sue infelici concubine era quella di essere chiuse, vive, in un sacco, che poi veniva cucito con dentro dei pesi e gettate attraverso uno scivolo, nelle acque del Bosforo. Ma esse lasciarono un’agghiacciante traccia. Anni più tardi dei palombari che lavoravano a grande profondità nei pressi del palazzo s’imbatterono spesso in quei sacchi appesantiti ritti sul fondo del mare, oscillanti avanti e indietro nella fredda corrente marina come se fossero dotati di vita propria.</p>
<p>Nel 1951 un episodio ancora più macabro fu vissuto in Cecoslovacchia da dei sommozzatori in uno specchio d’acqua detto Lago del Diavolo.</p>
<p>Essi cercavano il corpo di un giovane che si presumeva fosse annegato in seguito al rovesciamento della sua barca. Quello che però trovarono nelle profondità del lago non fu un solo ma molti corpi, e non soltanto di esseri umani.</p>
<p>Si trattava di soldati in completa uniforme da combattimento, alcuni seduti su carri o su cassoni, e molti dei cavalli erano ancora ritti sulle zampe, bardati di tutto punto. </p>
<p>Erano tutto quanto restava di un’unità di artiglieria germanica che, mentre attraversava il lago ghiacciato durante la ritirata tedesca della seconda guerra mondiale, era sprofondata nelle acque, probabilmente in seguito ad un bombardamento, ed era rimasta in fondo al lago.</p>
<p>Le acque estremamente fredde e profonde avevano conservato i tedeschi e i loro cavalli per dodici anni, e li avrebbero mantenuti là per molti anni ancora, in quella posizione e pronti al combattimento ma morti.</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>Il Conte Dracula</title>
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	<pubDate>Sun, 06 Jun 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>vampirismo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Vlad, negli anni del suo governo, si distinse particolarmente per il suo valore di guerriero nelle battaglie contro i turchi e per la sua spietata crudeltà.</p>
<p>Alla sua morte, come avviene spesso per regnanti estremamente malvagi, si crearono intorno alla sua figura leggende di terrore e di morte (non di vampiro però) e queste leggende, convalidate da cronache dell’epoca e racchiuse in ventotto manoscritti di cui diciannove in lingua slava del 1486 e nove in lingua tedesca del 1462 (ne esistono altri ma ci sono dei dubbi sul fatto che siano attendibili) hanno dato a Vlad Drakul quell’alone di soprannaturale sopravvissuto fino ad oggi.</p>
<p>Vi cito alcuni brani tratti dai manoscritti in lingua tedesca:</p>
<p>1)Emanò una legge per cui tutti i ladri dovevano essere puniti con la morte. Questa legge era applicata alla lettera e contribuì a far calare in modo impressionante i furti a danno di chiunque.</p>
<p>2) Invitò in una casa della sua tenuta tutti i mendicanti di Targoviste e offrì loro un pranzo principesco. Al termine domandò se fossero stati felici. La risposta naturalmente fu affermativa e, affinché non dovessero tornare all’infelicità, fece dar fuoco alla casa bruciandoli vivi.</p>
<p>3) Riunì i malati e gli storpi in un palazzo, gli diede fuoco e li lasciò bruciare vivi per far si che il suo popolo fosse sano.</p>
<p>4) Volle costruire una foresta di 20.000 turchi impalati.</p>
<p>5) Essendo l’impalatura una delle sue torture preferite, un giorno conversando con un monaco domandò cosa ne pensasse della punizione che riservava a coloro che mancavano verso di lui o verso la società. Il monaco definì la tortura dell’impalamento atroce ed inumana, aggiungendo che le sue vittime erano martiri agli occhi di Dio. Vlad volle che anch’egli fosse un martire.</p>
<p>6) Una volta che degli ambasciatori turchi si presentarono al suo cospetto senza togliersi il fez come da loro usanza, Vlad glieli fece inchiodare sulla testa.</p>
<p>Possiamo quindi dire che portò le torture quasi a raffinatezze artistiche.</p>
<p>Fra le tante mostruosità preferiva il supplizio del palo, da cui l’appellativo di Tepes “impalatore”. Ed è col paletto appuntito che si uccidono i vampiri e forse in questa predilezione per i pali sta una delle ragioni che associarono Dracula alla tradizione vampiresca.</p>
<p>Si dice anche che il mito vampiresco crebbe intorno a lui a causa dei pipistrelli che infestavano la zona dove abitava. La tradizione rumena parla di pipistrelli, probabilmente idrofobi, che volavano dal castello, attaccando e mordendo chiunque si avvicinasse.</p>
<p>E’ stato facile quindi per la fantasia popolare associare un così malefico signore alle caratteristiche dei ripugnanti volatili a forma di topo che ne costituivano la corte minacciosa in agguato sui torrioni del maniero.</p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>Vlad, negli anni del suo governo, si distinse particolarmente per il suo valore di guerriero nelle battaglie contro i turchi e per la sua spietata crudeltà.
