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Interviste

Venti Domande a Corrado Augias

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 29/09/2004

Su gentile concessione della redazione di Progetto Babele, un'intervista a Corrado Augias.

foto intervento

Gentile signor Augias, come prima cosa, la ringrazio a nome della redazione per averci concesso questa intervista. Giornalista, scrittore, divulgatore, quale di queste definizioni sente più sua?

Scrittore direi; uno scrittore cui piace raccontare ciò che ha visto, fatto, letto. La serie dei libri sulle grandi città (Parigi, New York e ora Londra) proprio questo è.

Televisione e Letteratura appaiono come due mezzi di comunicazione assai lontani tra di loro, ma sono conciliabili? Oggi, in televisione, è ancora possibile realizzare o proporre trasmissioni culturali?

E' possibile ma a certe, severe, condizioni. Il pubblico Tv è talmente degradato ormai e viziato da programmi spesso indecenti (in ogni senso) che alzare appena il tiro è diventato molto difficile. Non è tuttavia impossibile. E' quello che mi sforzo di fare nel mio programma 'Le storie' in onda ogni giorno su raitre…ma alle 12,45 - questo è il prezzo da pagare: un orario molto difficile.

Non dimentichiamo la fortunata conduzione del suo programma sui libri Babele, che ci accomuna sotto un unico denominatore: la cultura come divertimento e un unico grande e sviscerato amore per la letteratura, pochi come lei si sono impegnati tanto per la sua diffusione, ma l'Italia è ancora oggi il paese dove si legge di meno?

Sicuramente si legge molto poco - leggono poco soprattutto i giovani - si calcola che il pubblico dei veri leggenti nel nostro paese non arrivi nemmeno al milione di persone. Alcune iniziative di diffusione del libro da parte dei quotidiani, per esempio, lasciano comunque aperto uno spiraglio per il futuro

Ci sono moltissimi siti ormai che si occupano della catalogazione e della diffusione gratuita in formato elettronico dei "classici" della letteratura, ovvero di tutti quei testi sui quali il diritto d'autore è scaduto, nelle loro liste si trovano autori come Dumas, Salgari, Verne, Doyle ma anche Dante, Vasari, Boccaccio ed i "contatori" parlano di centinaia quando non migliaia di "download" (termine bruttissimo, ma, forse, "scaricamenti" è peggio). Come giudica questo fenomeno?

Incoraggiante va nella stessa direzione delle iniziative dei quotidiani e forse ne è una conseguenza.

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