Come scegliete un libro quando lo comprate?
A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 25/10/2004
Nella vita non bisogna confondere i sogni con i desideri, i desideri con le illusioni, le illusioni con la realtà,ma che cos’è il cinema se non una grande fabbrica di sogni?
“Gli dei non ci parleranno finché non avremo un volto”
Complesso e avvincente thriller psicologico girato dal regista Cameron Crowe (quello di Jerry McGuire e Quasi famosi) su richiesta dello stesso Tom Cruise (che lo ha prodotto) facendo un costoso remake di un soggetto di Alejandro Amenàbar (il quale a sua volta ne aveva già curato una versione pluripremiata su pellicola dal titolo“Apri gli occhi”).
David Aames (Tom Cruise) è top manager di un’affermata casa editrice di New York, nella quale si è insediato anche in virtù del fatto di essere figlio del suo mitico fondatore. Conduce una vita da single, anche se è legato, senza grandi trasporti, a Julie Gianni (Cameron Diaz).
Un giorno, in occasione della festa del suo compleanno, conosce Sofia Serrano (Penelope Cruz), ballerina di origine spagnola, e ne subisce perdutamente l’irresistibile fascino latino. Sboccia una relazione intensa e ricambiata che però s’interrompe tragicamente a causa di un incidente stradale nel quale David è coinvolto durante una scena di gelosia di Julie.
David sopravvive all’incidente ma resta sfigurato nel corpo e nel volto. Julie muore nell’impatto. Egli è costretto ad indossare una maschera di gomma per coprire le numerose cicatrici sul volto e a sottoporsi ad un’interminabile serie di interventi di chirurgia plastica.
Intanto le cose si complicano maledettamente. Il consiglio di amministrazione della società per cui lavora cerca di defenestrarlo, anche in seguito alle accuse di maltrattamenti nei confronti di Sofia che gli sono addebitate.
David, coinvolto dalla trama in un’abile sequenza di colpi di scena, comincia a perdere il contatto con la realtà, fino a ritrovarsi privo di memoria, imputato di omicidio e recluso in un penitenziario dove è sottoposto ad un trattamento riabilitativo dal dott. Curtis McCabe (Kurt Russell).
Comincia una dolorosa analisi nella quale David, con l’aiuto del dott. McCabe, cerca di ritrovare la sua memoria e la sua identità (quindi il suo vero volto) guidato solamente dal ricordo dell’amore per Sofia, donna amata perdutamente e di cui comincia a dubitare della reale esistenza.
Il racconto a questo punto, si avvita in una serie di flashback al termine dei quali David giunge a tentare il suicidio dall’alto di un grattacielo per ritrovare il contatto con le sue paure primordiali e quindi con la sua vera identità. Pochi secondi prima della sua fine scopre di vivere una vita virtuale, non reale, offertagli da un’azienda specializzata in trattamenti di ibernazione alla quale si è rivolto dopo l’incidente al culmine della disperazione per essere stato lasciato da Sofia. Così decide di rinunciare all’immortalità offertagli da questa multinazionale del sogno (e a Sofia, la donna ideale ma virtuale creata dai suoi sogni), per ritornare alla vita precedente di semplice mortale.
Complessa e avvincente metafora sui diversi livelli di coscienza e consapevolezza che questa vita ci può offrire, il film si muove con disincantata leggerezza tra grandi temi escatologici e sofferte pulsioni esplorando quella terra di confine tra il sogno e la realtà (the twilight zone) spesso messa al bando e relegata nell’inconscio dalla nostra affannosa ricerca di (false) sicurezze.
Il film ci svela un Tom Cruise in un ruolo inconsueto, privo delle sue inossidabili certezze, e impegnato nella mission impossible di ritrovare se stesso.
In questa caso la fiction si mescola con la realtà perché la storia d’amore che nasce nel racconto tra David e Sofia si intreccia con la relazione reale sbocciata tra Tom Cruise e Penelope Cruz sul set durante la lavorazione del film.
Convincenti appaiono anche le prove di Cameron Diaz, nel ruolo inconsueto della “perfida” Julie, e di Kurt Russell che per una volta dimostra di aver una testa (ed un cuore) e non solo muscoli.
Morale del film, parafrasando un vecchio adagio indiano, “nella vita non bisogna confondere i sogni con i desideri, i desideri con le illusioni, le illusioni con la realtà”.
Ma che cos’è il cinema se non una grande fabbrica di sogni?
Francesco Boffoli
25/10/2004