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Interviste

Eraldo Baldini

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 20/12/2004

Su gentile concessione del sito La Tela Nera ecco un'interessantissima intervista a Eraldo Baldini, il riscopritore del Gotico Rurale.

foto intervento

Intervista a Eraldo Baldini
di Adriano Emaldi

su gentile concessione del sito La Tela Nera

 

Il mio primo ‘incontro’ con Eraldo Baldini risale al 1988 quando mi trovai tra le mani un saggio sull’immaginario collettivo popolare romagnolo intitolato Paura e “maraviglia” in Romagna.
In quell’epoca aveva già all’attivo numerosi saggi ed articoli riguardanti l’antropologia culturale e vantava una meritata fama di profondo conoscitore del folklore e delle tradizioni popolari della sua terra, bagaglio culturale dal quale in seguito saprà attingere con perizia per la sua attività di narrativa.


Un anno prima, nel 1987, lo stesso editore ravennate che curava i suoi saggi aveva dato alle stampe l’esordio di Baldini narratore, quel Nella nebbia ed altri racconti che rappresenta l’embrione dal quale in seguito prese forma Gotico rurale, l’antologia che ha dato vasta notorietà allo scrittore.

Alla vittoria nella sezione letteraria del Mystfest di Cattolica con il racconto Re di carnevale nel 1991 seguono la raccolta di racconti Urla nel grano (1994) edito da Mobydick ed i romanzi Bambine (1995) e L’uccisore (1996) entrambi per Theoria oltre al racconto lungo L’estate strana (1997) uscito per la serie ‘I corti’ di El. Nel 1998 è passato nei ranghi di Frassinelli per il quale ha pubblicato i romanzi Mal’aria e Faccia di sale.
Gotico rurale, uscito nel 2000, è diventato un vero e proprio successo letterario e rappresenta un importante punto di svolta per l’attività di scrittura di Baldini fino a quel momento conosciuto ed apprezzato da una relativamente ristretta cerchia di estimatori.


A Gotico rurale fanno seguito Tre mani nel buio, incursione in tre episodi nel giallo classico ma con ancora indissolubili legami con il territorio e le sue tradizioni, ed il romanzo con il quale termina la collaborazione con Frassinelli: Terra di nessuno, romanzo quest’ultimo che rappresenta a mio parere il punto più alto raggiunto fino ad ora dalla penna di Eraldo.

 
Il passaggio ad Einaudi porta alle stampe Bambini, ragni ed altri predatori, ancora una raccolta di racconti ed il recente Nebbia e cenere.


Catalogare le opere di Baldini nella letteratura di genere è un errore: non è un giallista pur avendo scritto romanzi e racconti gialli, non è neppure uno scrittore di storie dell’orrore nonostante la frequente presenza di elementi ‘estranei’ nella sua scrittura ed ancora non è uno scrittore di noir sebbene le caratteristiche dei suoi scritti in più di una occasione potrebbero rientrare nei canoni di questo genere: semplicemente Eraldo Baldini è uno scrittore, punto. E bravo, parecchio.

 
Ho avuto modo in più di una occasione di potere apprezzare l’estrema disponibilità e la cortesia di Eraldo nei confronti dei suoi lettori ed ancora una volta non si è smentito acconsentendo di rispondere alle domande per LaTelaNera:

[La Tela Nera]: Come e quando hai iniziato a pensare alla scrittura come mestiere?

[Eraldo Baldini]: Ci ho pensato fin da quando ho iniziato a scrivere "davvero", nel lontano 1991, quando vinsi il Mystfest di Cattolica: ma solo nel 1998, dopo l'uscita di Mal'aria per Frassinelli, ho capito che forse la cosa poteva realizzarsi. Così mi sono licenziato dal mio lavoro di direttore di un ufficio stampa, e mi sono buttato nell'avventura. Per fortuna è andata bene...

[LTN]: Quali sono i tuoi metodi di scrittura? Segui un programma disciplinato che comprende la scrittura di un tot di pagine al giorno?

