
Briciole di fantasia
di Vittorio “Nino” Martin
(Casa Editrice Menna, Avellino 2005)
La silloge poetica Briciole di fantasia, introdotta da Nunzio Menna, ben riflette la personalità semplice ma non banale del suo autore, il poeta naïf Vittorio “Nino” Martin.
La raccolta è dominata da una musicalità che fa della rima uno strumento essenziale e mai noioso, un gioco ora lieve, ora greve per l’associazione a temi non facili e meditati in profondità, anche se talvolta colti in apparenza di sfuggita a causa della brevità dei frammenti.
Gli argomenti su cui la penna-pennello del poeta-pittore si posa sono i più svariati, come i toni cangianti, e pure i disegni in bianco e nero che accompagnano la raccolta appaiono fortemente intrisi di un soffuso e mutevole lirismo.
L’autore si inserisce nella folta schiera dei poeti dediti al sommesso canto delle “cose umili”, perché «abbassarsi non è disonore / dove le briciole hanno valore».
E poiché le briciole che “Nino” va raccogliendo sono briciole di fantasia, le zone d’ombra irradiano un particolare fascino, attirano al loro interno, mettono in moto l’immaginazione: «Il colle è una magica bellezza / vive il borgo l’incertezza, / la ventilazione è garbata / pare sia climatizzata, / una rocca antica resiste / tra sassi e pietre impreviste, / zona oscura per conoscenza / abbagliato dalla potenza, / dei veri merletti alle finestre / cespugli e fiori di ginestre, / col giornale nelle mani / leggo i fatti quotidiani, / storie vere e di fantasia / di memorie e cortesia, / cose e uomini di saggezza / e sorrisi di lucentezza».
Sempre spontanea l’adesione alle esperienze altrui più umili, ricordando le proprie: «Stranieri e migranti / emarginati distanti, / con crampi di fame / caduti in losche trame, / costretti ad elemosinare / solo per poter mangiare» «il valore si misura / conoscendo la cultura, / in avverse condizioni / tra diverse religioni, / disperato nei loro panni / ho rischiato a vent’anni.»
Vittorio “Nino” Martin coglie con immediatezza le contraddizioni della società contemporanea, rammentandoci che anche «la collana di perle può soffocare» «ora sono tollerati i mercenari / siamo degli ignoranti miliardari, / contaminati da un telecomando / chi più, chi meno sta sognando, / una vita libera e di pensiero / sulla falsariga dell’uomo guerriero.»
Il poeta, attento e sensibile nel registrare e scandagliare i «traumi d’identità forti» e a dare voce agli «umili personaggi / pur diversi nei linguaggi», dedica una lirica pure a uno dei pittori da lui più apprezzati, ovvero Ligabue, il quale «amava il soggetto animale / sorretto dalla volontà bestiale, / forte nei colori sgargianti / sono quadri rari importanti, / non pensava il suo autore / che da morto avessero valore.» Tale lirica risulta davvero pregnante e rappresentativa.
E se “Nino”, come Ligabue, non riversa grandi ambizioni nelle sue umili liriche, sicuramente la sua poesia ne guadagna in immediatezza ed efficacia.
Claudia Manuela Turco
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Luisa Maria Carretta









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