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Autori alla Ribalta

Stefano Fantelli

A cura di Sabina Marchesi

Pubblicato il 20/12/2004

Un altro autore di sicuro talento, con dieci anni di pubblicazioni su riviste alle spalle e numerosi piazzamenti nei concorsi letterari che contano, Lovecraft compreso.

foto intervento

                                                                  Intervista a Stefano Fantelli

                                                           su gentile concessione del sito La Tela Nera





[La Tela Nera]: Dicci qualcosa di te, come ti chiami, quando e dove sei nato, dove vivi...
[Stefano Fantelli]: Il mio nome è Fantelli. Stefano Fantelli. Vivo a Bologna, la città degli incubi e delle lasagne. Fin qui tutto chiaro. Riguardo alla mia nascita, invece, la faccenda è un po’ più complessa. “Una strana brutta storia” direbbe Carlo Lucarelli. Era il 3 luglio 1971. Il cuore di James Douglas (in arte Jim Morrison) si spegneva in una vasca da bagno a Parigi. Nove mesi dopo nascevo io…

[LTN]: Quando hai scoperto "la scrittura"?
[SF]: Dunque, ho scoperto molto presto “la lettura”. Credo che la scrittura sia quasi sempre una conseguenza del leggere molto e della pazzia. E prima ancora di imparare a leggere guardavo le vignette dei fumetti, le storie finivano con l’entrarmi dentro anche così. E poi c’erano i film, mio padre, il grande Lino Fantelli, è sempre stato un appassionato di Dario Argento e delle produzioni della casa cinematografica Hammer, così io sono cresciuto a pane e horror. Tornando alla tua domanda, pur avendo sempre letto molto, “La scrittura” l’ho scoperta solo a 17 anni, nell’estate del 1989. A far divampare in me il fuoco sacro della scrittura, quella che gli antichi greci chiamavano “zeia mania”, divina follia, è stato un libro di Tiziano Sclavi, il creatore del fumetto Dylan Dog. Possiamo quindi dire che la “colpa” è sua. Ha creato un mostro che da dieci anni è diventato l’incubo degli scrittori e degli editori italiani. Ora il minimo che Sclavi possa fare per farsi perdonare è di tornare a scrivere narrativa, magari horror. Non ho mai avuto il piacere di incontrarlo personalmente, ma lo considero un genio, uno dei miei maestri e il suo “Dellamorte Dellamore” uno dei miei vangeli.

[LTN]: Quando, invece, hai cominciato a scrivere "sul serio"?
[SF]: Subito, ma all’inizio solo racconti bonsai e canzoni, tantissime, a profusione. La musica per me è molto importante, insieme al fumetto e al cinema è una delle cose che più contamina la mia scrittura. Infatti altri autori che considero miei maestri inconsapevoli sono per esempio De Andrè, Vecchioni, Guccini, Dylan (in questo caso “Bob”, non “Dog”). Sono molto affascinato dalla scrittura in tutte le sue forme di linguaggio. In questo senso un altro grande maestro è stato per me Gianfranco Manfredi, autore multimediale per eccellenza, cantautore, regista, sceneggiatore e romanziere. Manfredi tra l’altro tratta spesso temi horror, come nella serie a fumetti Magico Vento da lui creata. Comunque, tornando alla domanda, a forza di scrivere come un invasato posseduto dai demoni della creatività, nel 1993 ho provato la gioia di vedere per la prima volta un mio racconto pubblicato, ovviamente horror. La rivista era la mitica “Achab” che oggi purtroppo non esiste più. E’ invece del 1996 la mia prima partecipazione a un libro con l’antologia “I racconti del Navile”, edito da Mobydick.

