
L’idea di una “scienza artificiale” si fa viva negli anni Quaranta con la fondazione, da parte di Norbert Wiener, della Cibernetica.
La cibernetica è stata, probabilmente, la prima scienza dell’artificiale, poiché ha avuto come obiettivo lo studio dei concetti di “controllo” e di “comunicazione” nel comportamento animale e in quello delle macchine.
Il termine Intelligenza Artificiale fu, invece, coniato nel 1956 da John McCarty, uno studioso della Stanford University.
Convinto che, in futuro, sarebbe stato possibile dotare un computer di una intelligenza equivalente a quella umana, McCarty fondò l’Intelligenza Artificiale definendola come disciplina scientifica il cui scopo è studiare i meccanismi che sono alla base delle attività cognitive degli esseri umani (attività quali il ragionamento, il linguaggio, etc) e la loro eventuale riproduzione, tramite programmi per il computer. L’Intelligenza Artificiale si occupa, anche, di progettare sistemi artificiali capaci di prestazioni paragonabili a quelle umane, cioè attività “intelligenti”, quali la risoluzione di problemi o la comprensione del linguaggio naturale. Detto in parole semplici l’Intelligenza Artificiale si prefigge di produrre calcolatori talmente evoluti da simulare una mente umana.
Da un punto di vista “meccanico” i progressi in questa scienza sono stati rilevanti (anche e soprattutto perché la grande industria, interessata a minimizzare i costi di produzione e ad aumentare la produttività, ha facilitato il reperimento di fondi per la ricerca), basti pensare ai numerosi sistemi meccanici di precisione, ai meccanismi di produzione, confezionamento e distribuzione dei prodotti. I risultati sono stati così importanti che possiamo dire che un computer, ormai, gestisce meglio degli esseri umani (ma non senza esseri umani) strutture complesse come le università, gli ospedali o il Pentagono o addirittura batte a scacchi i migliori professionisti di questo gioco!
I risultati dal punto di vista “intellettivo”, invece, sono stati molto meno rilevanti. Le macchine di cui disponiamo sono ancora piuttosto stupide, non riescono a fare molto più che azioni ripetitive e non hanno un minimo di iniziativa creativa “personale”.
Ora ci chiediamo: quando può una macchina dirsi “intelligente”?
E cos’è l’intelligenza umana, ancor prima che quella artificiale?
(continua nell’articolo seguente)
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