Alla sua morte, come avviene spesso per[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Clipeologia</title>
	<link>http://guide.supereva.it/fantasmi/interventi/2004/05/160352.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 26 May 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>clipeologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1851, nell’Illinois , a Whiteside Country, venivano tratti da 36,5 metri circa di profondità due anelli di rame. E nel giugno dello stesso anno, nei pressi di Dorchester (Massachussetts) un’esplosione liberava da un solido masso formatosi in età remotissima, un vaso a forma di campana, d’un metallo sconosciuto, ornato con motivi floreali in argento.</p>
<p>Ebbene, da quale origine possono derivare questi oggetti? Nessuno può dirlo con sicurezza.</p>
<p>Ma questi non sono certo i soli oggetti di questo tipo, ritrovati. </p>
<p>Da molto tempo circola la storia di un medico che rinvenne in California un bel pezzo di quarzo aurifero e se lo portò a casa come souvenir . Accidentalmente il quarzo si ruppe e dal suo interno uscì un piccolo oggetto metallico, dalla forma che ricordava quella di un manico di secchio. Non siamo riusciti a scoprire il nome del medico né ad accertare dove sia finito il reperto; questo non ci autorizza tuttavia a pensare che si tratti di una favoletta sia perché del fatto si trova traccia in serie pubblicazioni scientifiche sia per il successivo ritrovamento a considerevole distanza di un oggetto simile.</p>
<p>Il secondo “manico di secchio” venne alla luce in una cava di Kingoodie, nell’Inghilterra del nord. Esso si trovava racchiuso per metà in un blocco di pietra lungo  23 cm, formatosi senza dubbio nel Pleistocene (da 8500 a 700 mila anni fa): gli studiosi gli attribuiscono un’età minima di 10-12 mila anni, ma non escludono che sia molto, molto più antico.</p>
<p>Le scoperte più sbalorditive si dovevano però verificare nel 1869 e nel 1885. In questo ultimo anno saltò fuori da una miniera austriaca uno stranissimo cubo metallico, attualmente conservato nel museo di Salisbury. Il “letto” di carbone in cui fu rinvenuto risale indubbiamente all’era Terziaria (da 70 a 12 milioni di anni fa) ; l’oggetto dopo esser stato analizzato risultò composto di ferro e carbonio, con una modesta quantità di nichelio. “ Una meteorite” dichiararono alcuni esperti, basandosi su questi dati piuttosto improbabili.</p>
<p>Una meteorite cubica, con una delle due facce opposte perfettamente arrotondata? </p>
<p>Potremmo si ammettere che si tratti di un bel bolide celeste, ma dovremmo allora propendere per una di queste due ipotesi: il cubo è piovuto sulla terra tale e quale da un altro mondo o è stato ricavato sul nostro pianeta da un informe masso proveniente dallo spazio.</p>
<p>La prima supposizione è inaccettabile: anche se avesse avuto la fortuna di conservarsi inalterato alla partenza, l’oggetto sarebbe stato ridotto ad un grumo informe in seguito all’attrito atmosferico. La seconda poi, è tanto è tanto fantastica quanto la congettura che lo vorrebbe fuso e modellato sul nostro globo: lavorare una meteorite del genere, infatti, è pressoché impossibile, a meno che non si disponga dei mezzi offerti dalla tecnica moderna.</p>
<p>A sconvolgere il mondo scientifico fu, nel novembre del 1869, un minuscolo oggetto che non esisteva nemmeno più, ma che aveva lasciato una traccia inconfutabile: una vite lunga 5,08 cm, rimasta per incalcolabili millenni a consumarsi nel cuore d’una roccia delle cosiddette “Gallerie dell’Abbazia” di Treasure City, nel Nevada.</p>
<p>Quando la pietra venne spaccata proprio in quel punto, la vite (di ferro, si suppone) non esisteva più. Esistevano però i suoi contorni, nitidissimi, rivelanti un “verme” perfetto.</p>
<p>“Lo strato che li conserva è antichissimo” dichiararono gli esperti dell’Accademia delle Scienze di San Francisco. “Questa scoperta potrebbe retrodatare di milioni d’anni fa la storia dell’umanità”.</p>
<p>Si fece molto rumore, allora, attorno allo straordinario reperto, ma presto i dibattiti si affievolirono, cessarono e sulla “vite di Treasure City”, come su tanti altri sbalorditivi avvenimenti, scese il silenzio.</p>