[LTN]: Sei uno scrittore autodidatta o hai "preso lezioni"?
[SF]: Autodidatta. Non credo nelle scuole di scrittura creativa. Tutto quel che serve per scrivere è già dentro di noi. E se non c’è, allora nessuno te lo potrà dare. Al limite per migliorare la tecnica è sufficiente un manuale, in commercio ce ne sono decine. Ma la cosa più importante secondo me è leggere. Immagina di essere un pugile che per stare sul ring quaranta minuti deve allenarsi quarantamila minuti, allo stesso modo un aspirante scrittore dovrebbe leggere se non mille, almeno cento libri, ogni volta, prima di scriverne uno. La seconda cosa da fare è vivere. E mettersi a scrivere soltanto dopo aver vissuto qualcosa di davvero intenso. Altrimenti il tutto suonerà un po’ falso, la qual cosa capita spesso leggendo libri anche di autori famosi e sopravvalutati. E alla fine scrivere e riscrivere fino a odiare quel che si è scritto. Io per esempio ho cominciato con la macchina da scrivere e ho riempito parecchi cestini di fogli appallottolati.

[LTN]: Come crei di solito? A orari predefiniti o in base all'ispirazione?
[SF]: Siccome ho tre gatti da sfamare, durante il giorno sono costretto a lavorare. Fosse per me starei tutto il giorno a casa a scrivere. L’ispirazione comunque è un’idea di dieci righe, la scrivo in qualsiasi momento, anche se sto lavorando. In questo caso prendo appunti a mano, su frammenti di carta, una volta mi è capitato di farlo su un tovagliolo. Il resto della scrittura invece è puro artigianato e a quello mi ci dedico alla sera e ovviamente nel corso del week-end, al computer. Il raccontare è un impulso irresistibile per me, in passato ho anche cercato di smettere, ma la scrittura mi arriva addosso comunque, mi salta sulla schiena. Questa forza è come una tempesta elettrica o come un assassino spietato. La posso trattenere per un po', la scrittura, mi piace farlo, ma alla fine questa mi esplode dentro. Devo farla uscire. Dopo mi sento bene.

[LTN]: A chi ti affidi (se ti affidi a qualcuno) per una lettura-di-prova e/o correzioni/editing?
[SF]: In genere alla mia compagna. E anche alla mia amica Sofia Drakov, anche lei scrive, ma vive in Francia. Le spedisco tutto per posta elettronica. Il suo parere per me è molto importante. Lei legge e giudica. E’ spietata, ma è così che dev’essere. Se c’è qualcosa che non funziona o se io per caso ho preso una scorciatoia nello scrivere, so che lei se ne accorgerà e me lo farà notare. Ciao Sofia.

[LTN]: A scuola ti piacevano i temi di italiano? ;-)
[SF]: Li adoravo. Mi piacevano così tanto che li scrivevo anche per gli altri. A quanto pare all’esame di maturità devo averne scritto uno davvero bello perché alla fine gli esaminatori non credevano che lo avessi scritto io. Se quella situazione non fosse stata tragica la definirei grottesca. Quando ci penso sto ancora male. Ma in fondo gli insegnanti sono soltanto esseri umani, no?

[LTN]: Partecipi/Hai partecipato a concorsi letterari?
[SF]: Certo, parecchi. La lista sarebbe lunghissima.

[LTN]: Perché l'hai fatto?
[SF]: Perché li considero un ottimo strumento per arrivare alla pubblicazione in alcuni casi e per farsi conoscere in altri. Inoltre danno spesso la possibilità di entrare in contatto con alcuni “addetti ai lavori”, cosa che non guasta mai. Per esempio quando nel 2002 ho vinto il Coop For Words sono stato invitato a partecipare ad una manifestazione importante come “Venezia ad Alta Voce”.

[LTN]: "Scrivere" ti ha portato benefici con l'altro sesso? ;-)
[SF]: Mmm… non so se ho ben capito a cosa ti riferisci, comunque ai tempi delle medie scrivevo delle belle lettere d’amore, su questo avevo una marcia in più rispetto ai miei compagni, certo… poi, crescendo, a volte è capitato che qualche ragazza dopo aver letto le mie cose mi dicesse che non sono normale, non so se era un complimento, hahaha… comunque, da quando è uscito “Alla fine della notte”, mi succede questa cosa un po’ strana, ogni tanto si fa viva qualche ragazza  che ha letto il libro ed è riuscita non so come ad avere il mio indirizzo o il mio numero di telefono. Il primo racconto, “El Brujo”, parla del mio difficile rapporto con le fate e queste ragazze dichiarano di essere appunto delle fate, ma finora si è trattato soltanto di mitomani, nessuna fata vera. Per fortuna. Ma tutto vi sarà più chiaro se leggete il racconto. E io comunque sono già impegnato con una persona molto speciale, una specie di angelo mandatomi dagli dei con lo scopo di allietarmi e allungarmi la vita. Ma devo essere un tipo un po’ difficile da sopportare, forse, tanto che negli ultimi tempi lei si autodefinisce “geisha”, hahaha.

