
E adesso, prima di tutto, cerchiamo di chiarire il significato del termine “druido”.
Gli autori antichi hanno confuso i druidi con altri personaggi celti (come i bardi, per intenderci) o con maghi di vario genere.
Per molto tempo è stato anche commesso un errore grossolano sull’etimologia del termine “druido”: in base a un passo di Plinio il Vecchio, la parola è stata posta in relazione con un termine greco, il cui significato era “quercia”. In realtà “druido” deriva da dru-wed-es (i tre sapienti), che contiene la stessa radice del verbo latino videre e che sottolinea sia il carattere prettamente celtico della parola sia il suo legame con le lingue del ceppo indoeuropeo.
Ma vediamo chi erano i druidi.
Per F. Roux e C.-J. Guyonvarc’h, la cui opera è ancora una delle più esaurienti sull’argomento, il druido è “il sacerdote investito dell’autorità spirituale, colui che conserva la scienza sacra, ministro della religione e custode della tradizione”. I druidi costituivano quindi la classe sacerdotale di una società suddivisa, come tutte quelle indoeuropee, in tre grandi caste: i druidi sarebbero quindi equiparabili ai bramini indiani e ai flamines romani.
Là dove essi si trovavano (la loro presenza non è testimoniata in tutto il mondo celtico), godevano di un’indiscussa autorità: servivano da trait d’union tra le diverse etnie, unite da una stessa cultura, ma sempre in reciproco disaccordo.
Erano organizzati secondo un ordine gerarchico e, soprattutto in Gallia, obbedivano a una sorta di “druido supremo”. Tuttavia questa gerarchia non era rigida: al contrario era molto elastica poiché ognuno poteva, una volta in possesso della conoscenza sufficiente delle pratiche cultuali, accedere ai gradi superiori.
Il “reclutamento” non era dunque ereditario e chiunque poteva diventare un druido, a condizione, naturalmente, di passare attraverso le scuole istituite appositamente per il clero.
Benché talvolta si siano serviti di un alfabeto composto di “bastoncini” diritti, obliqui o orizzontali (la cosiddetta scrittura orgamica) per incidere su legno o su pietra formule magiche, i druidi tramandarono oralmente ogni loro insegnamento.
All’epoca di Cesare, occorrevano almeno vent’anni per assimilare tutte le conoscenze ritenute necessarie per divenire “sapienti”.
Maurizio









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