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A cura di Sabina Marchesi
Pubblicato il 27/10/2004
Al Teatro Valle dal 23 Novembre al 5 Dicembre 2004 in cartellone dell'opera Premio di Riccione 1987 che ancora una volta premia il sodalizio tra l'ottimo Benvenuto, già regista di Delitto per Delitto, e Ugo Chiti.
Arca Azzurra Teatro
Benvenuti s.r.l.
In collaborazione con Il Contato/Teatro Giacosa di Ivrea
dal 23 novembre al 5 dicembre 2004
NERO CARDINALE
ALESSANDRO BENVENUTI
uno spettacolo di Ugo Chiti
con Massimo Salvianti, Teresa Fallai, Alessio Venturini, Lucia Socci, Dimitri Frosali, Andrea Costagli, Giuliana Colzi, Francesco Gabbrielli, Maurizio Lombardi scene Daniele Spisa
costumi Massimo Poli
luci Marco Messeri
L'opera, Premio Riccione 1987, ripropone il sodalizio artistico tra Alessandro Benvenuti, qui nel ruolo del protagonista, e Ugo Chiti, in veste di autore e regista, dopo i successi teatrali e cinematografici dell'ormai classico ciclo della famiglia Gori.
La vicenda rievoca un episodio poco noto della storia fiorentina, nel periodo della sua decadenza: in una sera di Carnevale del 1707, il granduca Cosimo III costringe suo fratello, il cardinale Francesco Maria de' Medici, a rinunciare alla vita di prelato gaudente – era soprannominato "cardinal cuccagna" - e a impalmare la giovane Eleonora Gonzaga di Guastalla, per assicurare continuità ad una dinastia avara di eredi. Costretto dalla "ragion di Stato" ad abbandonare la leggerezza dei costumi e il buon vivere, il cardinale crede di potersi finalmente riscattare dal ruolo di eterno secondo, che lo aveva costretto alla vita religiosa escludendolo dal potere, a vantaggio del fratello maggiore. Ma non riuscirà ad adeguarsi all’ipocrisia e al perbenismo della vita di corte; la giovane moglie non accetta un consorte tanto più anziano di lei, e lo respinge. Isolato in un contesto che sente profondamente estraneo, Francesco si chiude in se stesso, vagheggiando la vita di un tempo, fino a morire di malinconia e di solitudine.
La mordace toscanità di Alessandro Benvenuti ben si adatta ad un personaggio complesso e ricco di sfumature, che passa dalla beffarda insofferenza all'amara consapevolezza del proprio fallimento, attraverso un linguaggio raffinato, impreziosito da sapide coloriture dialettali.
Quella del cardinale crapulone è una figura minore della dinastia Medici, che tuttavia incarna e al tempo stesso supera, smascherandoli, i paradossi di un'epoca in disfacimento, rivelando, così, una indubbia modernità.
Dal Sito del Teatro Valle