[LTN]: Come scrittore che risultati hai raggiunto? E quali vorresti raggiungere?
[SF]: Sono riuscito a pubblicare un libro con la Mobydick, casa editrice non tra le più grandi ma che ha nel suo catalogo nomi come Carlo Lucarelli, Giampiero Rigosi, Marcello Fois e altri bravissimi autori. Ne sono orgoglioso, ma a prescindere da questo, avere tra le mani il proprio libro pubblicato e in seguito vederlo sullo scaffale di una libreria è un’emozione fortissima. Il risultato che vorrei raggiungere è guadagnarmi da vivere con la scrittura. Cosa difficilissima in Italia, ne sono consapevole. A meno che tu non sia un personaggio televisivo o non abbia sofferto di qualche terribile malattia o magari entrambe le cose.

[LTN]: Che lavoro fai per mantenerti?
[SF]: Nel momento stesso in cui ho deciso che “da grande” farò lo scrittore, ho anche abbandonato gli studi universitari (che conto di riprendere, prima o poi) e rinunciato al cosiddetto “posto sicuro”. Ho mandato all’aria una brillante (si fa per dire) carriera di progettista elettronico e da allora (sono passati dieci anni) ho pubblicato una sessantina di racconti su riviste e antologie e ho svolto diversi lavori. Barman, corriere, segretario d’albergo, cameriere, lucidatore di bare, operatore sociale, scaricatore di acqua minerale, sparring partner per pugili. Tutte cose che comunque mi sono sempre tornate utili ogni volta che mi sono seduto per scrivere.

[LTN]: Con quali editori hai pubblicato?
[SF]: Oltre a Mobydick, con Pendragon, Croce e Delos Books. Di quest’ultima esce in questi giorni l’antologia horror “Sguardi Oscuri” che contiene un mio racconto.

[LTN]: Come hai fatto a contattarli?
[SF]: Essendo molto prolifico prendevo una scatola da scarpe e la riempivo di racconti, poi la chiudevo e la spedivo all’editore che avevo preso di mira, non sto scherzando. Lasciavo passare un mese o due, dopodiché cominciavo a telefonare, mi bastava dire che ero quello della scatola da scarpe e loro capivano subito. Era una cosa che li colpiva.

[LTN]: Hai dovuto dare un contributo per la pubblicazione?
[SF]: No, mai. Quando il tuo nome comincia a girare ti arrivano sempre delle proposte di questo genere, ma io mi sono sempre rifiutato di pagare per pubblicare. Non è così che deve funzionare. A parte il fatto che nella maggior parte dei casi si tratta di truffe vere e proprie, se pagassi non saprei mai se quello che ho scritto vale davvero qualcosa. Io la penso così.

[LTN]: Hai dovuto modificare in parte il tuo stile per venire incontro alle (eventuali) richieste della casa editrice?
[SF]: No, mi è capitato con alcune riviste, ma mai con gli editori che volevano pubblicarmi. Però una volta è successo che uno di quelli che aveva ricevuto la scatola da scarpe di cui sopra mi ha voluto fare i complimenti, mi disse che quello che avevo scritto gli era piaciuto molto, mi ringraziò dicendo che gli avevo regalato delle emozioni e io fui molto contento di questo, ma mi disse anche che non poteva proprio pubblicare quei racconti, avrebbe dovuto censurarli, ma se l’avesse fatto avrebbero perso tutto il loro fascino. Da allora ho cominciato ad applicare una sorta di autocensura, almeno in seconda stesura, sarà per quello che non ho più avuto problemi.

[LTN]: Gli editor: amici, maestri, o rompiballe?
[SF]: Dipende con chi capiti. In genere sono tutte queste cose insieme, ma fa parte del loro mestiere. Lasciamoglielo fare, l’autore deve avere fiducia e limitarsi a scrivere

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