[EB]: Assolutamente no. Io resto anche lunghi periodi senza scrivere: mi metto alla tastiera solo quando, dopo un certo periodo di incubazione (e magari di documentazione) ho in testa ben matura la storia, o meglio in "nucleo" della storia e le sue suggestioni. A quel punto lavoro anche tutto il giorno e la sera, senza contare le ore, e soprattutto senza contare le pagine: ci sono giorni in cui se ne scrivo e riscrivo solo una, altri in cui se ne faccio 15 o più.

 
[LTN]: Tu hai pubblicato sia raccolte di racconti che romanzi: il tuo approccio alla scrittura di un testo breve o di uno di più ampie dimensioni è differente?

[EB]: Certamente. per sintetizzare, direi che il romanzo è una fatica, il racconto è un divertimento. Il romanzo, per me, va a lungo pensato, va studiato nella sua "architettura", e scritto, ovviamente, in un lungo lasso di tempo, lasciando che idee arrivino per tutto il corso della stesura. Un racconto va colto nell'attimo in cui si presenta, costruito attorno ad una idea forte e scritto di getto.

 
[LTN]: I tuoi inizi: oltre alle pubblicazioni in ambito antropologico hai esordito con una antologia di racconti edita da un piccolo editore. Ritieni che ciò abbia rappresentato un valido trampolino di lancio per entrare in seguito tra i ranghi di editori di maggiore capacità distributiva e divulgativa?

[EB]: No, credo di no: quella raccolta di racconti del 1987 venne pubblicata da un editore che di solito non fa narrativa, e rimase circoscritta ad un ambito puramente locale. Più che altro servì a me per confrontarmi con la scrittura narrativa. La mia carriera iniziò veramente, paino piano, solo nel 1991, come già detto, con la vittoria al Mystfest di Cattolica. E ci vollero ancora anni perché decollasse.


[LTN]: Su internet la presenza di siti dedicati alla scrittura creativa è incredibilmente alta tanto da fare presumere che in Italia ci siano più scrittori che lettori. Cosa ne pensi della letteratura sul web? Ritieni che possa rappresentare una valida vetrina per arrivare alla carta?

[EB]: Temo di no: ancora non ne ha la potenzialità, secondo me. Sono però certo che si imporrà sempre più, anche se il passaggio "su carta" rimarrà quello principale.

[LTN]: Hai dei consigli da dare ad un autore inedito per presentarsi al meglio?

[EB]: Li riassumo in tre parole: volontà, pazienza, umiltà.

[LTN]: In 'Nebbia e cenere' l'ormai costante legame tra storia e ambientazione che caratterizza ogni tuo lavoro precedente mi è parso meno importante. Mi spiego meglio: in 'Terra di nessuno' il Bosco delle Facce è quasi un personaggio protagonista della storia così come la Cervia abbandonata di 'Faccia di sale' mentre Bruno, il protagonista di 'Nebbia e cenere' si muove in una ambientazione molto meno definita tanto da renderla inidentificabile. E' una casualità oppure una scelta precisa dovuta alle caratteristiche della storia stessa?

[EB]: La storia di "Nebbia e cenere" potrebbe essere ambientata ovunque, con questa sola distinzione: deve trattarsi di un paesino di una provincia ricca, su cui agisca fortemente la "forza di gravità" di una grande città vicina. Un luogo quindi che aveva i connotati di socialità e solidarietà dei paesini, ma non li ha più perché si è spersonalizzato per colpa del ruolo di "buco nero" che su di esso esercita la città.

[LTN]: Oltre alla sceneggiatura di alcuni tuoi racconti dai quali verrà tratto un film puoi darci qualche anticipazione sulle tue prossime uscite?

[EB]: Ho appena iniziato a scrivere un nuovo romanzo, che dovrebbe uscire all'inizio dell'estate, sempre per Einaudi. Segnerà il mio ritorno al "gotico rurale", essendo ambientato in un villaggio isolato dell'Appennino, agli inizi degli anni '50, e riguardando antichi riti che coinvolgono una intera comunità. Ci saranno mistero, segreti, l'influsso di credenza arcaiche, ecc.

[LTN]: Chiudo ringraziando ancora una volta Eraldo per la disponibilità dimostrata e mi armo di volontà, pazienza ed umiltà.

[EB]: Grazie a te.





 

 

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