Come scegliete un libro quando lo comprate?
A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 08/10/2004
Scrittrice professionista, Alda Teodorani nel genere horror è l' ultima rappresentante "coerente" della Gioventù Cannibale. Nelle sue pagine, spesso ad alto contenuto erotico, si mescolano terrore e romanticismo, baci appassionati e lame affilatissime in agguato nell'oscurità.
1- Alda, con questa intervista vorrei, e vorremmo, farti conoscere meglio agli occhi dei nostri lettori, quindi, partiamo dall'inizio. Hai origini Ravennate, vivi e lavori a Roma. E' una bellissima città, immensa, ti senti ispirata dalla sua vitalità? Da quel fluire continuo in ogni strada che poi rende tanto l'idea di sangue che scorre in un essere vivente, o che magari ne sgorga a fiumi da vasi sanguigni recisi.
Sì, sono nata e cresciuta in una piccola città della provincia di Ravenna dove la cosa più emozionante sono i succhi di frutta. Eppure stranamente è stata proprio quella cittadina, con i suoi sentimenti così nascosti nella nebbia invernale, coi suoi rancori inconfessabili e gli amori vissuti in maniera un po' così, quasi animalesca (la stessa maniera di vivere gli amori delle protagoniste dei miei primi racconti pubblicati poi recentemente in Sesso col coltello) che mi ha dato le prime idee per i miei racconti più crudeli; quella provincia sonnacchiosa dove noi ragazzi scoppiavamo dalla voglia di fare qualcosa di diverso e ci sentivamo invece sotto una cappa di vetro è stata all'origine probabilmente anche della mia voglia di scrivere e di stupire, di emozionare il lettore ed emozionarmi.
Scoprire Roma ha significato capire le dimensioni gigantesche dell'universo, respirare la metropoli e i suoi fluidi vitali, il sangue non tanto che scorre dentro di lei, quanto in cui lei è avvolta, perché qui veramente sono possibili le più grandi turpitudini, c'è la capacità dell'individuo di esercitare la vera crudeltà senza pensarci due volte, e soprattutto senza vergogna. E se in campagna la crudeltà (cosa altrettanto vergognosa a mio parere) viene esercitata sugli animali e c'è una specie di pudore a esprimerla nei confronti degli uomini (ma quando scoppia è terribile!!!), qui nella metropoli le belve si smascherano nella loro eterna lotta per la sopravvivenza o per il potere.
2- Basta inserire il tuo nome in un motore di ricerca, e subito si aprono decine e decine di link. Hai lavorato molto e non solo nella stesura di libri, infatti si legge di esperienze cinematografiche, ti va di raccontarcele?
Ho lavorato come comparsa in un paio di film di Pupi Avati di cui uno era l'Arcano Incantatore… è stata un'esperienza divertente che ha gettato, anche se inconsapevolmente, qualche semino in quella che sarebbe stata la mia opera più "cinematografica", Belve (il mio ultimo libro). Il cinema è davvero un universo affascinante! Ho scritto con Tinto Brass un film mai realizzato, e ho lavorato con Antonio Tentori e Michele Soavi all'ipotesi di sceneggiatura di un film (Il Corvo, chiamato così precedentemente alla famosa pellicola con Brandon Lee) ispirato al mio primo romanzo, Giù, nel delirio. Il progetto non è mai stato portato a termine e del resto fare un film con un romanzo tanto visionario era una sfida impossibile a mio parere. Be', c'è un'altra esperienza recitativa piuttosto lontana nel tempo, ero proprio ragazzina, e ho recitato in uno spettacolo di cabaret itinerante (di solito veniva rappresentato ai Festival dell'Unità) scritto da Dario Fo e diretto da Edgardo Siroli. E' una bella esperienza che ti fa conoscere un sacco di gente e molti piatti tipici regionali :, ma preferisco starmene a casa a scrivere!!! Comunque tutte le esperienze sono utili a uno scrittore, a mio parere: è materia grezza su cui lavorare!
3- Come hai iniziato a scrivere? Non solo a pubblicare, intendo proprio all'inizio di tutto. Cosa ti ha spinto a prendere in mano la penna ed iniziare la magia?
Ho scritto fin da piccola. Era una caratteristica familiare, quella della povertà, e mio padre era dipendente di una piccola autoscuola, dove mi lasciava (avevo una decina d'anni) a leggere e, appunto, scrivere… mentre lui andava a fare lezione di guida. In realtà il problema era la mancanza di una segretaria e in quel modo potevo far aspettare eventuali clienti finchè mio padre non fosse tornato: a pensarci adesso sembra strano, ma contate che eravamo in una cittadina di credo 7-8000 abitanti, dove tutto era più semplice. Battevo sui tasti dalla mattina alla sera scrivendo stupidaggini, credo, poiché non ho mai conservato nulla. Più tardi, poi, è stata probabilmente una grave malattia a darmi la forza per cercare qualcosa di più, per voler scrivere qualcosa per gli altri oltre che per me stessa.
4- Hai degli autori preferiti?
Oh, sono talmente tanti che ogni volta me ne dimentico qualcuno poi mi vengono in mente nei momenti meno opportuni… ci sono dei punti di riferimento di quando ero adolescente come Poe o Hesse, ma anche Castaneda, o alcuni narratori russi (be', come tutti ho letto anche narrativa per ragazzi, da Piccole donne a I ragazzi della via Paal… o anche qualche libro di Salgari!) ma poi io adoro leggere e non capisco come si possa stare senza leggere, e come possano stare senza leggere gli scrittori… Amo Harris, davvero tanto, ma anche molti italiani nuovi e vecchi, ho frequentato (solo letterariamente, purtroppo) Tondelli, Del Giudice, Lodoli… mi piacciono molti scrittori di fantascienza, mi sono innamorata di Black Flag di Evangelisti che ho letto da poco… be', sono veramente troppi i miei libri preferiti per citarli tutti.
5- Tu scrivi libri intrisi di erotismo, dolcezza, horror e noir, tanto per citarne alcuni aspetti, ma come definisci il tuo stile letterario?
Ah questa è una bella domanda. Il fatto è che mi piace sperimentare e le gabbie dei generi mi stanno strette. Ho l'ambizione di credere di avere un mio stile che ormai riesce a essere indipendente, perché sono molti anni che lavoro per questo e sono sicura di esserci riuscita… le definizioni del resto non sono la mia passione, né per gli altri né per me stessa. I miei sono romanzi di passione, d'amore, dove l'uomo e la donna scoprono interamente se stessi. C'è violenza? fa parte della passione. Meglio la violenza in un letto immaginario che tra i genitori a tavola di fronte ai bambini o nel telegiornale.
(...continua...)
Per gentile concessione di Alda Teodorani
Intervista a cura di Ivan Visini
Originariamente pubblicata su Progetto Babele Numero Sette