Esplorando le Svalbard

Al via la campagna di ricerca per studiare i margini ghiacciati nord-europei: l'unico contributo italiano all'Anno Polare Internazionale in Artide

Partito l’unico progetto di ricerca italiano in Artide all’interno dell’Anno Polare Internazionale. Ieri, 8 luglio, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica (Ogs) di Trieste ha infatti dato il via alla campagna di ricerca alle Isole Svalbard (Norvegia): per un mese, nove ricercatori a bordo della nave Ogs-Explora studieranno l’evoluzione geologica e oceanografica del territorio e acquisiranno dati sull’attuale stabilità dei margini continentali ghiacciati nord-europei.

La spedizione è possibile grazie a un finanziamento del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca di circa 600mila euro gestito dall’Ogs. La zona artica scelta come destinazione è geologicamente rappresentativa per lo studio dei processi glaciali controllati dalle variazioni climatiche, oltre a essere un’area cruciale in cui le masse d’acqua artiche e antartiche si incontrano, influenzando l’andamento generale della circolazione oceanica.

Rilevamenti sulle masse oceaniche fino a una profondità di duemila metri tramite le tecniche dell’oceanografia sismica a riflessione - che consente di valutare i cambiamenti acustici delle colonne d’acqua -, analisi dei sedimenti marini e carotaggi permetteranno di ottenere informazioni sul paleo-clima (utili per i modelli climatici che cercano di descrivere gli andamenti nel prossimo futuro) e sulla stabilità del fondo marino.

“I dati che raccoglieremo”, spiega Michele Rebesco, ricercatore del Dipartimento per lo sviluppo delle ricerche e delle tecnologie marine (Rima) dell’Ogs e responsabile scientifico della spedizione, “ci permetteranno di ricostruire la storia di questa regione da 5 milioni di anni fa (Pliocene, ndr.) a circa 20mila anni fa, cioè all’ultima glaciazione, andando a integrare i dati già raccolti nell’ambito del progetto Svais condotto insieme alla Spagna lo scorso anno”. Capire inoltre come si sono evoluti i sedimenti dei fondali oceanici, spiegano ancora i ricercatiori, permette di fare previsioni sul loro comportamento futuro e simulare scenari interessanti anche da un punto di vista economico, dal momento che alcune attività, tra cui l’estrazione petrolifera, si spostano sempre di più verso le acque profonde e le alte latitudini.

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Pubblicato il lunedì 14 luglio 2008 in: La Terra

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