<p>Sempre nel Nevada, in un filone aurifero del Cow Canyon, 25 miglia ad est di Lovelock, qualcosa d’altrettanto sensazionale doveva far allibire, discutere e quindi ammutolire gli scienziati: l’impronta d’un piede umano stampata sull’argilla in piena metà dell’era Terziaria: un’impronta aggraziata, impressa da una creatura dal corpo armonioso, equilibrato, agile, in un’epoca che l’antropologia tradizionale ci dice ancora lontanissima dalla comparsa dei nostri presunti antenati scimmieschi!</p>
<p>Continua</p>
 
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	<description>Nel 1851, nell’Illinois , a Whiteside Country, venivano tratti da 36,5 metri circa di profondità due anelli di rame. E nel giugno dello stesso anno, nei pressi di Dorchester (Massachussetts)[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Il triangolo delle Bermuda</title>
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	<pubDate>Wed, 26 May 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>il_triangolo_delle_bermuda</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nel cielo sopra Lauderdale si trova un’altra squadriglia agli ordini del tenente Robert Cox. </p>
<p>Cox capta una strana conversazione radio: qualcuno chiede “Powers, Powers che cosa segna la tua bussola?”. Poco dopo la domanda viene ripetuta e questa volta Cox sente la risposta: “Non so dove siamo. Ci siamo persi dopo l’ultima virata”.</p>
<p>Il caposquadriglia avverte subito la base, dove si accerta che Powers è il nome di uno degli ufficiali dei TBM Avengers.</p>
<p>I cinque piloti della squadriglia, a quanto riferì Cox, discutevano fra loro. La confusione era totale: Taylor aveva entrambe le bussole di bordo guaste e procedeva ora in una direzione ora in un’altra, cercando di capire dove si trovava la sua squadra. Più volte Cox udì Taylor fare riferimento ad una terra che via via riusciva ad avvistare: per esempio, una “terra spezzettata” che secondo il pilota in difficoltà dovevano essere le Florida Keys.</p>
<p>La base di Lauderdale cerca di tenere i contatti con gli aerei della squadriglia, spesso senza riuscirci: il panico si è chiaramente impadronito di tutti i membri degli equipaggi.</p>
<p>Passano i minuti, la torre di controllo, per qualche motivo che non è stato chiarito, non riesce poi più a mettersi in contatto con gli aerei, ma è in grado di udirne le comunicazioni scambiate: alle 16,00 il tenente Taylor crede di essere sopra il Golfo del Messico, ma non riesce a capire in che direzione sta volando. Poco dopo la torre può udire il caposquadriglia cedere il comando a un altro pilota, probabilmente perché tutti i suoi strumenti di bordo non funzionavano.</p>
<p>Uno degli aerei si distacca dalla squadriglia: si ode distintamente il pilota esclamare “Ci stiamo dirigendo in alto mare! Non torneremo più a terra!”</p>
<p>Intanto alla base si stavano organizzando i soccorsi.</p>
<p>Parte alla ricerca della squadriglia un grosso idrovolante bimotore, un Martin Mariner, con un equipaggio di 13 uomini.</p>
<p>Alla base di Lauderdale si vivono drammatici momenti: non solo non si riesce a mettersi in contatto con la pattuglia, ma anche la ricezione delle loro radio va affievolendosi, come se la distanza tra gli aerei e la base aumentasse continuamente.</p>
<p>L’ultimo messaggio ricevuto dal tenente Taylor, informava di forti venti che gli aerei avevano incontrato.</p>
<p>Nel “giallo” che ne seguì, si disse anche che il caposquadriglia aveva pronunciato frasi misteriose, incomprensibili. Per esempio: “Stiamo entrando nell’acqua bianca siamo smarriti” e anche “Non seguitemi! Non seguitemi!”</p>
<p>Ma, di questi messaggi, non esiste alcuna conferma.</p>
<p>Da quel momento, dei 5 aerei Avengers, nessuno seppe più nulla.</p>
<p>Continua</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20040526020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20040526020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20040526020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20040526020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ffantasmi%2Finterventi%2F2004%2F05%2F160353.shtml"/></p>
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	<description>Nel cielo sopra Lauderdale si trova un’altra squadriglia agli ordini del tenente Robert Cox. 
