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A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 23/10/2004
Letterato e Poeta tra i più eccelsi del suo tempo, morì giovanissimo dopo una vita tormentata, i suoi poemi sono intrisi di riferimenti mitologici caricati di cupi toni esaltati e visionari, degni della più piena epoca romantica. Su gentile concessione di Progetto Babele.
Percy Bysshe Shelley
(1792-1822)
su gentile concessione di Progetto Babele
Nato a Horshan nel Sussex da famiglia aristocratica, viene annoverato fra i grandi poeti romantici inglesi, quali Coleridge e Byron di cui fu grande amico e del quale condivise le idee radicali ed anticonformiste.
Nella sua poesia abbondano i riferimenti mitologici ed i toni esaltati e visionari. Entrato a Oxford nel 1810 ne fu espulso l'anno successivo a seguito della pubblicazione di un libello del titolo "La necessità dell'ateismo". Nel 1812 venne
diseredato dopo essere fuggito con la sedicenne Harriet Westbrook, il loro matrimonio sarebbe fallito di lì a poco per poi temrinare tragicamente nel 1816 con il suicidio per annegamento di Harriet. Nel 1814 fugge con Mary Godwin in Francia. Insieme viaggiano attraverso l'Europa, si sposeranno nel 1816 al ritorno in Inghilterra. Nel 1818 la famiglia Shelley si trasferì nuovamente in Italia dove Percy sarebbe morto nel 1822, appena trentenne, annegando nel golfo di LaSpezia a seguito dell'affondamento in un giorno di tempesta del suo piccolo shooner, l'Ariel.
Fra le sue opere: "Ode to the West Wind" (1819), "To a Skylark" (1820), il dramma poetico Prometheus Unbound (1820), e "Adonais" (1821), un'elegia a John Keats.