Ararat di Atom Egoyan

Recensione a cura di Angela Ravetta

Ararat di Atom Egoyan

Che cosa hanno in comune Magdalene di Peter Mullan e Ararat di Atom Egoyan?

Fanno entrambi parte della gloriosa e nutrita categoria dei film di denuncia che vogliono narrare una storia vera.

Diverso l’approccio: il film di Mullan si propone di farci vedere i terribili collegi Magdalene nei quali ragazze di cui si voleva la sparizione fisica lavavano i panni controllate dalle monache della Maddalena in nome del cristianesimo. La storia è forte e lineare e i titoli di coda ci spiegano che cosa sia successo delle poverette che avevano subito quell’esperienza.

Lo scopo di Atom è assai più ambizioso: egli, entusiasta ammiratore del cinema italiano, si propone di analizzare che cosa succeda nel presente quando un passato devastante ha segnato noi o la nostra razza. Quanto di quel passato agisca ancora nel presente, sia il nostro presente.

Le immagini terribili della pulizia etnica attuata dai Turchi nei confronti del popolo Armeno, che portò al massacro di un milione e mezzo di persone, non sono solo il film che un regista si appresta a girare ma scene che coloro che hanno visto o sentito raccontare non riescono a “farsi uscire dagli occhi”, a dimenticare. Il film è fatto di continui rimandi, di spiegazioni che si incastrano e se il suo scopo era quello di risvegliare il nostro interesse, di raccontare la terribile epopea del popolo armeno, c’è perfettamente riuscito.

Angela Ravetta

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