Evilenko Il Comunista che mangiava i bambini

Il film narra la storia vera del mostro di Rostov, Andrej Romanov Cikatilo. Il quale ha ucciso e divorato, nell’arco di 12 anni, 55 bambini. Dichiarato sano di mente, nonostante la sua patologia, Cikatilo venne condannato a morte e giustiziato il 14 febbraio 1994.

EVILENKO, IL COMUNISTA CHE MANGIAVA I BAMBINI

Regia David Grieco / Italia 2004.

Il film narra la storia vera del mostro di Rostov, Andrej Romanov Cikatilo. Il quale ha ucciso e divorato, nell’arco di 12 anni, 55 bambini. Dichiarato sano di mente, nonostante la sua patologia, Cikatilo venne condannato a morte e giustiziato il 14 febbraio 1994.

La sequenza è da subito accentrata sulla figura del compagno Andrej Romanovic Evilenko (il nome usato nel film e nel libro di Grieco, dal quale è stato tratto). Nella Russia della Perestroika di Gorbaciov, dove i comunisti si trovano a non avere più una loro identità.

Evilenko, denunciato da una bambina di tentato stupro, nella scuola dove lavora come insegnante, viene scacciato senza che si prendano seri provvedimenti.

Tutto ruota intorno al personaggio interpretato magistralmente da Malcolm McDowell, anche se a tratti la figura del mostro è troppo evidente, appesantita, come se il personaggio portasse scritta in faccia la sua colpa.

Apprezzabile che nel film non vengano mostrate scene cruente, ma solo accennate senza mai cadere nella teatralità istrionica che spesso accompagna la figura dei serial killer.

Indubbiamente, ricco di scene intense, in particolare quando Evilenko viene arrestato e, nudo, cade nel tranello tesogli dal poliziotto che lo interroga; facendogli così riproporre il suo modus operandi sul poliziotto stesso.

Inoltre, non viene mostrata l’effettuazione della condanna a morte, alla ricerca di facili effetti cinematografici.

Per chi è interessato a un film documento della vicenda umana di un “mostro”, senz’altro ne consiglio la visione.

Sui titoli di coda scorre la scritta: questo film è stato dichiarato un documento di interesse culturale.

© by Miriam Ballerini

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