Tralasciando le millenarie tradizioni fitoterapiche di molte culture lontane - cinese, indiana, ecc. -, in Occidente la Fitoterapia viene esercitata secondo due principali approcci metodologici: quello medico e quello naturopatico.
La Fitoterapia medica ha per oggetto il sintomo, l’organo e la malattia. Differisce dalla medicina ufficiale unicamente nella scelta dei rimedi: l’anamnesi e la diagnosi vengono infatti eseguite con i metodi della medicina convenzionale e solo la cura del disturbo è affrontata con gli strumenti della medicina alternativa (prescrivendo ad esempio un olio essenziale estratto da una pianta invece dell’antibiotico di sintesi). Rispetto ai farmaci, il vantaggio è che le piante presentano meno effetti collaterali; d’altro canto, sono in genere meno efficaci o necessitano di tempi più lunghi per esplicare i loro effetti.
La Fitoterapia naturopatica ha invece un’approccio olistico. Non concentra l’attenzione sul sintomo, ma sul mantenimento e il recupero dell’equilibrio psicofisico. In chiave naturopatica, quindi, le piante non vengono impiegate per curare una specifica malattia, ma per trattare l’organismo nella sua interezza, stimolandone i meccanismi di autoguarigione e di disintossicazione e rafforzando il terreno costituzionale del soggetto, allo scopo di renderlo più resistente nei confronti di malattie e agenti stressogeni. Fulcro della Fitoterapia naturopatica è quindi l’individuo, nel complesso delle sue manifestazioni fisiche, psichiche ed emozionali.
Fitoterapia medica e naturopatica non sono realtà contrapposte, ma rappresentano semplicemente risposte diverse ad esigenze diverse.
Dr. Luca Avoledo









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