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Fantasy

Jules Verne Lo Spirito di Un'Era

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 17/09/2004

La fantarealtà scientifica di Jules Verne ha fatto sognare con le sue avventure milioni di adolescenti, e che ancora oggi ci sa riproporre un mondo popolato di avventurieri, distinti gentiluomi, e folli scienziati, capace di incantarci con le sue visioni para scientifiche anche oggi che la tecnologia ha raggiunto le soglie del futurismo, in un'epoca in cui forse il teletrasposto sta per diventare realtà, i suoi macchinari impossibili riportano indietro la nostra mente in un infinito gioco senza tempo.

foto intervento

Jules Verne

1828-1905

 

“Alcune strade portano più a un destino che a una destinazione”

 

Biografia

Figlio di un avvocato di Nantes, e fin dall’infanzia predestinato a seguire la carriera paterna, Jules dimostra fin da piccolo un’indiscussa tendenza all’avventura. Già a sei anni apprende i primi rudimenti sui viaggi fantastici ascoltando i racconti della vedova di un capitano di lungo corso che probabilmente influenzeranno in seguito la sua intera vita.

A otto anni  con il fratello Paul compie i suoi primi studi in seminario e in seguito si trasferisce  presso una scuola di Saint-Stanislas. Ma già nel 1839 fugge di casa per imbarcarsi come mozzo su una nave in partenza per le indie, aspramente rimproverata dalla madre Sophie Allotte, ricca ed agiata borghese tradizionalista, egli promette che in seguito non avrebbe viaggiato mai più se non con la fantasia.

E’ forse questo l’inizio di una delle più promettenti carriere letterarie che mai si siano viste.

A compimento degli studi, deciso a seguire le impronte paterne nonostante le sue inclinazioni contrarie, parte per Parigi dove perfeziona i suoi studi di diritto. Proprio a Parigi si accosta all’arte e alla letteratura, divenendo prima segretario del Theatre Historique e in seguito del Theatre Liricque, trascorre molte ore nella Biblioteca Nazionale leggendo e informandosi su problemi scientifici di grande attualità all’epoca della grande rivoluzione industriale, allora appena agli albori.

I suoi primi tentativi letterari risalgono a quel periodo, alcuni sonetti e una tragedia teatrale di cui non è rimasta alcuna traccia.

A Parigi conosce e frequenta personaggi intellettualmente stimolanti come i fratelli Arago, di cui Jacques esploratore e Francois eminente studioso di fisica, come il fotografo Felix Tournachon,  o Alexandre Dumas Padre. E’ ospite assiduo dei migliori  salotti intellettuali parigini e si avvicina alla politica, come anarchico e socialista, passione che poi riprenderà in tarda età.

Nel 1850 rifiuta definitivamente la carriera giuridica e scrive il primo racconto a carattere scientifico, che sarà la pietra miliare di tutta la sua produzione futura. Si impiega provvisoriamente presso un agente di cambio e contrae matrimonio nel 1857 con Honorine de Viane, vedova e con due figli, l’appoggio del padre di lei, agente di borsa, che lo favorisce nel lavoro,  gli consente per qualche tempo  di liberarsi delle preoccupazioni economiche per potersi dedicare alla scrittura.

Nel 1863 dà alle stampe Cinque Settimane in Pallone che sarà il primo volume di un ciclo dedicato ai viaggi avventurosi geograficamente documentati e meticolosamente ricostruiti, il successo è travolgente, il suo editore gli propone un contratto a vita, con cui si impegna a pubblicare qualsiasi sua opera.

Verne diviene così il primo scrittore ad affermarsi tanto rapidamente e  il più letto e il più tradotto della sua epoca, e anche il meglio pagato.

Seguono ben 62 romanzi e 17 racconti distribuiti in un arco temporale che va dal 1863 al 1919, tenendo una media di oltre un libro all’anno. Nel 1866 acquista un panfilo lussuosissimo col quale compie un piccolo giro del mondo, gli viene conferita la legione d’onore e in seguito è nominato due volte presidente dell’accademia delle scienze, collabora con la Società Geografica e con la Geografia Illustrata di Francia.

Nel 1886 dopo oltre vent’anni di clamoroso successo le sue vicende personali si complicano, la fortuna lo abbandona e la sua produzione futura risente di queste inflessioni negative divenendo più ripetitiva, pessimista e cupa nei confronti della scienza e delle possibilità umane.

Il nipote Gaston per motivi che non sono stati mai chiariti lo ferisce al piede con un colpo di pistola, rendendolo invalido. Una serie di morti tra amici e parenti lo colpiscono, lasciandolo praticamente solo, viene a perdere in rapida successione M.me Duchesse che amava segretamente, l’adoratissima madre, e J.Hetzel col quale aveva un rapporto quasi paterno. E’ alla fine costretto a vendere il suo adorato yacht con grande remissione economica.

Dal 1888 in poi si occupa molto di politica, viene eletto numerose volte e il suo mandato dura per 16 anni consecutivi, vive gli ultimi anni come un invalido, claudicante a una gamba, quasi cieco per le cateratte, malato di diabete.

Si spegnerà ad Amiens in Francia nel 1903.

 

 

 

 

 

Jules Verne: lo spirito di un’era.

Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni, 1873

 

Nato in Francia agli albori della rivoluzione industriale Jules Verne incarnò nei suoi molteplici romanzi lo spirito intero di un’epoca in cui ogni cosa sembrava possibile, e così facendo anticipò molte scoperte tecniche e scientifiche, che furono poi confermate e perfezionate successivamente alla pubblicazione delle sue opere.