Cox capta una strana conversazione radio: qualcuno chiede “Powers, Powers che cosa segna la tua[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Atlantide</title>
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	<pubDate>Wed, 26 May 2004 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
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    <category>l_atlantide</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Quanto sappiamo dell’Atlantide ci è stato trasmesso da Platone, l’insigne filosofo greco vissuto intorno al 400 a.C.</p>
<p>Nel dialogo “Timeo” egli riferisce una conversazione fra Socrate e i suoi amici e discepoli Timeo, Crizia ed Ermocrate. </p>
<p>Crizia riferisce quanto Solone, il legislatore di Atene, vissuto circa 200 anni prima, aveva raccontato a suo nonno, e cioè che viaggiando in Egitto, si suppone verso il 570 al 560 a.C. aveva saputo dai sacerdoti egiziani che dai documenti conservati nei loro templi, risultava che un’antichissima Atene era esistita 9.000 anni prima: che questi pre-Ateniesi avevano combattuto contro un popolo di elevata civiltà, abitante una grandissima isola, un continente, posta oltre le Colonne d’Ercole, nell’Atlantico, circondata da isole minori, tanto che era agevole il passaggio da essa all’opposta sponda dell’oceano: “Oltre quelle che ancor oggi si chiamano Colonne d’Ercole si trova un grande continente detto Poseidonis o Atlantis, che misurava tremila stadi in larghezza e duemila stadi in lunghezza, più grande della Libia e dell’Asia prese assieme, e da questo si poteva andare sulle altre isole e da quelle isole ancora alla terraferma che circonda il mare in verità così chiamato”.</p>
<p>Gli abitanti di quest’isola avevano tentato di sottomettere Atene e gli altri paesi del Mediterraneo, ma erano stati sconfitti dagli ateniesi, che avevano così salvato la libertà anche per gli altri popoli.</p>
<p>Poi, nello spazio di un giorno e una notte, un cataclisma aveva sprofondato nel mare l’Atlantide e i suoi abitanti.</p>
<p>Nel dialogo incompiuto “Crizia”, lo stesso Crizia dà più ampi particolari sulla storia, geografia, religione e civiltà dell’Atlantide, la cui “metropoli” era una città perfettamente circolare, racchiusa da canali circolari e concentrici, collegati al mare da un canale rettilineo. </p>
<p>Il dialogo si interruppe quando Giove aduna gli altri Dei per decidere di punire il popolo di Atlantide, che si è corrotto e degenerato.</p>
<p>Non è azzardato vedere nella descrizione dello Stato di Atlantide e della sua geometria, una proiezione dell’ideale “Repubblica” di Platone mentre la descrizione contiene particolari più realistici di immensi palazzi, di giochi e di caccia al toro.</p>
<p>Come si sa, molti hanno creduto di identificare l’Atlantide in varie località, generalmente nell’Oceano Atlantico che da essa avrebbe preso il nome.</p>
<p>Alla fine del secolo scorso, quando con la posa dei cavi telegrafici sottomarini, si rilevò la presenza di una catena montagnosa immersa in mezzo all’Atlantico, si ritenne che tale catena fosse costituita dai residui del continente sommerso e si portarono a sostegno della tesi del facile passaggio fra le sponde dell’Oceano, certe innegabili somiglianze di flora e fauna fra il Brasile e l’Africa.</p>
<p>Ora è stato chiarito che tale catena sommersa è un fenomeno geologico di fuoriuscita di materiale dall’interno della crosta terrestre, comune a molti altri oceani, e che inoltre tale fuoriuscita di materiale è anche responsabile dell’allontanamento lento e progressivo dell’America del Sud dall’Africa, la cosiddetta “deriva dei continenti” che spiega appunto la somiglianza delle forme vitali sui due lati dell’Atlantico.</p>
<p>Continua</p>
 
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	<description>Quanto sappiamo dell’Atlantide ci è stato trasmesso da Platone, l’insigne filosofo greco vissuto intorno al 400 a.C.
Nel dialogo “Timeo” egli riferisce una conversazione fra Socrate e i suoi[...]</description>
	
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