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Teatro Giallo

La Monaca di Monza

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 27/10/2004

Ispirata alla vera storia di Marianna de Leyva, la Monaca di Monza del capolavoro del Manzoni, quest'opera teatrale di Giovanni Testori ripercorre le tappe che condussero questa sfortunata fanciulla alla rovina della sua vita, spinta dal suo torbido amante dagli istinti omicidi.

foto intervento

Teatridithalia
Teatro Metastasio Stabile della Toscana
La Biennale di Venezia
con il contributo della Regione Lombardia

dal 26 aprile all'8 maggio 2005
LA MONACA DI MONZA
LUCILLA MORLACCHI
MARCO BALIANI
di Giovanni Testori
con Corinna Augustoni, Cristina Crippa, Anna Coppola, Andrea Facciocchi, Laura Ferrari
scene e costumi Carlo Sala
luci Nando Frigerio
regia Elio De Capitani


La Monaca di Monza

Il personaggio della Monaca di Monza, indimenticabile figura femminile de I promessi sposi, ha ispirato una delle opere meno rappresentate di Giovanni Testori, scrittore, drammaturgo e poeta tra i più originali del Novecento. La “sventurata” rientra nel topos della fanciulla malmonacata, assai diffuso nella nostra letteratura, da Dante in poi; è un frammento doloroso della storia femminile, che vede donne senza dote, vedove o sole costrette ad una vita di rinunce e di sepoltura nel chiostro, sospese tra sacrificio e disobbedienza alle regole. L’autore ripercorre la storia di Marianna de Leyva (il vero nome della Gertrude manzoniana) e la fa riemergere dal silenzio forzato in cui è vissuta, testimone impotente di un mondo di bigotti e corruttori: i genitori che odiandosi l’hanno messa al mondo non voluta, il padre che l’ha derubata dell’eredità e costretta al convento, il prete subdolo che l’ha spinta verso Gian Paolo Osio, torbido amante dall’istinto omicida. Testori affronta i temi a lui più cari: il peccato, il dolore da cui l’esistenza non può prescindere, il sofferto rapporto con Dio. Il grande Luchino Visconti mise in scena La monaca di Monza nel 1967, con la compagnia Brignone-Fortunato-Fantoni, suscitando scandalo e polemiche. Lucilla Morlacchi - affiancata da Marco Baliani nelle vesti dell’amante – si era già confrontata con Testori interpretando l’Arialda e I promessi sposi alla prova; con questo spettacolo riesce a realizzare il progetto di riportare sulla scena un testo ingiustamente trascurato, con la regia di Elio De Capitani, da sempre attento conoscitore della drammaturgia contemporanea.

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