Disegnatore, Aeronauta, Fotografo e famosissimo Scrittore, le sue opere furono tradotte in venticinque lingue diverse, raggiunse fama, celebrità e sicurezza economica con i suoi romanzi a carattere avventuroso, di cui il più esemplificativo rimane  Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni, del 1873, che conseguì immediatamente uno straordinario e ineguagliato successo internazionale, e non solo nella letteratura per ragazzi, filone in cui viene spesso erroneamente catalogato questo incredibile e fertile scrittore.

I suoi libri rispecchiano tutti l’incrollabile fede nel progresso tipica dei tempi incredibili in cui egli visse, sogni futuristici, previsioni e anticipazioni di scoperte scientifiche e tecnologiche, e una rara conoscenza geografica  e naturalistica, al punto da creare con le sue opere dei veri e propri miti letterari rimasti unici e inimitabili in tutti i tempi.

Scioltezza espressiva e ironia nel narrare fanno di questo autore un raro esempio di capacità comunicativa, leggere i suoi testi è un autentico piacere, e ricordiamo tra le sue opere migliori Viaggio al Centro della Terra del 1864, Ventimila Leghe Sotto i Mari del 1873, il già citato Giro del Mondo in Ottanta Giorni del 1873, e il sorprendente Michele Strogoff del 1876.

Sul finire della sua carriera letteraria le sue opere tuttavia risultano meno leggere e meno frizzanti, si appesantiscono, e anche la fede incrollabile nella scienza e nelle infinite capacità dell’uomo risulta minata da un certo latente pessimismo, causato in buona parte dalle sue vicissitudini personali, che nulla tolgono però alla fertilità e  poliedricità  della sua produzione.

I protagonisti delle sue opere sono indomiti avventurieri, imperturbabili gentiluomi, eccentrici scienziati, le innovazioni scientifiche presentate sono solo anticipazioni di reali scoperte in procinto di realizzazione, gli itinerari geografici sono fedelmente ricostruiti e scientificamente documentati. Tutti questi elementi insieme fanno della sua produzione un viaggio letterario ed artistico, ma anche interiore, verso la comprensione della vera dimensione umana, tra popoli straordinari e selvaggi, lande desolate, immensi ghiacciai o incontaminate profondità marine.

Il più rappresentativo in assoluto è il romanzo il Giro del Mondo in Ottanta Giorni in cui si narra, con un tipo di ironia sottilissima e scanzonata, le bizzarre avventure di un nobile inglese che decide per scommessa di tentare di compiere il giro del mondo in ottanta giorni.

Phileas Fogg con perfetto stile britannico decide di accettare una scommessa comodamente seduto nel salottino del suo club e senza porre tempo in mezzo parte per realizzare l’impresa, impegnando il suo intero capitale, cosa che non gli vieta di conservare per tutto il viaggio quello spirito scanzonato e flemmatico che è tipico dei gentleman inglesi. E particolarmente interessante è il tipico umorismo impiegato da Verne nella caratterizzazione dei personaggi dove le principali peculiarità della buona società inglese vengono spiritosamente raccontate e proposte da uno scrittore, non dimentichiamolo, di nazionalità francese. Non a caso Passepartout, il buon maggiordomo di Fogg, è francese, e da questo confronto nascono tutta una serie di squisitissime scene che sono state rese molto bene dalla famosa riduzione cinematografica interpretata da David Niven, che imperturbabile e flemmatico attraversa i continenti apparentemente incurante dei ritardi, della possibilità di perdere il suo patrimonio, sovranamente indifferente di fronte ai contrattempi, trovando perfino il tempo di salvare strada facendo una giovane nobile indiana, che poi sposerò una volta giunto in patria.

Numerosi imprevisti ostacolano il compimento dell’avventura, a partire  dal maggiordomo che si ubriaca e perde i biglietti, per finire con un agente che sorveglia e segue la spedizione convinto di aver riconosciuto in Fogg un malfamato avventuriero e famoso ladro internazionale. Gli espedienti attuati da questo indesiderato compagno di viaggio rallentano e ostacolano i nostri eroi, ma alla fine nonostante il prodigioso ritardo accumulato la scommessa è vinta, in modo rocambolesco.

Dopo varie disavventure e contrattempi alla fine Fogg affitta addirittura una nave intera per giungere in tempo a destinazione, ma ahimè arriva a Londra un solo giorno dopo la data prevista. Flemmatico come sempre accetta la sua sorte di buon grado, dedicandosi alle normali attività di chi ritorna da un viaggio, quando improvvisamente il suo sguardo cade sul giornale, la data non è quella che lui credeva, viaggiando sempre verso Est ha guadagnato un giorno, e perciò è effettivamente rientrato a Londra nel termine previsto dalla scommessa, ma attenzione, ormai gli restano solo pochi minuti per giungere al club in tempo, dove effettuerà il suo ingresso trionfante proprio sull’ultimo rintocco di mezzogiorno, materializzandosi giusto in tempo per riscuotere il premio, davanti ai soci allibiti che, orologio alla mano, si preparavano a brindare alla sua sconfitta.

Libro senza tempo che ci affascina e ci rapisce, questo giro del mondo risulta godibilissimo sia per le curatissime annotazioni geografiche, sia per l’originalità dell’idea, sia per la fantasiosa ironia che si scopre nell’ascoltare un francese che descrive vizi e virtù del popolo inglese, e anche soprattutto per l’incredibile diario di bordo che al suo interno è racchiuso e che ci mostra come ogni viaggio debba essere vissuto.

Paesaggi, personaggi, abitudini, usanze, costumi, religioni, mezzi di trasporto cambiano da paese in paese, da nazione a nazione, da continente a continente, e il vero viaggiatore è colui che sa riportare in patria un pezzo di universo così come l’ha conosciuto, serbandolo per sempre nella sua memoria.

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